The Road To Nowhere

Let’s Go, it’s getting late!

😳😉

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E l’Alleria se ne va

La notte tra il 4 e il 5 gennaio 2015, la notte scorsa, stroncato da un infarto,
è morto il cantautore Pino Daniele.

Appresa la notizia, ho sperato fosse una bufala: saranno stati gli juventini -mi sono detta- hanno montato ad arte questo scherzo di pessimo gusto. Sono stati loro, per via della Supercoppa, una vendetta senza stile; vedrai, è andata in questo modo -ho continuato, ormai convinta- ti pare che Pinuccio…? Maddai.

imageInvece era vero.
È
maledettamente vero.

“A mort nun guard ‘nfacc a nisciun, è ‘na livella”.

Così,
(le cose tremende succedono spesso con dinamiche impreviste e in tempi inaspettati)
l’inesorabile fine della vita ci priva della tua Presenza,
delle tue creazioni future.

Mi mancherai Pino, mancherai alla tua, alla nostra città;
ci hai reso fieri, hai riempito i cuori,
hai insaporito con poesia e sentimento ogni canzone.
Non basta immaginare che tu ora sia Energia nell’ Universo, per trovare conforto,
né saperti con l’impareggiabile amico Massimo.
Non c’è alcuna consolazione.
Solo le canzoni -che dote massiccia e importante ci lasci-
potranno lenire il dolore, fortificando in compenso il dispiacere.

Ci vuole poco, Pino, per chiamarti AMORE, perché sei un grande amore, un amore profondo, intenso.

Ci sei sempre stato.
Colonna sonora delle cotte adolescenziali e di quelle che sono seguite.

In ogni fase, in quella dell’innamoramento, della cieca felicità, poi, nella fase finale, quando il sentimento, come un supereroe voltagabbana, si trasformava:
c’eri tu.
Ci sei stato anche dopo.
E ci sei oggi.

Grazie Pino.
Hai reso più ricca la storia personale di chi te lo ha permesso, ascoltandoti.
Hai tracciato una strada e tenuto per mano le emozioni.
Hai intessuto la percezione della realtà con fili invisibili, magici.

Grazie per le lacrime
e grazie per i sorrisi,
ogni volta che incontro amici nordici e mi dicono:
-Uè Uè Napul’ è-
io rido.

L’ Alleria se ne va Pino, la porti con te,
oggi è un giorno buio, pure a Napoli.
Ce li lasci dentro, i mille colori.

Qualcosa arriverà:
con la tua dipartita, una consapevolezza
-sei eterno.

-Ma chill’ già era eterno, nun c’ stev’ bisogn’ ca’ murev’-
Obietterà qualcuno tra voi.

È vero pure questo. Appropriata obiezione.

Grazie Pino, grazie per avermi permesso di essere intensamente e insensatamente felice, riflessiva e nostalgica,
SOLO con La Tua Musica.
Grazie per aver curato i sogni romantici, grazie per la tua inconfondibile Voce, che nasceva, dal CUORE.

Come avresti potuto lasciare questo mondo,
senza che fosse LUI a buttare giù l’ultima carta?
Niente succede per caso:
visto che il cuore lo hai messo dappertutto,
si è usurato,
e alla fine non ha retto.

Grazie per il cuore dunque.

Ti terrò con me, sempre, come un microchip sottocutaneo,
di più:
il tuo corredo di note si è rivelato custodia per l’anima,
e lì ti terrò
-in zona Anima.

Buon viaggio Pino.
Tu si,
tu o ‘ssaje, comme fa ‘o core.

(A.L.D.G)

 

 

 

 

 

 

 

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La cura, l’attenzione, l’altruismo; una filantropica serata romana alla Maison Balestra

Non si possono rubare i sogni ai bambini.
Non si possono rubare, i ricordi ai bambini- di A.L.D.G

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In una sede prestigiosa, dove quotidianamente si crea moda,
l’arte si è coniugata per una sera, con gli interessi di tanti bambini:
i piccoli ospiti dell’ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
-protagonista dell’evento ideato da Fabiana Balestra;

le calze che numerosi avete regalato ai pazienti dell’Ospedale, doneranno loro un sorriso.
Il Bambino Gesù, offre la competenza di uno staff di professionisti e un punto di accoglienza straordinario, un servizio di supporto e ospitalità alle famiglie di chi è in cura presso la struttura.

Secondo il Dott. Ugo Giordano (Children Hypertension Laboratory Head- Department of Pediatric Cardiology and Cardiac Surgery) quando un bambino è malato, tutta la famiglia vive il disagio del dolore.
I bambini soffrono, i parenti soffrono, inoltre spesso devono alloggiare lontano dalla propria città, a volte mesi, lasciando la vita di sempre per seguire l’iter diagnostico; queste persone vanno sostenute, ciò non è semplice, perciò donare, denaro o anche tempo (rivolgendosi all’Associazione dei volontari del Bambino Gesù) può aiutare certamente i pazienti.

Contatto: ugo.giordano@opbg.net

“Le attenzioni verso i bambini sono necessarie, la situazione è complicata, le difficoltà tante, è bene ci siano iniziative come questa”;
parole su cui riflettere, quelle del Dott. Vincenzo Spadafora, primo Garante per l’Infanzia e l’adolescenza in Italia.

Il Dott. Andrea Dotta, Direttore del reparto di neonatologia presso il Dipartimento di Neonatologia Medica e Chirurgica del Bambino Gesù è
così intervenuto:
“Siamo un ospedale che mira a due obiettivi molto ambiziosi: essere l’
-Ospedale senza dolore- (si parla di dolore fisico, non interiore, quello interiore purtroppo è impossibile eliminarlo) ed essere un Ospedale centrato sulla famiglia -Family Centered Care-
per questo, serve l’impegno di ognuno.
La ricerca infine, è alla base di tutto: il nostro è un istituto di ricerca a carattere clinico e scientifico, pensi quanto conta la ricerca”.

Contatto: andrea.dotta@opbg.net

È stata una serata feconda.
Grazie di cuore a coloro che sono intervenuti,
grazie a Fabiana Balestra per l’impeccabile organizzazione e per l’impegno,
grazie a Maria Cristina Orlando per le foto.
Si ringrazia inoltre il PG Catering di Raffaele Berardi per il gustoso buffet.

E tenete a mente una cosa:
Non si possono rubare i sogni ai bambini.
Non si possono rubare, i ricordi ai bambini.

Sostieni il centro di accoglienza del Bambino Gesù #nonsoloanatale.

Info:
http://www.ospedalebambinogesu.it/contatti-stampa#.VJIvL2K9KSM

Per effettuare una donazione: C/Cn. 42345314
Intestare a: Associazione Bambino Gesù Onlus

Music: Sleep Like a Baby Tonight-U2

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Ci vediamo a Roma il 14? Io vi aspetto tutti e mi aspetto delle calze belle piene per i piccoli dell’ Ospedale Bambino Gesù!

Renato Balestra, forte del risultato ottenuto a Natale scorso, ripete l’iniziativa a favore dei Bambini dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Il 14 Dicembre, dalle 16.00 alle 20.00, l’Atelier di Via Cola di Rienzo 11 ospiterà l’evento “La Calza della Befana”, con lo scopo di donare un sorriso e un momento di gioia ai tanti bambini che passeranno le feste lontani da casa.

Siete tutti attesi per un brindisi natalizio e siete invitati a portare una “Calza della Befana” riempita di giochi da dare in dono ai piccoli.

Alle 18.00, a supporto di questo evento, interverranno il Prof. Alberto Villani, responsabile della struttura di Pediatria Generale dell’Ospedale Pediatrico di Roma e il Dott. Vincenzo Spadafora, Garante Nazionale per l’Infanzia.

Info:
Renato Balestra
Haute Couture s.r.l.

Via Cola di Rienzo, 9/11
00192 Roma – Italia
tel +39 06-4821723
http: http://www.renatobalestra.it

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A new opportunity. #LOVEAGAIN

Believe in Love again: Hugs – Rejoice
In diverso modo, con proposito affine a quello della Passion Collection (https://cicaleebiliardino.com/2014/07/31/eccole/)                                                                     il video che trovate in fondo al post ricorda che chi ama davvero non molla, come recita (mi cito senza alcun pudore) una delle Tees:
“The one who really loves doesn’t give up”.
ANYWAY…
date SEMPRE una nuova opportunità all’Amore.
Altrimenti che é?
Per me, Amore non é.
Canzone del giorno:

“Like a fool” K.K.

 

Testo:
-We take a chance from time to time
And put our necks out on the line
And you have broken every promise that we made
And I have loved you anyway
Took a fine time to leave me hangin’ out to dry
Understand now I’m greivin’
So don’t you waste my time
Cause you have taken
All the wind out from my sails
And I have loved you just the same
We finally find this
then you’re gone
Been chasin’ rainbows all along
And you have cursed me
When there’s no one left to blame
And I have loved you just the same
And you have broken every single fucking rule
And I have loved you like a fool-

Ecco lo spot (l’ho trovato su you tube e ho il dovere di condividerlo) se siete in procinto di lasciarvi, abbracciatevi e magari ripensateci💔❤️

http://youtu.be/dgJPA3qNZCs

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Le petit chef a porter

J. Torres, A. Wong, G. Ramsay, W. Puck, E. Lagasse, M. Batali, A. Ducasse, T. English, N. Matsuhisa, B. Flay, R. Dispirito, M. Chiarello: tutti questi signori, chef  “pieni di stelle” sono impalliditi -un uccellino mi ha detto- e rimasti di stucco, nel venire a conoscenza del fatto: un nuovo collega, dotato di forte carattere e spiccata personalità, si è presentato al mondo del matterello.
Andrea -il nuovo collega- nel frattempo se la ride e si mette alla prova con ciotole, farina, lievito, sale e zucchero.

Ho CINQUE nipoti CINQUE, che amo profondamente
(perché, si può amare pure superficialmente?
Ah si? C’è chi lo fa? Ecco cosa mi é sfuggito.
Non fa al caso mio, no, io sono per il “PROFONDITÀ o NIENTE”.
Madonnina dei Casi Impossibili, quanto sono heavysuperheavy certe volte 👳).

Questi 5 nipoti 5, scrivevo, insieme a mio padre, i miei uomini;
5 piccoli principi, ognuno con il suo carattere e le sue singolarità, dunque vediamo, sintetizzando (perciò tralasciando molto) c’è
il saggio/sarcastico/dolce (-Zia quando ti fai rivedere? E ancora: -Fossi in te sposterei i piedi, sono troppo vicini al camino, fai la fine di Pinocchio così)
il playboy/sportivo (-Mi sei mancata a Basket, sei andata a Parigi senza di me? Quando ci andiamo insieme? Zia sei così, così bionda)
il costruttore/ingegnere (-Zia ho costruito una base spaziale, un jet e una serie di auto volanti. Quando vieni mi insegni come funziona il montaggio video? Devi spiegarmi proprio come si fa, mi incuriosice molto)
il morbido bambolotto “fiammiferino biondo” (telepaticamente, dice: -Zietta ci penso io a te, anche se ho appena un anno come ti abbraccio io non ti abbraccia nessuno)
e lo chef golosone/furbetto: (-Zia ci amoriamo di baci? Oppure facciamo un altro video? Ho fame) l’unico, che oltre ad essere un piccolo principe è anche un piccolo chef, ehm grande (comprenderete il fatto che la visione obiettiva sia stata rimpiazzata con gli occhi dell’AMORE) -grande chef.

Sono solita preservare la vita privata, gli affetti, dal pericolo del marketing facile che la rete offre: coloro che più ho a cuore sono in una sfera tutta mia; è la regola. Questa volta ho ceduto.
Eccome se ho ceduto.
Con lui, con loro 5, cedo sempre:
le zie le hanno inventate apposta.

Circa 8 minuti insieme al piccolo chef Andrea.
Vorrete mica perderli…

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China-Italy Science & Technology

Napoli, ottobre 2014  “China-Italy Science & Technology”: il più importante appuntamento di incontri sull’innovazione scientifica e tecnologica tra l’Italia e la Cina, dedicato alle attività di scambio tra sistemi hi-tech, finalizzato a creare partenariati tecnologi, produttivi e commerciali nei contesti ricerca/impresa, in ambiti in cui la competizione è basata sulla qualità e il valore aggiunto dell’innovazione.

Il programma, promosso dal Ministero della Ricerca Italiano e Cinese, con il patronage del Ministero italiano dello Sviluppo Economico e degli Affari Esteri nonché dell’ Ambasciata Cinese in Italia, è stato organizzato da Città della Scienza in collaborazione con il CNR. L’incontro mette in sinergia due iniziative di cooperazione tra i due Paesi: il Sino-Italian Exchange Event-SIEE e il China Italy Innovation Forum -CIIF.

A Città della Scienza un matchmaking event: 400 partecipanti in rappresentanza di istituzioni ed eccellenze appartenenti al mondo universitario, a quello della ricerca, delle imprese e delle startup innovative; incontri e momenti di approfondimento -seminari, presentazioni e tavoli di lavoro tematici.

I temi di confronto: dalle ICT di nuova generazione alle smart cities, dalla medicina tradizionale cinese alla green economy, dal biotech alla protezione della proprietà intellettuale, dalla diffusione della cultura scientifica agli scambi accademici, dalla cooperazione tra science centre a quella tra incubatori, parchi scientifici e distretti industriali.

Dopo l’appuntamento a Napoli, dove è stata inaugurata anche la -Mostra sulle Invenzioni Rivoluzionarie dall’antica Cina- realizzata in collaborazione con il Museo della Scienza e della Tecnica di Pechino, la manifestazione è proseguita con alcune missioni territoriali ed è approdata a Milano, con l’Italy-China Innovation Forum inaugurato dal Presidente del Consiglio Renzi e dal Primo Ministro Cinese, Li Keqiang.

 

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Iconica Bettina

Il settimanale Paris Match l’ha definita -La francese più fotografata di Francia- si tratta di Bettina, celebrata modella degli anni 40/50, richiesta dagli stilisti e dai fotografi nel periodo dorato della moda parigina: da Dior a Chanel. La Galleria Carla Sozzani, uno dei miei “luoghi anti stress” a Milano, dedica oltre 100 immagini all’indossatrice. Foto che raccontano la sua carriera, scatti di Charbonnier, Doisneau, Parks, Penn e Rizzo. Cresciuta in Normandia, si trasferisce nella Ville Lumière nel 1944; a Parigi, incontra Jacques Costet, giovane stilista che resta affascinato dalla sua bellezza e la rende dea di modernità e stile. Bettina conosce poi Hubert de Givenchy e lo incoraggia ad aprire la propria Maison. All’interno di questa, assume il ruolo di top model e responsabile delle relazioni pubbliche. All’apice della sua carriera si ritira dalle passerelle; riprende la sua attività alla fine degli anni sessanta tornando a sfilare per Chanel. In seguito, è stata direttrice couture per Ungaro e pierre per Valentino.

The Carla Sozzani Gallery in Milan dedicates an exhibition to the famous model with more than 100 images on display retracing her career through photographs by Cartier-Bresson, Doisneau, Parks, Penn and Rizzo.

Bettina davanti alla vetrina di Van Cleef & Arpels, Place Vendôme, Parigi (1953-Jean-Philippe Charbonnier)

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Paris

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Immensa, straordinaria Malala. Coraggioso Vincenzo. Stupida e crudele: “Legge del Branco”.

ANSA:
-Ragazzo seviziato a Napoli in un autolavaggio nel quartiere Pianura,
deriso perché grasso. Intestino lacerato con aria compressa-

-Assegnato il Nobel per la pace all’attivista pakistana Malala e all’indiano Kailash Satyarthi.
Il premio è stato assegnato per la lotta dei due attivisti contro l’oppressione di bimbi e giovani e per il diritto alla loro istruzione-

Le parole di Malala credo possano essere d’aiuto ai genitori del giovane uomo (U O M O???) che ha preso in mano quel compressore e ha fatto ciò che ha fatto ad un ragazzino (Vincenzo) di quattordici anni “colpevole” di essere un po’ sovrappeso (tenetelo a mente, genitori: non giustificate gli atti atroci dei vostri figli, solo in nome di un legame di sangue, la giustizia prescinde da “La Famiglia”) o almeno, così dovrebbe essere in un mondo civile.

Di seguito, la saggezza di Malala:

“One child, one teacher, one pen and one book can change the world.
Malala day is not my day. Today is the day of every woman, every boy and every girl who have raised their voice for their rights.
Education is the only solution. Education First.”

Grazie Malala.
Al diavolo Ignoranza.
Fatti forza ragazzino, ti abbraccio forte, senza farti male.

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Delusi dalla disfatta di Monza vi siete consolati con la vittoria di Valentino Rossi?

In cuor vostro però, vorreste rivivere i momenti emozionanti che hanno preceduto la partenza del GP 2014 e la partenza stessa.
Perché va bene Valentino, le moto e tutto il resto, però,
vuoi mettere con la Ferrari? La Ferrari è sempre la Ferrari, anche quando si perde, anche con un nuovo Presidente (al quale faccio i miei Auguri).
Vorreste conoscere qualcosa in più riguardo il Circuito, l’ Ente ACI e la sua Storia?
-Il vorrei non fa per noi, noi vogliamo- mi risponderete.

E io voglio accontentarvi!

L’Automobile Club d’Italia (ACI) -presieduto dall’Ing. Angelo Sticchi Damiani- è un ente pubblico autofinanziato della Repubblica Italiana.
Ha funzioni di promozione, controllo e indirizzo normativo del settore automobilistico.
Nel novembre del 1898, Roberto Biscaretti di Ruffia, Michele Lanza e Cesare Goria Gatti stilarono una circolare indirizzata ai «simpatizzanti dell’automobilismo» piemontesi, invitandoli a riunirsi in un club e a partecipare alla riunione costitutiva. Tale associazione venne effettivamente fondata a Torino il 6 dicembre 1898, con la denominazione sociale Automobile Club di Torino.

La sede del club era nel centro storico della città piemontese. Lo scopo era quello di raggruppare i proprietari di automobili, di rappresentarli nei confronti delle autorità e, di organizzare le prime competizioni automobilistiche.

La nascita dell’ACI come associazione nazionale avvenne nel 1905, dall’unione dell’Automobile Club di Torino e di alcuni altri club automobilistici locali; Torino continuò ad essere la sede principale.

Sono 9 i gentiluomini che danno vita all’ACI: il Marchese Ginori di Firenze, il Cav. Agnelli, il Marchese Ferrero di Ventimiglia, l’Avvocato Goria-Gatti di Torino, il conte Corinaldi e il Comm. Rignano di Padova, il Marchese di Soragna e il Cav. Massoni di Milano, l’ing. Gamba di Genova.

L’espansione dell’associazione, rallentata dalla prima guerra mondiale, riprese al suo termine con l’apertura di varie sedi provinciali e raggiunse nel 1926 la cifra di 50 sedi e quasi 10.000 soci. In quell’anno avvenne anche una modifica significativa con la trasformazione dell’originaria associazione in ente morale, e la ridenominazione in Reale Automobile Club d’Italia (RACI), mantenuta in essere fino al 1946, quando con la nascita della repubblica, venne confermata la qualifica di ente morale e si ebbe il ritorno al nome originale in uso alla nascita.

Più di cento anni di storia, oltre un milione di soci: l’Automobile Club d’Italia dalla sua nascita al fianco di cittadini ed automobilisti, dedica il proprio impegno alla mobilità e fornisce ai propri soci opportunità e servizi.
il Club è interprete delle istanze del mondo automobilistico ed è oggi in Italia la più grande libera associazione di cittadini, dei quali si propone come rappresentante e portavoce presso le istituzioni nazionali ed internazionali.

L’ACI é riconosciuto dalla FIA (Fédération Internationale de l’Automobile) come l’unica Autorità nazionale in Italia per lo sport automobilistico.
L’Automobile Club d’Italia è la Federazione Sportiva Automobilistica italiana riconosciuta dal CONI che, rappresenta il potere sportivo automobilistico in Italia attraverso la C.S.A.I. (Commissione Sportiva Automobilistica Italiana). Organo permanente dell’Ente cui è garantita piena autonomia normativa e finanziaria, la CSAI ha il compito di promuovere e disciplinare l’attività sportiva automobilistica nel rispetto dei principi di sicurezza ed equità, di democrazia interna e di partecipazione.

L’Automobile Club d’Italia agisce con interventi che configurano due ruoli distinti: Il ruolo ISTITUZIONALE e quello di SERVIZIO PUBBLICO.
Ruolo Istituzionale
L’ACI è il Club degli automobilisti, è impegnato ad offrire ai Soci e alle loro famiglie in viaggio, anche nei paesi UE, l’opportunità di raggiungere le mete designate viaggiando sicuri, informati e sempre sostenuti da una serie di vantaggi grazie agli accordi ed alle collaborazioni con i Club Europei. Informazioni utili per viaggiare in oltre 200 paesi del mondo sono contenute nel sito Viaggiare Sicuri, nato dalla collaborazione tra ACI ed il Ministero degli Affari Esteri.
ACI è partner del team che realizza il servizio “Onda verde”; realizza in collaborazione con le amministrazioni locali le Centrali locali di informazione sulla mobilità stradale
Organizza la Conferenza del Traffico e della Circolazione per lo studio dei problemi connessi alla mobilità e al traffico, svolge attività di studio e ricerca,
eroga formazione specialistica agli insegnanti e agli studenti in materia di educazione alla sicurezza stradale nelle scuole;
l’impegno formativo si esplica anche nella realizzazione di corsi avanzati di guida sicura. Sin dal 2004 è attivo il primo centro italiano permanente di scuola di guida sicura istituito da ACI presso l’autodromo di Vallelunga.

Ruolo pubblico
Coerentemente con la sua natura di Pubblica Amministrazione, l’ACI gestisce una serie di rilevanti servizi pubblici a favore dei cittadini e delle Amministrazioni:
la gestione del Pubblico Registro Automobilistico che, in base al Codice Civile, assicura la certezza e la sicurezza della circolazione giuridica dei veicoli, assolvendo alla funzione di pubblicità legale.
La gestione dell’IPT: l’ACI svolge per conto delle Province attività di riscossione e controllo dell’Imposta Provinciale di Trascrizione.
La gestione delle tasse automobilistiche regionali.

L’Automobil Club d’Italia presidia i versanti della mobilità e diffonde una nuova cultura dell’automobile: l’auto come mezzo per muoversi ma anche come fattore di costume, sociale, economico e sportivo, rappresentando e tutelando gli interessi generali dell’automobilismo italiano.

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L’ ACI organizza e promuove eventi sportivi, questa promozione della cultura sportiva si estende perfino al golf ma soprattutto, sotto l’egida dell’ACI si svolgono diverse competizioni sportive automobilistiche. Tra queste, il Gran Premio di Formula 1 di Monza ed il Rally d’Italia, gara valevole per il Campionato del mondo. Insomma, ACI = Formula1. L’ACI Milano oltre ad essere stato tra i primi promotori di corse automobilistiche, nel 1922 costruì – e da allora gestisce – l’Autodromo di Monza, terzo impianto permanente al mondo dopo quelli di Brooklands e Indianapolis.
L’Autodromo Nazionale di Monza è un circuito internazionale situato all’interno del Parco di Monza, è il più vecchio del mondo ed è famoso per ospitare il Gran Premio d’Italia di Formula 1 organizzato dall’Automobile Club di Milano appunto, quasi ininterrottamente dal 1922.
Bisogna andare più indietro nel tempo per scoprire la nascita delle corse automobilistiche. La Germania inventò il motore a scoppio ma è alla Francia che spetta la paternità della prima vettura e della prima gara automobilistica. Nel 1887, il quotidiano francese “Le Velocipede”, organizzò una corsa da Parigi a Versailles, non ebbe molto successo; andò meglio a “LePetit Journal”, che offrì 5000 franchi al pilota della macchina che avesse vinto una gara di 130 Km da Parigi a Rouen. I partecipanti furono 21 e la vittoria andò al Conte de Dion. Ci si rese subito conto della potenzialità di successo che poteva avere questo tipo di manifestazione. Nacque così l’Automobile Club de France (ACF) che organizzò regolarmente delle gare, da città a città, fino al 1903 quando furono bandite a causa di un drammatico incidente dove persero la vita otto persone, tra cui il progettista Marcel Renault. Nel 1906 l’ACF stila un regolamento e organizza quello che è considerato il primo Gran Premio. Potevano parteciparvi vetture non più pesanti di 1000 Kg e ogni costruttore poteva far correre non più di tre macchine. Il circuito si snodava per 100 Km attorno a Le Mans. La vittoria andò all’ungherese Ferenc Szisz che precedette di 30 minuti, l’italiano Felice Nazzaro.

L’ACI è stato protagonista di alcuni frame di grandi film, in “Totò, Peppino e la dolce vita” ad esempio, si cita l’ ACI.

Allora, dico io

(che sono sincera ma certo di parte, avendo lavorato tre anni per l’Aci, ed avendo avuto l’opportunità, di conoscere persone uniche e preziose, collaboratori e Super Capi di valore, ancora presenti nella mia vita)

cosa aspettate, a diventare soci ACI? 😉

 

 

 

 

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Grazie a tutti voi!

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Dancefloor ♥️

#Thanks
#Dancefloor
#I♥️Ischia

Dancefloor: Corso Angelo Rizzoli, 33 – Lacco Ameno -Ischia

http://www.facebook.com/dancefloor.laccoameno

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STOP WAR!

IT’S A SHAME!
STOP WAR CRIMES
NO MORE BLOODY DAYS.

EMERGENCY EXIT

PEACE&LOVE in my name

 

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Ninuzzo Beddo Ora Pro Nobis

COMUNICATO MUCHO CALIENTE
Tra fede e sorrisi, il nuovo brano dell’estate di Nino Tortorici

Un atto di amore, un omaggio a Papa Francesco fatto senza irriverenza, con i suoni e con i ritmi gioiosi dell’estate.

Si tratta di “Mucho caliente” il brano dell’estate 2014 di Nino Tortorici, conduttore radiofonico, cantante, attore, showman e mio caro amico da circa 15 anni.
Tortorici coglie e interpreta un sentimento popolare, dedicando il brano ad un personaggio che in poco meno di un anno e mezzo ha saputo conquistare il cuore del mondo incluso il cuore degli scettici (inizialmente io rientravo tra questi) del mondo: Papa Francesco.

Un pontefice che è vicino alla gente, tanto da sorprenderci in più di un’occasione con le sue telefonate ai fedeli; sempre disponibile, aperto, cordiale.
Un uomo capace di mescolarsi alla folla, di ricordarci il valore dell’umiltà.

Da qui l’idea di “Mucho caliente”. Nel video del brano di Nino, Papa Francesco è al telefono con le persone comuni: per ordinare una pizza, per ringraziare una signora siciliana degli omaggi gastronomici giunti in Vaticano, o semplicemente per salutare estranei, sconosciuti che estranei non sono, in una calda serata d’estate. Lo showman riberese ha girato il video nella spettacolare Valle dei Templi ad Agrigento, e, con gli abiti di scena, ha proseguito su una berlina scoperta, lasciandosi alle  spalle la scenografia naturale e straordionaria della ricca e accogliente terra di Sicilia (-Tortorici, mangia un Fico d’India per me)!

L’invito finale è un inno alla positività: “Sorridete alla vita”
(questo è molto da Nino).

Sorridere alla vita.
Uno slancio, di fronte al quale lo stesso Nino non nasconde il desiderio di poter ricevere anche lui, un giorno, una telefonata,                                                                                           sentire dell’altra parte “Hola, Nino, soy Papa Francesco…”.

Nino Tortorici è stato per oltre 10 anni animatore e dj nei villaggi turistici, prima di approdare in radio. Per quattro anni speaker dei programmi notturni di RTL 102.5, poi per altre cinque stagioni ha condotto la rubrica “Un siciliano a Roma” su Radio 2 Rai. Conduttore fuori dagli schemi, con un repertorio fatto di gag e personaggi e da sempre legatissimo alla sua terra, la Sicilia.

Io con Nino ho lavorato 4 anni, eravamo colleghi in un programma televisivo; vi assicuro, ho riso tanto, ma tanto, in quei 4 anni e l’ho fatto anche grazie a lui.
In veste di cantante, Tortorici ha inciso nel 2008 il suo primo disco “Pira Puma Patate!!!”, lanciato tra gli altri da Fiorello nel programma “Viva Sdraio 2” su Radio 2 Rai e seguito da altri dischi altrettanto “colorati”.
In questi giorni, continua la promozione in tutta Italia di “Mucho caliente” con una serie di interviste web/radio/tv.

Info: http://www.facebook.com/nino.tortorici1 http://www.twitter.com/nino_tortorici                            Contatti: ninotortorici@hotmail.com
Le musiche sono di EL tremendo(Antonio Vinti) e Fapo (Marco Fapani).

In bocca al lupo Nino, ti auguro il meglio!

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Ischia Global Fest (Travolta dal mio destino nell’azzurro mare di Ischia…)

Ho incontrato, insieme al mio destino fatto di parole, cellulosa, immagini, pellicola antica e moderno digitale, la Signora, in camera sua, l’Albergo, quello Della Regina Isabella, l’Isola, Ischia.
Sono stata guidata nel labirinto di corridoi e ascensori da uno dei ragazzi della reception.
Arrivati alla porta, lui mi guarda, mi fa cenno di respirare (conosce la mia insegnante di yoga forse? È lei che mi ricorda, anche dalla Svezia -dove ora vive- di respirare. Sempre. Respira Alessia, respira; anche quando non la sento per un po’, la sua voce è nella mia testa)
quindi, il dipendente dell’Albergo conta fino a due, mi sorride e con pugno chiuso batte tre colpi secchi alla porta.

Inizia così, una delle interviste che da tempo avevo in programma di fare.
Quella alla regista Lina Wertmuller.
Il punto è che alla fine, è stata la Signora Wertmuller ad intervistare me. Testimoni: la mia amica Paola Fiorido e la Signora Virginia Vianello.

Ogni volta che ho provato a fare una domanda ho ricevuto una risposta veloce, una risposta che riportava la “mia intervistatrice” al punto esatto in cui voleva tornare.
Beh, se la bravura di un valido giornalista risiede nell’ottenere risposte scomode per l’intervistato e interessanti per l’utente finale, sappiate che ho miseramente fallito. Altro che. Quella che è riuscita a farsi raccontare fatti e particolari, è stata lei.
Dal perché io rifugga realtà barbare o miseramente borghesi – per dirla con parole Pasoliniane – nonostante siano spesso piene di amore, al perché abbia deciso di intraprendere una pratica durata oltre due anni per aggiungere il cognome di mia madre a quello di mio padre.
Poi, abbiamo deciso di “darci dentro” e allora, son venuti fuori aneddoti interessanti, storie non note su alcuni personaggi dello Show Biz. Lei, l’ intervistatrice a tutti gli effetti, mi ha chiesto chiarimenti sulle questioni che ha trovato più interessanti.
Io: “No, i nomi non si fanno, segreto professionale”.
Lei: “Eh ma se non si fanno i nomi qui non ci si diverte”.
E giù così. Per 40 minuti e oltre. Un meeting che mi ha incredibilmente arricchito.
La Signora Wertmuller con il suo modo di fare, lascia pensare.

Il nostro tempo insieme è quasi finito, (Lina si deve preparare, ci ha accolto in accappatoio bianco, è ora di indossare l’abito per la serata: per la proiezione, la cena la musica e tutto il resto).
È il momento di andare via. Sull’uscio, le strappo la promessa di una foto, da fare in un secondo momento, in ricordo della nostra intervista audio.
Lei – con quegli occhi vispi da ragazzina che si ritrova, mi guarda e mi chiede come faremo, visto che è piccolina, io invece sono alta e ho i tacchi:
le dico che sarò felice di inginocchiarmi al cospetto di una regista che ha lasciato un segno profondo nella Storia del Cinema del Nostro Paese. Come noterete, al momento opportuno, mi sono messa in ginocchio.

– Comunque, volevo dirti, Lina, accetto volentieri l’invito a venire a trovarti a casa a Roma.
Hai visto mai che tu abbassi un attimo la guardia e riesca a farti un paio di domande complete anch’io?

Quello riportato qui è il frammento di un’ emozione vissuta durante l’Ischia Global Fest 2014, creatura del pronto giornalista Pascal Vicedomini che ancora una volta ha portato Ischia tra le Capitali del Cinema Europeo; altre emozioni sono seguite, troverete tracce di queste dando un’occhiata al video.

(Inutile scriverlo? Lo farò ugualmente: vi chiedo scusa per le immagini sfocate, mosse, buie, poco chiare, insomma “sporche”, cerco di essere operativa 24 ore al giorno per non perdere niente di quello che credo possa essere utile ai fini del racconto, questo, comporta che l’attrezzatura tecnologica a volte non riesca a stare al passo con la carica personale, in quel caso -poveri noi- giro con qualsiasi cosa mi capiti a tiro). ALL RIGHTS RESERVED ALESSIA LUONGO DI GIACOMO

Info:
http://www.ischia global.com
Mail:
info@ischiaglobal.com

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PASSION COLLECTION

#HereWeGo
#PassionCollection
#Depop
#Cicaleebiliardino
#AreYouReady
#ComeOnIn
#ChiNascePoMaritNunMoreVecchiaZita
#SiMaQuellaHaLaCapaFresssccca
#AllOrNothingAtAll
#StayingStrong
#TrustInLove
#LookingForward
#FigliaDelVentoDelMondo
#ItIsHotInHereOrIsItJustMe?
#Romeo&Juliet2.0
#UominiDifendeteLeVostreDonne   

#UnUomoNonInGradoDiDifendereLaPropriaDonna

#NonSaráInGradoDiDifendereNiente

#DonneDifendeteviDaSoleCheForseVaPureMeglio
#ALDG
#INeedABraveMan
#Olé

La Passione mi sta alle calcagna.
La sento, sulla spalla destra.
Sul trapezio.
Avete presente cosa intendo?
Certo che avete presente.
Faccio una mossa col piede, una specie di cianchetta senza troppa energia -voglio mica si faccia male- credo non se lo aspetti, provo a seminarla dunque.                                         Luminosa al pari di un quasar me la ritrovo davanti -avrei dovuto immaginarlo- è una costante: lei arriva prima che arrivi io stessa;

sorride sorniona, sorseggia il suo Martini ghiacciato, poi, mi guarda seria (Passion sa essere molto seria) e apre il discorso:”Dov’è -in tutta sincerità, dimmi- dov’è che credevi di andare senza me? Cosa mai combineresti tu, senza di me? Hai provato a chiedertelo?
Io e te siamo una cosa sola. Niente potrà dividerci”.

Tento una replica, sfoderando un’insolita balbuzie dico la mia:
-Sai Passion, è un po’ che volevo scambiare due chiacchiere con te sulla teoria “Natura Versus Cultura”, credo però oggi non sia la giornata più adatta, perciò lascerò perdere.
Aggiungo poi, con una maggiore sicurezza, che non ci sarebbe niente di male, nel lasciarmi fare quello che cerco di fare: una Vacanza, una breve vacanza, stare per conto mio, niente di più”.

-E non sai quanto di meno- interviene lei, e incalza -Andiamo che c’è tanto da fare. Non c’è tempo per la solita canzone che non mi vuoi troppo tra i piedi e per le altre strambe idee che spuntano come germogli in quella testa dura che hai.

Abbiamo chiuso l’argomento così.

Ora è sul patio, visto che la storia della cianchetta non ha portato al risultato sperato, le ho proposto di rilassarsi sull’amaca: provo a sedarla col dondolio.                                          Passion è difficile da sedare, beve più caffè di me e tutto sommato,                                             è già tanto che sia qui, quasi meditativa.
Non tutti hanno una Passione meditativa, dovrei gioire di questa fortuna.

Mi chiama. È stanca, vuole riposare.
Vado (dorme anche dentro me: mi era parso strano, oggi fosse stata fuori tanto tempo).
Forse anche io ho sfinito lei, eppure sembra inesauribile.

O forse, forse l’ho capita, l’ho capita l’idea che si è messa in testa, sapete?
-Vuole farmi sua schiava.

Maliziosissima Passion: -Verimm’ e ce’ calma’, qua la situazione è già abbastanza complicata.

Mai che si faccia da parte questa qui.

Di ciascuno di noi, si dice siano importanti non i passi fatti, quanto le impronte lasciate in giro. Vi presento la mia Collezione di Tees: nata, creata, corretta e tirata a lucido con l’ Impronta di Passion, naturalmente 😄, che poi, alla fine, non ha mica tutti i torti:
-Dove credevo di andare, io, senza di lei?

ALL RIGHTS RESERVED ALESSIA LUONGO DI GIACOMO

Versione lunga (per chi è in vena di sentire e riflettere ♥️ da guardare fino in fondo).

Versione breve (per addetti ai lavori e clienti che non hanno troppo tempo da dedicarmi. -Non sapete cosa vi perdete😄)

Passion Collection (Available on “Depop”)

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Ischia Film Festival

Si è concluso da poco l’Ischia Film Festival 2014, concorso dedicato alle location cinematografiche. Il festival è realizzato con l’alto Patrocinio del Parlamento Europeo, l’adesione del Presidente della Repubblica, con il contributo del Mibac Direzione Generale Cinema e dall’Assesorato alla Cultura della Regione Campania.

Otto giorni di lungometraggi, documentari, cortometraggi, provenienti da oltre trenta diversi paesi del mondo. 107 opere selezionate, tra queste 7 anteprime mondiali e 28 nazionali. Il festival premia registi, direttori della fotografia, scenografi che hanno valorizzato con il loro lavoro i luoghi scelti per le riprese oppure ne hanno rappresentato con sapienza l’identità culturale. Un festival dedicato alla valorizzazione del territorio dunque, con una location eccezionale:

il Castello Aragonese, che sorge su un isolotto di roccia nel mare di Ischia.
Le opere vengono proiettate in alcuni degli scenari più suggestivi del complesso: la Cattedrale diroccata in stile barocco dedicata alla Madonna dell’Assunta, la Terrazza del Convento, il Chiostro delle Clarisse ed il Piazzale delle Armi, aperto al pubblico solo in occasione dell’IFF.
Il Castello, riconosciuto tra i più belli d’ Italia, nel corso dei secoli subì varie trasformazioni per mano delle civiltà che lo abitarono: Svevi, Angioini fino agli Aragonesi, appunto.
Nel Cinquecento la principessa Vittoria Colonna lo trasformò in un cenacolo culturale.

L’IFF lascia una scia luminosa che lo pone ad un livello differente rispetto ai concorsi cinematografici esistenti, un festival chic, elegante, al contempo semplice e vero. Un festival organizzato con Cultura, Amore, Cura e Attenzione;

un festival sobrio: oltre la qualità dei film proposti, colpisce l’Anima e l’Umanità che entrano in gioco grazie al ruolo fondamentale di Enny Mazzella, Direttrice Organizzativa e Michelangelo Messina, Fondatore dell’IFF.

Quest’anno l’ IFF ha offerto omaggi speciali: la serata dedicata a Mandela, il documentario, in anteprima, che racconta il legame tra Bill de Blasio, neo sindaco di New York e le sue radici campane, il seminario sui nuovi sistemi audio video, la mostra fotografica: “Villeggiatura e vacanze nel Cinema Italiano”1949-2011, il convegno dedicato al Cineturismo : “Cinema, cineturismo e alimentazione”;
si è parlato di cinema con ospiti provenienti da tutto il mondo.                                                  È stato premiato con l’Ischia Film Award, il celebre regista israeliano Amos Gitai.

Tenuto conto che si parla di luoghi e territori, come non fare un accenno all’ Isola d’ Ischia?
Se vi dovesse capitare di perdervi  sarà per voi un piacere: potreste trovarvi davanti gli Scogli Innamorati, in località Forio, oppure potreste alzare lo sguardo e respirare il Profumo di Ischia in prossimità di uno dei tanti Pini Marittimi dell’Isola;
potreste fermarvi, prima di rimettervi in cammino per godere degli innumerevoli piatti che ristoratori sapienti propongono: uno su tutti, il fritto di Paranza, oppure, potreste voi stessi cucinare uova, pollo o verdure provenienti da un orto di Ischia, sotto la sabbia calda a 120 gradi.
Non lasciatevi sfuggire i Maronti e le colline alle spalle che seguono il litorale con le sue Fumarole (emanazioni di vapore che hanno radioattività vulcanica); non dimentichiamo Sorgeto e la Sorgente “miracolosa” di Nitrodi.
Poi terrazze, panorami che mozzano molto più che il fiato, giardini termali con piscine di diverse temperature, la marina di Ischia accesa dalle stelle o resa brillante dal sole. Tutto questo, porta alla contemplazione e al romanticismo.
Il picco del romanticismo per me?
il Faro di Punta Imperatore: il “Gigante” di Ischia
(“Fra una luce che si accende e una luce che si spegne c’è una storia. Anche la vostra” Lucianna De Falco, attrice).
I fatti storici legati a questo faro non fanno altro che accrescere il mio interesse: Lucia Capuano, rimasta vedova, prese il posto del marito farista grazie ad una speciale dispensa, sfidando la convinzione, diffusa per il suo periodo storico (inizio 900) per cui quello di farista fosse un lavoro esclusivamente maschile.
Amo l’IFF, Amo Ischia!

 

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Makos in Galleria Sozzani

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CREATED WITH PASSION

Il Logo della Passione è pronto.
Le Tees sono in produzione.
Le Amiche fondamentali,
anche se non hanno nelle vene il tuo stesso sangue, hanno il tuo cuore e una testa che si destreggia con agilità, grilli permettendo, tra le amate riflessioni.
Ieri l’altro, per portarvi un esempio, ho visto la mente di una mia amica volteggiare insieme ad un pensiero pesante.
L’ha trasformato, tramite un alto processo alchemico,
in una meditazione leggera.
La classe ha mostrato il suo lato migliore.

Ve l’ho promesso: le magliette stanno arrivando.
Abbiamo superato già la fase del campione numero 1 e apportato le modifiche d’ordinanza (potevano mica andare bene al primo colpo, io voglio il meglio per me e per la mia famiglia di Cicale!)
Quindi tocca aspettare.
Ci riescono i miei fantasmagoricibellissimismartissimi 5 nipoti.
Ci riuscirete anche voi.

L’Attesa avrà pure un suo perché,
se non lo trovate chiedete a Godot.
Se non trovate neanche lui, mi duole scriverlo,
siamo rovinati…

Vi voglio bene.
L’avevo già detto? ⏰🌇

Ringrazio il grande artista/creativo/visionario Pablo Vicentin, per avermi dedicato tempo e per aver regalato un prezioso “DETTAGLIO” al logo.

Ringrazio Umberto -Digital center- Viale Abbruzzi-Milano,
per esserci stato, durante la fondamentale e delicata fase iniziale.

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Non si era detto che non avrei più scritto: “Coming soon”? 📰💋

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Molti di voi staranno pensando a corpi che si intrecciano, si stringono, si avvolgono di voluttà…
ok, adesso svegliatevi,
non è questo, o almeno, non solo questo, il cuore della mia Passion Collection in arrivo: collezione ispirata alla Passione, intesa soprattutto come quella di Cristo!
Non mi dilungherò qui sull’etimologia della parola PASSIONE, la conosciamo bene credo,
mi soffermerò invece, su quello che mi sta più a cuore: i sentimenti;
su quello che, da alcune emozioni, da specifici sentimenti (in questo caso da una grande Passione) possa scaturire.

Insomma, dopo una buona dose di Passione nella mia Vita, ho capito che l’unica chiave per trovare una soluzione (perché poi, ci ostiniamo a cercare chiavi e soluzioni, mah) al dolore (di frequente, legato alla Passione) oltre al fatto di accettarlo e farlo fluire, é la CREAZIONE.
Moderna Jane Austen -ragazzi, non mi paragonerei mai a costei per la scrittura, il mio riferimento è legato alla sua “singletudine”, solo Jane, seppe quanto Amore provó per Thomas Lefroyd, pur non sposandolo mai-
in attesa di concludere e decidere se pubblicare, il mio secondo libricino (potrebbero volerci anni),
lascio una nuova traccia del mio pensiero, del mio, modo di vedere le cose, creando.

Arrivano le SUPER PASSION TEES!
Promesso, presto.
Per oggi, buon sole e ricche riflessioni Cicalini e Cicaline📬
Love u.

All rights reserved Alessia Luongo Di Giacomo

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Liga Rock! Mondovisione Tour, Stadio San Siro, Milano, Italia

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❤️

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Il potere dei Sogni.

“Più che Napoleone, mi interessa il soldato che si prendeva cura del suo cavallo, il calzolaio che riparava gli stivali di Bolivar”.

“Narrare è resistere”.

(Luis Sepulveda)

Chissà se il mio fidanzatino del liceo, Luca, quando, attraversando il “Sunset Boulevard” della nostra relazione, mi regaló “Storia di una Gabbianella e di un Gatto che le insegnò a volare”, immaginava di regalarmi, non un libricino, ma un biglietto di sola andata, in prima classe, per uno dei viaggi più belli della mia vita: la “circumnavigazione” del mondo letterario di Luis Sepùlveda: scrittore appassionato, controllato, diretto e delicato.

Un viaggio, dunque;
gli amici che mi accompagnavano già da un po’ di tempo: Flaubert, Pessoa, Salgari, Dostoevskij, Gasperini, Calvino, Twain, Shakespeare, Gramsci, Hemingway, Pasolini, Neruda, Levi, Dickens, Orwell, Kavafis, i Grimm, Rodari, Carrol, Carver, Miller e Fitzgerald, Manzoni, Sartre, Celine, Bukowski, Fante, Ungaretti, Leopardi, Collodi, P. Roth e L.M. Alcott, J. Austen, Tolstoj, Proust, non provarono invidia, anzi, fecero ulteriore spazio, in una confortevole immensità, al nuovo arrivato.

Io non avevo idea di cosa si trattasse, o di quale percorso mi accingessi ad intraprendere: furono necessarie poche pagine di quel libro, poi capii:
la Gabbianella e il Gatto, meritavano molto più che la mia attenzione, meritavano, la mia sensibilità.

Anni dopo, qualche giorno fa, nella tanto chiacchierata e da poco aperta al pubblico, cornice di Eataly, ho avuto il piacere di incrociare il mio percorso con quello di Luis: che gioia immensa.

C’era anche Farinetti, a questo proposito, non l’ho chiesto ancora: voi siete tra gli italiani che lottano per preservare la cultura del loro paese e si sentono offesi dal fatto che un teatro storico come lo Smeraldo sia stato smantellato per far posto ad Eataly (il palco, è stato conservato),
o siete invece, tra i sostenitori del nuovo spazio di Farinetti?

Di Eataly-Milano, si è discusso in tutte le salse e sui più commerciali blog, motivo per cui, finora, vi ho esonerato dal propinarvi post, video e articoli sull’argomento, so che sono seguita da un pubblico di qualità, cosí, pur essendo stata a tutte le inaugurazioni, con tanto di relativo pass-stampa/vip (esistono ancora etichette così retrò… e mi chiedo, da quando i giornalisti siano diventati vip: siamo forse al “Les Caves du Roy” a St. Tropez? Ma roba da matti…) fa piacere, ci mancherebbe, lascia però alquanto perplessi.

Sono stata dappertutto, da Eataly a Donizetti, da Carlo e Camilla in segheria alle varie settimane della moda, del mobile e dello gnocco fritto..
C’ero, con questi benedetti pass, pass-ando tra serate fashion/culturali (?) presentazioni varie e “bla bla, quella roba là”….

Vi ho preservato, da tsunami di parole e foto trite e ritrite.

Sapete invece cosa pensavo? Pensavo di proporre al comune di Milano Una “GIORNATA DELLA NOIA” (Non ho ancora googlato per verificare se esista già, magari è piena di cose da fare: “Vi proponiamo, nella giornata della noia…”).

La noia creativa, questa, secondo me, sconosciuta ai molti che inseguono un’ inaugurazione “via l’altra” una mostra dopo l’altra, un “evento” dopo l’altro;
Come ha detto un mio amico poco tempo fa, gli italiani preferiscono l’inaugurazione alla manutenzione.

Io stessa ieri avrei potuto organizzare un evento, infatti, consigliata da una imprevedibile e chicchissima Paola Fiorido, la talentuosa artist, painter, and performer, ho comprato una splendida gonna di Dior: vi assicuro, questo avrebbe meritato mettessi su un Exlusive Unconventional Happening, altrochè (…) Vero Paola?

Scherzi a parte, più mi trattengo in città, più vedo quanto siamo distanti.
Lo so, ho detto che andavo via, alcuni di voi hanno le bollicine in fresco per questo, ed altri una lacrima, un abbraccio e il miglior augurio in serbo per me, aspetto una notizia, ecco il perché del mio temporeggiare, ma vi assicuro, ho le valigie pronte da un pezzo.

Non rinnego un solo giorno a Milano,

inoltre, conosco la bellezza dei miei primi due luoghi del cuore italiani, Roma e Napoli e ahimè, di entrambe conosco anche i difetti;
probabilmente Milano è l’unica metropoli della nostra martoriata nazione, eppure l’idea della “metropoli italiana” ad oggi, mi fa ancora sorridere, abbiamo tutti presente come funzionano le Metropoli reali, giusto?

Pur volendo andare via, sto pensando di comprare una casa qui, ho bisogno di una base per quando sarò di ritorno dal mio essere partita (…)
Arricchisce saper tornare, se si è scelto prima, di lasciare.
Alla fine dei conti, é vero che io non ami Milano, le voglio bene, l’avevo già scritto, e il bene senza passione, fa meno male a volte, dell’ Amore.

Contenti milanesi e milanesi di adozione? Sorridete, qualunque sia la vostra provenienza, per favore, come buon augurio, e dite buongiorno al mattino:
è gratis!

Rilassatevi, fate l’amore, considerate che se siete presi da “altro”, e non pubblicate illimitati post sul vostro blog (nel caso in cui abbiate un blog) al fine di informare l’umanità sull’opinione che avete riguardo l’ultimo Vernissage al quale siete stati, il mondo girerà ugualmente.

Mai generalizzare alessia, ricorda.

Giusto, vedi a cosa servono ” Le voci di dentro”?

Insomma, senza più generalizzazioni, ci tenevo a chiarire alcune cose, in seguito al mio pezzo su Milano e ad alcuni messaggi privati ricevuti;

sappiate: se qualcuno dice di non amare la vostra città, non è per mancanza di curiosità, perché non conosce l’Orto Botanico di Brera o i fenicotteri rosa nascosti -neanche tanto- nel giardino di Villa Invernizzi, non è che gli siano sfuggite le opere della Pinacoteca di Brera, o peggio, il Cenacolo Vinciano;

quando ne vale la pena, noi tutti , siamo in grado di correre a sentire un giovane pianista che distribuisce molliche di armonia da un barcone sui Navigli durante Piano City, o un intervento del pungente e arguto Michele Serra;
mi interessa molto quello che l’essere umano condivide quotidianamente con l’altro da sè, l’empatia, i punti in comune, a volte però, si decide di viverle le cose, non di raccontarle, almeno, non necessariamente nel momento in cui accadono, anche, se si svolge la professione di reporter.

E riguardo la storia dell’ Amore, cosa posso dirvi, l’ Amore o c’è o non c’è, e di certo non si spiega.

Il Bello ci abita, perciò, il vero bello, a Milano o a Timbuctù, non ci sfuggirà,
solo, perdonatemi: sono esigente, non daró me stessa e quelli a cui tengo, in pasto alla banalità (in tal caso mi riferisco soprattutto a voi miei cari “Super Followers” a proposito, voi mi seguite, ma chissà dove stiamo andando 😎🎈…)

Torniamo a Farinetti e a Sepulveda, due personaggi che hanno, per motivi diversi, fatto sí che mi fermassi a parlarvene.
Durante il nostro incontro si è discusso dei più disparati temi, dal ritorno ai “Mestieri”, come fare il pane (il “Mestiere dei Mestieri”)
all’ importanza della laurea, oggi relativa, secondo i nostri protagonisti,
dal fatto che l’Italia esporti 31 miliardi di agroalimentare, al forno a legna di
Oscar Farinetti, dall’ impegno politico (siete pronti per le Elezioni Europee mi auguro) agli imprenditori e ai lavoratori dipendenti.

Voglio salutarvi con un immagine letteraria, altro regalo di Luis:
le rose di Atacama, che fioriscono una volta l’anno e, poche ore dopo essere sbocciate, si seccano al cospetto del sole:
l’eternità breve della loro bellezza non resiste alla LUCE, che muta senza sosta.

Più o meno, ora che ci rifletto, mi pare che gli amori tarocchi sebbene sappiano mascherarsi da Amori Speciali per un breve lasso di tempo, abbiano la stessa reazione delle rose di Atacama una volta esposti al Sole:
di fronte all’ Energia di Amori immensi, non sopravvivono, scomparendo nel loro stesso non essere.

Amen.

Adesso, immagini, suoni e parole: mettetevi comodi per 12 minuti circa, non interrompete un’ emozione, se non avete tempo posticipate la visione
e fate buon viaggio!

All rights reserved Alessia Luongo Di Giacomo

 

 

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Ciambelle sorrisi e parole.

Aspettavate il video del 10 aprile suppongo.
Allora, ho tirato fuori alcune immagini del nostro dietro le quinte,
forse eravamo accanto alle quinte,
o sopra,
o sotto?
Uhhh non so dove fossimo, però ridevamo.
Questo ci ha fatto bene.
Ho utilizzato frame di video anche se poco chiari:
amo la bellezza: a volte é fatta di imperfezioni.
Eccovi il montaggio finale, girato solo da un lato…

Signori, restate inchiodati qua, se vi va,
come sempre vi auguro buona visione e considerato che per la Santa Pasqua non vi ho fatto speciali auguri, in quanto distratta da altro, provo a recuperare:
buon onomastico a quelli tra voi che si chiamano Marco e baci liberatori a tutti!
P.S: Gaia ci sei mancata moltissimo…

La Cicala.

All rights reserved Alessia Luongo Di Giacomo

Music:

-Zou Bisou Bisou-Jessica Pare

-Happy-Pharrell Williams

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Una settimana dopo

La serata del dieci aprile scorso, è stata una serata all’insegna della verità, condita con abbracci e parole piene.
Ringrazio chi tra voi era presente, ringrazio l’umorista Francesco Didò, l’attrice e amica Francesca Martirio Martire, ringrazio ancora mia sorella maggiore: chef per passione, ingegnere per professione e mamma straordinaria.
Ringrazio il mio operatore alla camera, discreto e gentile, come piace a me. Grazie allo staff di “Cose Nostre”: nonostante avessi dato un errato indirizzo, i palermitani sono riusciti comunque a far arrivare soffici e calde ciambelle a destinazione. Grazie!
Vi voglio bene.

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La tuta da elettrauto è un capo della Maison Martin Margiela. Grazie dunque anche agli stilisti: con la loro creatività illuminano la mia!

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Le sorelle, come un libro, sono per sempre.

 

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Milano, ti amo?

Milano mi ha regalato nel tempo emozioni forti e contrastanti. Di sicuro, quando si parla di Amore per una città, quando si parla del mio Amore, di quell’ Amore, di cui tanto mi piace scrivere (forse perchè, è così difficile nella reltà da perpetuare) devo confessare che, quell’Amore non abita qui.

Non a MilaNO.

Non finchè il sole resterà THE GUEST STAR che si palesa con estrema parsimonia.

Non dopo mesi di pioggia fuori, dentro, intorno.

Milano, non ti amo più, ora che ci penso, credo di non averti amato neanche in passato: mai preso residenza in città.

Voglio in ogni caso bene a Milano, come ne voglio a tutte le città che nel tempo mi hanno formato e forgiato;

insomma… sono pronta a ripartire.

Datemi spicchi di tempo, scarpe basse (le alte le teniamo in borsa per fare un cambio last second)  e crema spalmabile alla nocciola:

vi solleverò il mondo.

Per adesso, ancora un po’ di Milan.

A Milano, tra le persone che conosco, c’è il fotoreporter Giordano Marco Riboli:                    con lui litigo come con pochi; allo stesso tempo apprezzo il  modo che ha di cogliere i particolari di ogni cosa o persona,  la luce che tira fuori, fotografando.

QUANTO discuto con Giordano, solo noi due possiamo saperlo, noi che non ci vediamo per mesi e poi, quando di nuovo, incrociamo le nostre strade, è come se ci fossimo appena lasciati, noi che sovrapponiamo le nostre voci, proviamo ad avere ragione, e alla fine, capiamo che ogni tanto è più confortevole, scegliere di avere torto.

Noi, così forti e determinati, oltre ogni sopruso, oltre ogni guerra, dovuque essa sia.

Ti voglio bene Milano.

Ti voglio bene Giordano, so che le soubrette devono fare le soubrette, e le reporter si devono comportare come tali,

mai dimenticare la deontologia, il distacco e la professionalità;

il fatto che sia la tela, a dover aver valore, non la cornice (questo lo dice mio padre)

però,

Giordi,

ok, stiamo lavorando,

va bene che una giornalista debba aver cura della sostanza e non della forma (siamo stranamente d’accordo su qualcosa qui: è un piacere ed un dovere, offrire la mia voce e la mia penna ad un fatto, purché sia tale e sia verificabile)

caro Giordi…

A LADY IS always A LADY, SO…

please

sometimes…rendimi…

come dire…

just a little bit…

Amazing!

Come on…

———————————————————————————–

Niente, lui ama la verità, inutile provare a spiegargli che la verità ha molte espressioni e differenti volti, no, lui ESIGE la verità, e quando, per caso, provo a dirgli che di verità ne esistono svariate, che nostra Signora Verità non sarà modificata dal mostrarmi più slanciata in foto, lui si irrigidisce tutto: pare che le mie maniglie dell’amore siano indispensabili per la veridicità dei nostri racconti.

Ti voglio bene Milano. Ti voglio bene Giordano.

MILANO LOVE  :  Mostra a sostegno della Diffusione della Cultura dell’Adozione a Distanza Anziani

Fotografie di Giordano Marco Riboli

Ingresso libero –

E’ possibile visitare la mostra negli orari di apertura della BIBLIOTECA – Lunedì, mercoledì, venerdì 9.00-19.15 / martedì, giovedì, sabato 9.00-14.15

MILANO  LOVE

E’ il tributo che l’autore offre alla città che in passato lo ha spinto a fuggire e che ora, dopo trent’anni di girovagare e di raccolta di esperienze dai mille volti, lo attira a sé come la casa materna, quella di origine, quella in cui ci si sente al caldo, protetti e sorpresi dalla scoperta di dettagli che sono lì da sempre, ma è solo con occhi nuovi che possono essere colti. 

La mostra è la sua dichiarazione d’amore per Milano. L’innamoramento viene messo a disposizione di un progetto, un obiettivo di solidarietà, affinché questa freccia viaggi per lunghi e tortuosi tragitti fino ad arrivare ai confini sociali più dimenticati. (E. Contini)

AUTORE: Giordano Marco Riboli, fotoreporter, ha lasciato per motivi di lavoro Milano, città in cui è nato, vivendo per molti anni tra il Sud  d’Italia, il Medio Oriente e il Nord Africa; solo da poco vi è ritornato. 

Si occupa prevalentemente di problematiche sociali. Le sue immagini fotografiche sono usate dalle maggiori testate giornalistiche italiane ed estere, pubblicate sia su carta che online. Collabora con uffici stampa privati e pubblici tra cui l’ ufficio stampa del Comune di Milano e l’ ufficio stampa della Presidenza della Provincia di Milano.

Ha lavorato in passato con gli uffici stampa di diversi governi appartenenti alla Comunita’ Europea. Ultimamente collabora con l’ufficio stampa che cura la comunicazione della trasmissione Rai “Quelli che il Calcio”.

A Gerusalemme per “Medici senza Frontiere” ha fatto una mostra con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica a favore della pace tra palestinesi ed israeliani, durante la seconda Intifada (anni 2000-2002).

Iniziative a sostegno della diffusione della Cultura Adozione a Distanza Anziani: Pagina Ufficiale Facebook : ADOZIONE A DISTANZA ANZIANI   

MOSTRA FOTOGRAFICA “MILANO LOVE” GIORDANO RIBOLI FOTOGRAFO – PRESSO BIBLIOTECA FRA CRISTOFORO MILANO – CON IL PATROCINIO GRATUITO DEL COMUNE DI MILANO – Via Fra Cristoforo, 6 – 20142 Milano (Zona 5)    Tel 02.884.65806 Fax 02.89.54.48.44Mezzi pubblici: MM2 (Famagosta), 3, 15, 59, 95-

CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PROMOSSA DA www.bk10.it

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~Peace and Love~ Ottieni con la persuasione, non con la violenza (Biante, VI sec. a.e.c.)

Non trovo molte parole per qualcosa di troppo spesso taciuto come la violenza.

Violenza: è brutto, anche come termine, accostato a “donna” peggio, “bambino” fa venire i brividi.

Eppure, dove c’è l’ombra di una violenza, di un oltraggio,
l’ombra del potere per il potere, proprio lì, c’è più bisogno dell’uso della parola.

Cosa dire?
Come,
usare questa parola?

Denunciando.

È facile per me, son qui, in poltrona, sorseggio caffè in uno dei miei “coffice” preferiti, scribacchio, ragiono (e qui casca sempre l’asino), aggiorno questo diario di bordo (si è sempre, a bordo di qualcosa) e uso la cortesia di suggerirvi di denunciare ogni violenza conosciuta o subita.

Tsé. Io.

Come se fosse facile, come fosse semplice raccontare in che modo e chi,
usa violenza su noi o su chiunque vicino a noi;
quante volte ci rendiamo complici, omettendo la verità, non raccontando, per paura, vergogna, incredulità o anche “SOLO” in nome di quello che chiamiamo Amore?

Non me la sento di fare la maestrina, non mi appartiene, credo però sia importante riflettere, fermarci, trovare capo e coda.

Quanto è responsabile, la stessa donna, della violenza che subisce da un uomo?

Vi faccio un esempio, magari riesco a mostrare meglio il mio punto di osservazione:
se una donna ha delle esigenze, delle abitudini, dei modi di azione e (si spera) un proprio pensiero, una storia, successo sul lavoro,
e, il suo uomo non riesce a tenere il passo con questo insieme di fattori,
se, non è così forte e stratificato da gestire la situazione,
probabilmente andrà in tilt, si sentirà impotente e l’impotenza, è una delle cause primarie della violenza di un uomo su una donna;

a prescindere dalle differenze, molte volte siamo proprio noi donne, con i nostri comportamenti, la nostra educazione, a permettere all’uomo di essere violento (si parla di violenza fisica, psicologica e verbale) ponendoci come vittime, “sentendoci in colpa” per essere ciò che siamo, accettando così la sua irruenza.

Il senso di colpa: ne ha rovinati più lui che l’alcol e la droga.

Non sentitevi dunque in colpa per essere voi stesse, tantomeno, smettete di esserlo: non è accettando le sue reazioni, o recitando, interpretando un ruolo lontano dalla vostra natura, che risolverete.

Parlate con qualcuno, cercate il seme della questione, suggerite una terapia di coppia (non sarà facile, lui non accetterà, negherà il problema, rimuoverà ogni macchia e si comporterà come un angelo, sopratutto al cospetto di altri, sarà il migliore degli uomini fino… alla prossima volta che vi insulterà, vi romperà un braccio, vi prenderà a schiaffi, o farà volare davanti ai vostri occhi la prima cosa che gli capiterà a tiro) avete il sacrosanto dovere di provarci.

Se non si lascerà convincere a farsi aiutare, allora siate tanto forti da denunciare, denunciare quello che mai avreste voluto aver vissuto, quello che vi ha visto protagoniste.

Poiché a questo mondo di wonder womens ce ne sono poche, se non riuscite a farlo curare, quest’uomo, se neanche lo denunciate, allora ragazze, andate via da lui, lontano e in fretta, e non salverete il mondo.
Non aiuterete altre donne (questo non è bello), quantomeno, non avrete sacrificato voi stesse;
Ogni anima risparmiata ad uno strazio ha inestimabile valore.

Se l’uomo che credevate fosse l’amore della vostra vita, riuscirà, una volta rimasto solo, a capire, quello che fa, quando perde le staffe, e vi cercherà (in ogni caso, vi cercherà) fatevi trovare, solo a patto di aver notato in lui un barlume di sanità mentale, e a patto che vi chieda di iniziare una cura, di aiutarlo con il suo problema di gestione della rabbia, problema finalmente riconosciuto.

Parlarvi di violenza era l’ultima cosa che avrei voluto fare, però l’ho fatto. Perché è preferibile l’eco delle nostre parole, all’eco silenzioso e tragico che la violenza porta sempre con sé.

Solo un uomo debole usa violenza contro la sua donna, solo un uomo piccolo, ha bisogno di ricorrere alla violenza per avere rispetto.

Un uomo codardo.

Ladies,
davvero questo, volete per voi?

Mi risponderete che c’è “LA QUESTIONE”

quella dell’amore;
argomenterete le vostre teorie dicendomi che spesso le due cose, violenza e amore, si intrecciano, che diventa difficile separarle.

Cosa volete che vi risponda?

Per me, l’Amore, è tutta un’altra cosa.
Vorrei lo fosse anche per voi.
Credo si debba cominciare da qui.

Grazie a Furio Sandrini, alias Corvo Rosso (http://www.corvorosso.it)
ce ne vuole, di Uomini fatti della sua pasta.
È stato per me un privilegio avere l’opportunità di collaborare con lui.

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Se si può fare di più (in linea di massima, si può sempre, fare di più) allora, cosa aspettiamo a farlo?

Fare di più cosa?
Fare di più per l’Altro.
L’Altro, meno fortunato di noi, l’Altro, che ALTRO, poi non è.
Guardare meno il proprio ombelico, osservare invece quello del mondo.
Non per Causa/Effetto, per un Premio Finale, per l’ Energia del Cosmo o per chissà quale altra diavoleria.
No.

Aiutare l’Altro, per aiutarlo, e BASTA.
Per scardinare il Potere dell’Ingiustizia.

E chi siamo noi poi, per stabilire cosa sia Giusto o meno?
Chi, ci avrebbe donato l’unità di misura per la Giustizia?

Aiutiamo l’altro, piuttosto che porci sterili domande.
Senza aspettarci niente in cambio, scrivevo,
senza credere arrivi abbondanza da una Vita Generosa che ha tenuto conto della nostra bontà d’animo.

Aiutiamo gli altri perché Amare, aiutare chi è in difficoltà, essere Com-passionevoli, è quello che, insieme alla CULTURA, può dare un senso a questa Assurda, Eccitante, Folle,
corsa dell’ Uomo verso l’Ignoto.

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#Ladies and gentleman #It’s up to New York (that’s so New York) #Fairy Tale #Frames of life #Just Breathe #Somersaults and mandolin in NewYork #The city is constantly changing #Neverending story #Love #(Go yankee GO) #That’s all

Il fulcro di New York, è l’isola di Manhattan, uno dei cinque “Boroughs” in cui è suddivisa la metropoli, qui, c’è un pianista che suona in piazza, la mattina prende un caffè, poi giù a suonare. Siede su uno sgabello e con un pianoforte a coda, riempie l’aria di note. La gente si ferma, persino qui, dove il giorno e la notte si danno il cambio con tempi diversi rispetto alla norma, dove non esiste l’attesa: a New York è bene darsi una mossa; i cd di Colin sono sul piano, “Colin Huggins vol.1” chiunque può comprare quell’emozione, portarla a casa e riviverla ogni volta che vuole, con pochi dollari, proprio quelli che a lui servono per vivere, per progettare, per continuare a fare musica, per realizzare, per sognare.

Quanto a me, per parlarvi di New York, dovevo sentirmi un po’ una Ammerikana, vivere la città, capirne il mood: questa operazione ha richiesto tempo. Vi ho fatto aspettare, per offrirvi squarci di realtà e sprazzi di vita. Adesso che un po’ New York mi è entrata dentro, forse anche perché, pur avendo un clima diverso, è alla stessa latitudine di Napoli, adesso, posso farlo. Da dove iniziare: anche questo mi ha frenato. Da quale stimolo, colore, idea, da quale odore, emozione, luce e da quale altezza soprattutto, raccontare…

…New york is the largest city in the Western Hemisphere, and it is full of the Biggest Things. For there, are also small things in this big city…

Punto di partenza delle mie giornate newyorchesi, è un amazing apartment sull’isola, in un grattacielo (è bella questa parola: gratta – cielo, mi piace da impazzire pensare ci sia qualcosa che solletica il cielo), nella lobby personale accogliente (uno dei dipendenti mi ripete: “Take care” ogni santo giorno, più volte al giorno, lo fa ogni volta che mi incrocia nell’edificio, roba che neanche mia zia) una vista strepitosa a 360 gradi che include l’ Empire, il Chrysler Building (fatto costruire da Walter Chrysler, presidente della omonima casa automobilistica, alcuni dettagli architettonici dell’edificio, si ispirano alle auto degli anni 20/30), l’Oceano, e una sterminata e cangiante Manhattan sotto di me.

Al mio arrivo, nell’ “Ora Blu”, sono stata accolta da Amore, Bollicine, sushi, e una arietta perfetta. La protagonista indiscussa di ogni mia giornata? Una borraccia fashion, regalo di una cara amica, viaggiatrice rodata, che come sempre ha fatto centro. L’acqua di New York è ottima, ed è indispensabile per lubrificare il nostro corpo, la macchina che ci supporta nelle maratone che la città richiede. A New York infatti, è buona abitudine, se non si alza il braccio con fare consumato per fermare un taxi, camminare in lungo e in largo, “Back and forth from Brooklyn to Manhattan” come dicono qui, come piace dire a Brad, amico newyorkese
chiamato in città “Mr. Big” per il suo trascorso che ricorda quello del grande amore di Carrie Bradshaw, Mister Big, appunto.

Una delle prime cose che ti salta all’occhio di New York, accennavo qualcosa prima, è che tutti in città, hanno una fretta tremenda. C’è quella storiella del leone e della gazzella che devono correre, per raggiungere il proprio scopo, beh, quella storia è lo specchio di ciò che quotidianamente accade qui. Correre, correre, correre, caffè in una mano, iPhone nell’altra e cuffiette nelle orecchie. Questo è. Bisogna procedere tra una spallata (il Rugby potrebbe essere nato qui, e non, nella città di Rugby, e cosa dire del Football? Credo come esempio sia migliore, infatti, questo sport è originario degli Stati Uniti…) un “Sorry”, un “Thanks” ed una interiezione a questo che ti lascia di stucco: “Ah-ah” (chissà poi perché, quando si dice: “Grazie” due su tre ti rispondono:”Ah-ah”). Non pensate di arrivare in città e fare come loro: solo dopo lungo esercizio riuscirete a tenere in equilibrio un caffè “Black no milk just sugar” senza versarvelo addosso. È tutto un fatto di swing.

Se New York ti entra in testa è finita, perchè un posto così, te la apre in due la testa. In città, in superficie, succede qualsiasi cosa; sotto, nella metro, si svela un mondo: cantanti, ballerini, poeti (una bellissima ragazza, con un banchetto e una macchina da scrivere, crea poesie in un corridoio della linea 6 per Uptown, tu le dici un argomento, un fatto, una storia, e lei, seduta stante, ti batte a macchina una poesia) artisti circensi e padri di idee folli si incrociano nella fitta rete metropolitana.

Vivere a New York significa tirar fuori tutta la grinta e l’energia che si ha, perché qui, l’energia si crea e si distrugge. E per ricaricarvi di energia, niente di meglio del cibo. L’offerta è incredibile: greco, giapponese, indiano, cinese, americano, italiano, francese… se volete starvene a casa, basta chiamare il negozietto all’angolo, ordinare una zuppa di miso e un toasted bagel, aspettare un paio di minuti, facciamo 4 va che siam sicuri: alla vostra porta, al trentaduesimo piano, ci sarà un ragazzo con il sacchetto e il vostro cibo. C’è una cosa, una cosa per la quale il vero New Yorker va matto: questo benedetto piatto, “Chicken parmigiana” una di quelle cose che io, amante ed estimatrice della parmigiana DOC, non accetterò mai.

Se siete storditi dal freddo di New York, se avete bisogno di coccole, il posto perfetto è nel Village: “RUSSIAN & TURKISH BATHS”; una volta che avrete finito di fare scrub, saune e massaggi (strepitosi, ve lo assicuro: il mio massaggiatore non ha niente da invidiare ai suoi colleghi professionisti orientali) vi sarà venuta (di nuovo) una gran fame. Una volta fuori dai Bagni, io ceno da un messicano in zona, la forza delle piccanti abitudini. Margarita e nachos, per iniziare. Poi, se è lunedì, con un po’ di fortuna, si può andare a sentire Woody suonare da Michael’s nell’ Upper East Side.

La cosa che riesce meglio a New York, è stupire: non ci si stupisce di nulla e questo stupisce, eppure… ci si stupisce nel vedere una ragazza che porta un quadro a tracolla com fosse una Kelly, nel notare la forza che ci vuole ad aprire le porte di alcun negozi, che hanno tubi di acciaio al posto delle maniglie, ci si stupisce di quanto questa città si evolva in fretta, quando questo pezzo sarà concluso, sarà già mutata, e allora, perché affrettarsi? (…) Ci si stupisce, ma qui stiamo parlando dell’ America, tutto è gigantesco, anche le cose che su questa terra si dicono. Per continuare a stupirvi (nel caso in cui quello che sto per suggerirvi vi stupisca) potete fare un tour dei vostri film preferiti in orari insoliti, come ho fatto io: sono andata di notte (ok, poi ci sono andata anche i giorno) sotto casa di Carry, in Perry Street e, avendo un’amica che abita al civico accanto, ho avuto modo di incrociare file di ragazze di ogni età fermarsi in venerazione di quel luogo ormai diventato di culto.

Cosa fare, dove andare, cosa vedere a New York? Insomma, siamo nell’era del web 2.0, che facciamo, ci prendiamo in giro? Le informazioni piovono dal cielo oramai. Quello che provo a fare qui, in questo spazio, nel mio Blog, a casa mia, è condividere riflessioni ed emozioni. Di seguito, qualcosa che mi emoziona e si, vi ho aggiunto in ogni caso alcune notizie, per i più pigri, quelli che cercano emozioni e fatti in un solo luogo. Questo Cicale e biliardino, è quasi un Paradiso, non credete? (…)

Cosa amo di New York (oltre a: “TUTTO IL RESTO”)

Le colazioni in stile Norma Desmond consumate da Pastis, gli aperitivi allo Standard, l’amore per il cibo italiano che si respira all’ “Osteria del Principe”.

Le domeniche. I lunedì. I martedì. I mercoledì. I giovedì. I venerdì. I sabati. (Ogni attimo vissuto in città).

Il succo di mango e il confort food in ogni luogo, ad ogni ora: cheesecake, french toast, pancakes…

I mercatini vintage.

L’ Empire. Perché qui è stato girato:”King Kong”.

Il Carnegie Deli celeberimo per il suo Pastrami, le bontà di Katz’s delicatessen e quelle di Magnolia Bakery.

La cattedrale di St. Patrick’s. La Gospel Mass ad Harlem, il Bronx e il Queens, perché di un’opera d’arte, quale è New York, bisogna apprezzare tutte le sfumature.

La New York Public Library sulla 5th Avenue.

Passeggiare sul Brooklyn Bridge, sospesa a 84 metri di altezza, passare per Brooklyn Heights e spendere una giornata al Botanical Garden (48 magnifici giardini).

Il Radio City Music Hall.

Andare a zonzo lungo l’High Line, un percorso sopra i binari usati dai vecchi treni merci.

Il Plaza, il Waldorf e il Chelsea Hotel.

Il jazz at Lincoln center.

Toccare con mano l’immenso valore delle opere di Van Gogh, Munich, Modigliani, Hopper, kandiski…

Battery Park e Bryant Park.

Sorvolare in elicottero la città, prendere lo Staten Island Ferry in a windy day, passeggiare come nel film, a piedi nudi nel parco.

Discutere e fare la pace durante una tempesta perfetta.

La funivia che porta a Roosevelt Island.

Il centro estetico Portofino a Soho e il titolare super friendly.

Le persone che corrono sotto la pioggia a Broadway o sul ponte di Brooklyn.

Ricordare Joe DiMaggio allo Yankee stadium.

Quello che hanno visto i miei occhi, nel parco, sul fiume dove il sole tramonta dietro lo skyline.

I Channel Gardens, la Lower Plaza.
Le sedi di ABC tv, CBS, NBC (RCA Building) e della Fox, perché il primo Amore non si scorda mai.

Chi ti sorride al semaforo senza motivo (questo vale a New York e nel resto del mondo).

Meatpacking, dove dopo sette anni di verdurine cereali e legumi ho riaddentato un corposo hamburger. Siamo umani, che vuoi farci. Quantomeno, ho scelto un posto simbolico.

Il profumo di John Lennon, nell’aria, davanti al Dakota Building.

Madison Avenue e il Madison Square Garden.

La sconosciuta, che mi urla: “I love your hat”.

Guardare l’ Empire e il Chrysler, stando a bordo piscina di una fantastica dimora newyorkese, all’ alba.

Il tassista cinese, in the cab del quale, ho pianto durante la corsa;
lui, inizialmente ha fatto il vago; andando via, ho chiesto scusa per le lacrime e i sorrisi confusi, gli ho lasciato una mancia corposa, (grazie a questa, per un attimo ho visto sfuggirgli un sorriso), poi mi ha detto:
“Thank’s a lot. No ploblem, I understand tears, I understand life”;
fulmineo, in un secondo, mentre mi accingevo a prendere i sacchetti dal sedile (è sempre colpa delle compere, quando non lo è dei genitori) mi si è rivoltato contro: “Just go, and let me go!!! Let me go”.
Ed è andato via sgommando! O Santa polenta.
Adoro l’essere fuori dalle righe di New York.

Mi piace molto anche il fatto che, nonostante tutto, l’America sia sempre il luogo delle opportunità.

In Italia, ci son rimaste le Arti e il cibo.
Perché ci son rimaste, le arti e il cibo, vero???

“TUTTO IL RESTO”

Ellis Island
La maggiore frontiera d’ingresso per gli immigranti che sbarcavano negli Stati Uniti. L’immigration Museum, si trova su quest’isola: un’ incredibile vetrina della storia Americana.

Coney Island
Situata sulla punta meridionale di Brooklyn, si raggiunge facilmente con la metropolitana. Il parco dei divertimenti Astroland, che si trova a Coney Island, è famoso per essere il luogo di nascita delle “montagne russe”, ed anche la patria di uno degli ultimi rollercoaster in legno.

Gran Central
La stazione ferroviaria più grande del mondo per numero di banchine. Il soffitto è decorato con una mappa stellare. L’orologio a quattro facce (valore stimato tra i dieci e i venti milioni di dollari) in cima al banco informazioni, è l’icona più riconoscibile della stazione. È New York bellezza!

Rockefeller Center
Costruito dalla famiglia di banchieri statunitensi Rockefeller, questo centro è un complesso di 19 edifici che affaccia sulla Quinta strada. E’ famoso per ospitare nel periodo natalizio il più grande albero di natale del mondo e la scenografica “Skating Ring”. Anche il Top Of The Rock si trova all’interno del Rockfeller center.

Wall Street
E’consigliato visitarla quando la borsa americana è in piena attività, e se si riesce, fare un tour della Federal Reserve, la Banca centrale americana.

Statua della Libertà
Lady Liberty, opera dell’architetto francese Gustave Eiffel, fu donata dalla Francia agli Stati Uniti in occasione del centesimo anniversario dell’indipendenza americana, come simbolo dell’amicizia tra i due paesi.

Palazzo dell’ONU
Affacciato sull’East River, è la sede delle Nazioni Unite, il Palazzo di Vetro.

Metropolitan Museum of Art
Oltre due milioni di opere d’arte, il “Met” si trova lungo il cosiddetto “Museum Mile” sulla Quinta Strada all’estremità orientale di Central Park. Tra le diciannove esposizioni permanenti del museo spiccano indubbiamente quelle dedicate all’antico Egitto, all’antichità classica e alla pittura europea. Una sezione a parte che prende il nome di “The Cloisters” è riservata all’arte medievale.

Museum of Modern Art
Il MoMA offre la piu’ raffinata e completa collezione di manufatti del XIX e XX secolo disponibile ai giorni nostri, una collezione di opere d’arte moderna tra le più importanti del mondo, questo museo conserva capolavori assoluti come la “Danza” di Matisse, “Les Demoiselles d’Avignon” di Picasso e “Le ninfee” di Monet. Di assoluto rilievo è anche la sezione dedicata agli artisti americani più rappresentativi del XX secolo come Jackson Pollock, Andy Warhol, Jasper Jones e Edward Hopper.

Brooklin Museum of Art
Più di un milione di opere suddivise in numerose sezioni tra cui quelle dedicate all’antico Egitto.

Museo di storia naturale
Qui troverete la “Stella dell’India”, il più grande zaffiro blu esistente, estratto probabilmente da una miniera dello Sri Lanka, dono del finanziere J.P. Morgan. Notevoli le collezioni sui popoli asiatici, sull’uomo africano, le collezioni dell’America Centrale. Il museo è dedicato a Theodore Roosevelt, offre ricostruzioni di habitat di moltissimi mammiferi. Non dimenticate di alzare gli occhi al soffitto dove il vostro sguardo incontrerà il modello in grandezza naturale di una balenottera azzurra nella sala degli Oceani. Poiché qui non ci si fa mancare niente, c’è anche una canoa da guerra dipinta e intagliata nel legno lunga 62 piedi (18,89 mt). Un’ultima cosa: state attenti allo scheletro di Barosaurus!

Solomon R. Guggenheim Museum
L’inconfondibile profilo architettonico di questo museo ricorda un nastro di colore bianco avvolto attorno ad una struttura cilindrica che si restringe dall’alto verso il basso. All’interno le opere sono disposte lungo un percorso che giunge fino alla sommità dell’edificio. Il Guggenheim è stato disegnato da Frank Lloyd Wright. La particolarità’ è nella concezione spaziale: a spirale. Al suo interno vi è una collezione permanente dedicata alle opere del XIX secolo, fino ai nostri giorni.

Ground Zero
Il luogo dove sorgevano i due grattacieli del World Trade Center fino all’11 settembre 2001 è diventato una meta di pellegrinaggio obbligato per quanti intendono rendere omaggio alla memoria delle migliaia di morti causate dagli attacchi terroristici.

Canal Street
Patria dei duplicati.

Williamsburg
Il quartiere degli hipster, degli ebrei ortodossi e dei creativi. Molte case sono basse, a due piani, ricoperte di murales. Williamsburg è ad una sola fermata di metro da Manhattan.

DUMBO
“Down Under The Manhattan Bridge Overpass” negli anni si è trasformato: era un quartiere malfamato, oggi è un centro culturale di fama mondiale.

Times Square
Credo sappiate già di cosa parliamo: ristoranti turistici, insegne enormi al neon, traffico, traffico, traffico.

SoHo
“South of Houston Street” il quartiere, aveva un carattere prevalentemente industriale, fino agli anni ’60 del secolo scorso, quando alcuni artisti cominciarono a stabilirvisi.

Little Italy
Situato nella parte meridionale di Manhattan, questo quartiere risulta oggi quasi completamente assorbito da Chinatown (qui l’atmosfera è vivace, e ha un sapore esotico, anche perché Chinatown ormai si caratterizza per la mescolanza di vietnamiti, malesi, indonesiani). Gli immigrati di origine italiana a New York si sono trasferiti da tempo in altre zone della città con il risultato che quello che rimane a Little Italy, sono solo simboli esteriori del nostro paese a beneficio dei turisti. Ogni anno nel mese di settembre per le strade del quartiere si svolge la Festa di San Gennaro, festività popolare che dura quasi due settimane ed ha come momento culminante una colorata processione lungo Mulberry Street. La vera Little Italy, oggi, è Arthur Avenue.

TriBeCa
Anche il nome di questo quartiere di Manhattan, come Dumbo o Soho, deriva dalla sua posizione “Triangle Below Canal Street”.

Park Slope Historic District
Storico e tollerante quartiere residenziale, Park Slope è uno dei luoghi più affascinanti di Brooklyn con le sue boutique, i suoi caffè e i suoi ristoranti. Vi si trova inoltre il Prospect Park, bellissima oasi di verde dove si tengono numerosi concerti all’aperto durante i mesi estivi.

Central Park
Il polmone verde di New York si estende su una superficie di 3,4 km2 che divide l’Upper East Side di Manhattan dall’Upper West Side. Central Park rappresenta una rilassante alternativa al caos della città ed è molto frequentato sia dai turisti sia dai residenti. Al suo interno ci sono laghetti, non male saltare sulle piccole imbarcazioni a noleggio, nel parco, accessibile dalle 6 del mattino fino all’una di notte, c’è perfino uno zoo e una piscina. Pattinare a Central Park, prevedibile e magico. Magico davvero.

Greenwich Village
Questo quartiere a Sud della 14th Street, presenta strade con una struttura irregolare e non a griglia, chiamate con nomi. Nel Village i grattacieli lasciano il posto a edifici più a misura d’uomo, quartiere importante per molti artisti, scrittori e musicisti. Bob Dylan, fa riferimento al Village in tante sue canzoni; molti scrittori beat come Allen Ginsberg, Jack Kerouac abitavano qui. Nel Village ha sede Bleecker Street. Nelle vicinanze si trova il locale Café Wha? dove Jimi Hendrix, Bruce Springsteen e Bill Cosby hanno iniziato la loro carriera. E ‘uno dei quartieri più affascinanti di New York, ha conservato tutta la sua atmosfera bohémien nonostante sia uno dei luoghi dove il costo delle abitazioni è il più alto. Caffetterie, librerie e locali alla moda affollano le strade del Village dove si respira un’aria culturalmente differente rispetto al resto di New York, anche grazie alla presenza degli studenti della New York University. Epicentro del quartiere è Washington Square con il famoso arco da dove inizia la Quinta Strada.

BUONO A SAPERSI
Quando atterrate al JFK o a Newark potete prendere un taxi per raggiungere Manhattan. Costa circa 45$ un prezzo fisso che comprende la corsa, la tassa per entrare a Manhattan e la mancia. Al ritorno (davvero avete deciso di tornare a casa?) Olympia Trails (964-6233) è il bus che vi porta a Newark per 11$ o il New York Airport Service (875-8200), il bus che vi porta al JFK per 13$. Partono ogni 20 minuti da Grand Central, Port Authority e Penn Station.

In alternativa, prenotandolo almeno un giorno prima, potete provare a 20$ + tip il Supershuttle (258-3826), il pulmino che raccoglie più passeggeri, il tragitto parte dal vostro albergo e vi porta fino all’ aeroporto.

COME ORIENTARSI
La Fifth avenue è importante per l’orientamento cittadino. I numeri civici dei palazzi lungo le STREET iniziano la loro numerazione da questa avenue che divide in due la città. Tutti i palazzi a EST della quinta sono indicati da un numero preceduto dalla parola EAST, mentre tutti quelli a OVEST da un numero preceduto dalla parola WEST. Le AVENUE invece che attraversano da NORD a SUD la Quinta, sono numerate dall’1 al 12. Il senso di marcia delle macchine scorre quasi sempre in un’unica direzione.

Per sapere cosa succede a New York eccovi due guide: la “Zagat New York Restaurant” e per i locali notturni: “Time Out”. Il New Yorker invece ha una sezione speciale: “Goings On About Town”. Per essere “sul pezzo”, non mancate di fare una lettura anche del New York Times, del New York Post, del Village Voice, del Wall Street Journal, del New York Daily News.

Ricordatevi SEMPRE di lasciare la mancia (la famosa tip), non siate avari!

Nello Zoo del Bronx ci sono molte specie a rischio estinzione. Se vi avanza un po’ di tempo, non vi spiacerà affatto fare una capatina.

SPETTACOLI E OPERA
Non lasciate New York senza aver assistito ad almeno uno spettacolo a Broadway, off-Broadway e off-off Broadway. Oppure si, fate quello che vi fa star meglio.
Chi ama l’opera troverà pane per i suoi denti alla Carnegie Hall o alla Metropolitan Opera.

METRO
La Metrocard, nella versione Illimited for a week. Valida anche per i bus. Guarda la direzione: verso NORD bisogna prendere la metro direzione UPTOWN, verso SUD direzione DOWNTOWN. Ci sono alcune cose da sapere: i treni EXPRESS ad esempio, saltano alcune fermate mentre i LOCAL le fanno tutte.

SHOPPING
Un’alternativa al noto e dispendioso shopping sulla 5th Avenue sono i Department Stores grandi negozi dove i capi delle più prestigiose case di moda sono proposti al 40-60% in meno.
Century 21 è il mio preferito.

NON FARLO!

Ecco un breve elenco di quello che sarebbe consigliabile -NON- fare a N.Y.C.

NON mangiare HOT DOG o Pretzel comprati ai baracchini prima di aver consultato il sito Vendy Awards e scoperto quale sia il miglior cibo di strada.

NON chiedere di «Iuston street» se si cerca Houston street ma di «Auston street». La via infatti non è intitolata alla città americana che prende il nome da Samuel Houston, Presidente della Repubblica del Texas, bensì ricorda William Houstoun, che sposò una facoltosa ereditiera di Manhattan.

NON fare il bagno nei canali attorno a Manhattan: la corrente è forte, potrebbe essere molto pericoloso.

NON scommettere soldi quando si gioca a scacchi in piazza.

NON dormire in metro.

NON pensate mai che la strada sia un bagno pubblico: alla Corte del Queens ho seguito personalmente la causa di un uomo che aveva fatto pipì in strada, purtroppo, non ho potuto girare con la telecamera, l’Ipad, la GoPro e neanche conl’Iphone: chiaramente, anche questo è proibito.

NON consumate alcolici in luoghi pubblici e NON bevete, se avete meno di 21 anni.

Ringrazio i Partner che hanno supportato questo lavoro. Di seguito, i miei speciali su New York
(pubblico nuovamente, insieme ai 6 inediti, il lavoro sul food che da poco vi ho proposto, così, avrete tutto a “portata di sensi” nella vostra Christmas Magic Box)
Trascorrete un Natale intriso di Amore e che il nuovo anno vi trovi scoppiettanti.
Buona visione.
Alessia.

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GO WINE. Cantine d’Italia 2014.

Musica: -RED WINE-UB 40

Info: http://www.gowinet.it/

Errata corrige: Ci sono due punti di troppo nel video, subito prima di “ovvero” e la mail esatta è:
gowine.editore@gowinet.it

Mi spiace, fa parte dell’eterno gioco dei refusi…

imageAlessia Luongo Di Giacomo con Giovanni Scaglione (AZIENDA AGRICOLA FORTETO DELLA LUJA).

Foto: Elio Cazzuli

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Finally, NEW YORK.

Quindi Bill De Blasio il 5 novembre dell’anno corrente, ha vinto. Siede sulla poltrona più importante di quel crogiolo culturale che è New York. Il nuovo primo cittadino ha origini italiane e moglie afroamericana. Ha vinto un uomo con idee democratiche, ha vinto un uomo che vive a Brooklyn. Come ogni politico, ha fatto delle promesse. Come ogni politico, dovrebbe (il condizionale, ahimè, è dettato dal mio essere italiana, dalla classe politica che rappresenta il mio Paese di nascita, e dalla quale, il mio Paese, spesso non si sente rappresentato; ora lasciamo stare, qui si parla dell’America) fare in modo di mantenerle. L’uomo che ha vinto, è campano, come me, ed in suo onore, e per omaggiare “Nueva York” adesso, SUBITO (e mai più scriverò “Coming soon” relativamente ad un video, post o articolo, LO GIURO, vi chiedo a tal proposito scusa per il ritardo sul lavoro di NYC, ritardo causato dalla mia rocambolesca vita; mi assumo completamente la responsabilità di questo ritardo, come d’altronde della mia vita), bando alle ciance -that’s enough talk- si parte con uno dei 7 video dedicati a questa spettacolare di città. Perché qui, siamo fatti così, guerrieri (ancora parafrasiamo lo spot Enel) del tutto o niente. E allora, se fino a questo momento di New York su questo blog non c’era ancora praticamente niente, iniziamo con il tutto: IL CIBO. Per me non c’è null’ altro, come mangiare, sognare, ridere leggere e “fare all’ammmore”. Ben arrivato Bill. Se posso permettermi, continua a credere in te, perché a New York, lo sanno anche i graffiti, è possibile, e,ascolta me, lascia stare le stagiste, tu. Anche se ti chiami come l’altro, anche se ricopri un ruolo diverso. Non è di nebbia, che ha bisogno l’America.
Porta il nostro sole.
Il tuo, sole.
Io, porto il mio.

P.S: Le piccole imperfezioni, rendono unico il prodotto…

All rights reserved Alessia Luongo Di Giacomo

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Compagnia dei viaggiatori, naviganti e sognatori

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La Ciambella è tornata. Perché, era andata via?

Bentrovati. Oggi una notizia che mi rende orgogliosa: considerato il successo ottenuto fino a qui, buttato un occhio al numero di copie vendute, il mio editore ed io abbiamo deciso di proseguire la nostra collaborazione, e, considerato che il vecchio contratto era scaduto, udite udite, ne abbiamo stipulato uno nuovo! Dai prossimi giorni, grazie a questo, potrete trovare con facilità le copie di:

“Dialogo d’amore tra un Buco e una Ciambella”.

Ringrazio quelli di voi che mi inviano in privato messaggi, mail e commenti, anche se, sono talmente belli che vorrei lo faceste pubblicamente; ad ogni modo, lo capisco, anch’io la prendo con le pinze, la rete. Bisogna darsi con parsimonia. Bene. l’importante è che continuiate a scrivermi. Grazie dunque per il vostro supporto: siete la luce nei giorni di nebbia. Ok, questo era troppo, lo riconosco, ormai però dovreste saperlo che anche se inizio, poi la smetto… abbiate cura di voi.

Un ringraziamento particolare va ai colleghi dei media che hanno creduto nel mio sogno letterario, trasformandolo in una realtà riconosciuta e apprezzata. Due link tra tutti: Dido mente e penna di: “Il Cannocchiale” e Martina Marchiorello di “D – la Repubblica“.

A voi, le parole che hanno speso per il mio libro.

http://d.repubblica.it/argomenti/2012/06/05/news/libro_ciambella-1067294/

http://dido.ilcannocchiale.it/post/2790143.html

Alessia.

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Il passato, passa davvero?

Sono nata in Autunno, sapore di castagne e foglie rosse in mezzo al viale.
Non avrei potuto (certo, avrei potuto, non essendo più la stessa),
venire al mondo in Estate, così eccessiva: manifestazioni sgargianti e superiorità di chi è consapevole della propria bellezza. Troppo, per il temperamento che ho. Il mio genetliaco, non cade in Inverno, affascinante ma per natura freddo e umido.
Se avessi avuto un Piano B, avrei fatto capolino in questo mondo senz’altro in Primavera: profumi, romanticismo e leggerezza. Poi, avrei dovuto fare i conti con la mia anima profonda, la quale, a malapena tollera la mia anima frivola. Non sarebbe stata impresa da poco, e son felice di essermi scampata quest’onere. Dunque, la scelta è caduta sull’ Autunno. Piano A. Stagione malinconica e riflessiva.
L’Autunno ha il sapore del tempo passato, c’è una storia in ogni foglia caduta dall’alto.
Il nostro passato siamo noi oggi: le azioni luminose, le gioie, gli sbagli, le sbavature, gli affetti, i dispiaceri.
Questo, il mio omaggio al passato.

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Uomo libero sempre avrai caro il mare (Charles Baudelaire)

Metti un giorno d’estate, metti di dover andare su un’isola per lavoro, metti una barca a vela, Karma, che ha appena terminato una traversata transoceanica, metti sia di un amico storico che è anche uno dei tuoi hair stylist preferiti e metti lui si offra di portarti a destinazione in orario e “SUPERPETTINATA”, metti un fitting a bordo, durante il tragitto, capi Missoni;
aggiungi del ghiaccio e dello zucchero liquido, shakera (non mescolare…) tutto, versa in coppette da cocktail, non dimenticare una foglia di menta e molte risate. Servi subito.

All rights reserved Alessia Luongo Di Giacomo

 

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XIX Premio Ignazio Silone

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Alessia Luongo Di Giacomo – Ennio Morricone.

Circa una settimana fa, in Campidoglio, ho avuto il piacere di intervistare le eccellenze selezionate per il XIX premio Ignazio Silone per la cultura. Una cerimonia elegante, sobria e ricca: ricca di cultura, appunto.
Oltre al fatto che dopo New York non ero ancora tornata nella mia amata Roma, (lo so, siete ancora in attesa dello speciale sulla grande metropoli a stelle e strisce, non l’ho dimenticato e non mancherò la mia promessa, siamo agli sgoccioli della post-produzione, ho trattato 7500 fotografie, ne ho scelte circa 1500, ho montato 250 video sintetizzando il tutto in un tot di minuti, non troppi, non troppo pochi, ho selezionato le musiche e ho scritto il pezzo, ora devo SOLO assemblare il tutto; mi serve ancora tempo, il materiale però sta viaggiando) cosa che mi scalda ogni volta il cuore, mi ha riempito di gioia porre delle domande a personalità quali Ennio Morricone, Philippe Daverio, Melania Mazzucco, Emmanuele Emanuele.
Adriano Villata ha assegnato i premi, dedicati alla memoria del celebre scrittore abbruzzese, alle suddette persone che si sono distinte per il contributo innovativo, dato
alle arti visive, alla musica, alla letteratura, all’impegno divulgativo delle stesse discipline.
Meritevoli più che mai in questi tempi di crisi economica, in cui la cultura rischia di pagare più di ogni altro settore il prezzo della recessione e della carenza di risorse pubbliche.
Ecco le motivazioni per ogni premiato:
Philippe Daverio, critico e storico dell’arte. Con la maestria, l’approfondita preparazione, il linguaggio sciolto, il metodo comunicativo che lo distinguono, ha dato una svolta alla divulgazione culturale, con particolare riguardo all’arte delle varie epoche e discipline facendola amare a milioni di telespettatori.
Emmanuele Emanuele, mecenate, promotore e artefice di grandi eventi culturali. Con determinazione, perseveranza e capacità ha contribuito a potenziare la promozione culturale in Italia, portando una grossa parte del mondo bancario a sostenere economicamente e a produrre arte visiva per il beneficio della collettività.
Alessandro Mazzoleni, artista; nonostante la giovane età, egli non rappresenta l’inquietudine giovanile, ma la ferma e determinata capacità di fare arte in un’epoca di confusione eleggendo come faro la bellezza.
Melania Mazzucco, scrittrice di grande sensibilità e capacità. Si è imposta al
pubblico e alla critica con numerosi libri, i suoi romanzi sono molto amati dai lettori per la veridicità che li contraddistingue, frutto di un approfondito lavoro di ricerca.
Ennio Morricone, compositore musicale. Da sessant’anni le sue musiche solcano l’etere e oggi anche il web. Un gigante della storia del cinema mondiale: ha creato colonne sonore che sono capolavori assoluti. Le sue oltre seimila composizioni musicali caratterizzano la musica contemporanea.
Chapeau!

Dress Missoni.
Finally, I should like to express my special thanks to Modaholic, Angelo Napolillo.

info:http://www.missoni.it

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L’erba maligna non muore mai, a meno che non sia recisa con l’Amore

Le cicale, le ciliegie, il profumo dei gelsomini, c’è chi giura di aver visto anche qualche lucciola.

I più fortunati, riprendono i propri sogni,
sogni mai relegati accanto ai maglioni di cachemire in un cassetto, per questo impolverati;

Le più coraggiose cambiano dimora, non quella del cuore.
Conquistano una spazio a due piani, ricco di colori e fiori, all’interno e all’esterno.
Qualcuno pianta il basilico, che -non ci si crede- con quel suo profumo può far miracoli.
Altri, invece, la piantano di dar peso a cose senza peso, a gente senza spessore.

A maggio succedono tante cose.

Gli invidiosi, gli irrisolti, i brutti,
coloro che hanno uno spirito misero
(il vile eppur utile denaro va e viene, i poveri d’animo sono spacciati in entrambi i casi)
o i cattivi (così scontati)
come gramigna, a maggio piuttosto che a dicembre, insoddisfatti,
provano ad insinuarsi nelle esistenze luminose tentando invano di opacizzarle.
Basta non rispondere alle offese.

Se non accettate in dono la malvagità, il “dono” non sarà mai vostro. Lasciate queste persone dar fiato ai denti.

Dal canto nostro, correggiamo i difetti che ci rendono unici: hanno bisogno di una “messa a punto”; lucidiamo poi i nostri errori (così tanto da osservarli bene, capirli e non ripeterli) e continuiamo percorrendo la strada che abbiamo scelto di seguire.

L’Amore, quello Vero, supera tutto, sconfigge ogni frammento di odio.
Perciò, replicate con l’Amore.
Questo, resterà di voi.

Maggio 2013.

NB

1): Non si può piacere a tutti: non tutti hanno palati raffinati.

2) Il mio secondo nipote ed io amiamo il termine “stratosferico”.

3) Grazie a chi mi ha regalato spunti, sentenze e riflessioni, tante da permettermi di realizzare il video che segue. Grazie perciò a Francis Scott Fitzgerald, Johnny Depp, Buddha, Boris Pasternak, Snoopy, Einstein, Charlie Chaplin, grazie al “romanaccio”, agli anonimi del web, che sono anonimi ma mica tanto;

grazie a Winston Churchill, a Gianni Rodari, e a Gandhi, sulla vita del quale ho realizzato in terza media una lunga tesina e adesso capisco il perché.

4) Un ringraziamento speciale va a Sir William Shakespeare, per il suo Sonetto numero 116,parte del quale troverete alla fine del video.

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Ciao Tai

La principessa Orsini, gran dama e donna generosa, una mattina di diversi anni fa, mi ha passato un suo contatto dicendomi: “Lei è una mia amica, la Celebrity Manager di una grande casa di moda, una persona straordinaria, lavora per un marchio italiano noto anche all’estero, dovreste incontrarvi”.
La sua amica, che con il tempo è diventata anche mia amica, lavorava e lavora per Missoni;
così è nato il mio legame con la famiglia più colorata ed elegante della moda italiana.

Sarà perché ieri era un giorno di primavera e pareva essere estate, sarà perché sono una sporca sentimentale e quando voglio bene, voglio bene completamente, sarà perché amo lo stile, sarà per questi motivi e per tanti altri, che mi sento legata alla famiglia Missoni, anche e soprattutto, in momenti come questi:
Ottavio Missoni, soprannominato Tai, ci ha lasciati una manciata di ore fa.
Un tremendo senso di vuoto ha investito il mondo della moda, e non solo.
Chi era Tai?
Prima di tutto, un signore, nato a Ragusa, nel lontano 1921, un maestro nel suo mestiere, un creativo e un coraggioso, un atleta in gioventù e uno stilista campione del Made in Italy, un padre, poi, un nonno fiero nel pieno della sua maturità.
La vicenda della scomparsa di suo figlio Vittorio, avvenuta lo scorso gennaio, avrà inciso sul suo stato di salute; credo non ci sia dolore più grande di quello che si provi nel non sapere che fine abbia fatto un figlio, soprattutto se il peso degli anni, nonostante le numerose soddisfazioni, si fa sentire.

La vita è così. Dà e toglie a suo piacimento.

Per fortuna, prima di portarselo via, la vita, ci ha fatto dono della sua persona e del suo estro.

Il percorso di Ottavio è stato costellato da successi e amori, amori che lo hanno accompagnato lungo tutto il suo cammino. In primis, l’amore per Rosita, conosciuta durante i giochi olimpici del 1948, e mai abbandonata (è questo il Vero Amore? Riuscire, nonostante le vicissitudini della vita, ad abbandonarsi l’uno all’altra, senza lasciarsi mai?).

Oltre l’amore per lei, c’era l’amore per la numerosa, gentile e sorridente famiglia creata.

Ricordo il catalogo capi di qualche stagione fa: uno shooting fotografico realizzato con tutti i familiari, nella casa di Sumirago, il comune in provincia di Varese mai dimenticato, anche quando Milano, Parigi, New York e le altre città del mondo hanno aperto le braccia alla professionalità e alla creatività dei Missoni, doti che sono il sigillo di questa storica maison.

Dunque, lo sapete, mi piacciono i Missoni, e mi piaceva Tai, così raffinato, geniale, garbato e disponibile.

Ce ne son pochi in giro di uomini come lui. Uomini che conoscono l’entusiasmo, la passione e sanno governarli senza esserne governati.

Fortunatamente, ho avuto modo di conoscere Ottavio, di apprezzarlo.
Quando mi parlava di Napoli, per esempio, si illuminava.
Mi diceva :”Ah, Napoli, che meraviglia” e poi sorrideva, con quel suo sorriso dolce, incorniciato dalle rughe di una vita lunga e piena. Mi piacciono chiaramente, anche le creazioni Missoni, non solo l’unità di questa famiglia:
mi sento allegra, comoda, bella, quando avvolgo il mio corpo in un Missoni autentico (diciamolo ai cinesi che si prodigano nel creare copie di abiti: i finti Missoni non hanno niente di un pezzo originale, perché la qualità principale di un autentico Missoni è la sua anima; qualcuno faccia sapere a questi signori orientali che sarebbe meglio farla finita, non si può imitare l’eccellenza senza rischiare di essere ridicoli).

Da ieri siamo tutti un po’ più poveri, e non parlo solo dei modaioli ma anche di coloro che amano la coesione, i sorrisi, le sfumature.

Tornando a quello che mi piace, mi piace pensare che Tai ora sia lassù, in Paradiso, qualsiasi cosa questo non luogo sia, circondato da signore di classe, che, con discrezione, come piaceva a lui, indossano le sue ultime creazioni, in un cangiante attimo di eternità.

All rights reserved Alessia Luongo Di Giacomo.

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http://www.youtube.com/watch?v=jpNi-p_mnF4&sns=em

Ringrazio il super fashion Angelo Napolillo (Modaholic).

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Prè Saint Didier

Prè Saint Didier è confinante con il comune di Courmayeur, con il territorio di Morgex e con La Thuile, sorge alla base del gradino di confluenza tra la valle di La Thuile e quella della Dora Baltea. L’erosione dei ghiacciai risalente a 10.000 anni fa, portò alla creazione di una imponente cascata che nel tempo scavò tra le rocce l’ “Orrido”. Dall’Orrido sgorga la sorgente termale con acqua calda a 38 gradi. Il calore della sorgente fa sciogliere molti sali minerali contenuti nelle rocce donando all’acqua importanti virtù curative. Situata in una conca raccolta, la località è una meta turistica adatta, grazie all’altitudine ottimale (1004 metri s.l.m.) e al clima mite e asciutto, a ogni età e per posizione e possibilità, a ogni tipo di vacanza. Vicino alle vallate mozzafiato della Valdigne, rappresenta un ottimo punto di partenza per un gran numero di escursioni in ogni stagione, inoltre, le stazioni sciistiche di Courmayeur e La Thuile offrono svariati chilometri di piste agli appassionati sciatori.
Quando si lascia il pianoro del capoluogo per raggiungere le diverse frazioni, l’ambiente cambia e gli aspetti della montagna più aspri e selvaggi lasciano il posto a luoghi aperti: qui il rapporto tra natura e uomo diventa evidente.
Una delle passeggiate più belle porta al Crammont. La vista da questo belvedere è stupenda e si estende a 360 gradi; è anche una gita a carattere storico: nella seconda metà del 1700, lo scienziato De Saussure, di Ginevra, studioso ed esploratore delle Alpi, aveva effettuato più gite al Crammont, proprio perché da li riusciva ad analizzare bene il percorso che avrebbe potuto fare durante la salita al Monte Bianco.
Di fronte alle vette alpine, nel 2005 è stato ristrutturato un vero e proprio tempio: il primo stabilimento termale di Prè-Saint-Didier risalente al 1770, emblema del benessere nel cuore della Valle d’Aosta. La ristrutturazione ha mantenuto lo scheletro esterno originario, ampliandolo con la realizzazione di numerosi servizi: è un percorso di progressivo relax, tra vasche interne ed esterne, giochi d’acqua, saune, bagno turco e una vasta gamma di massaggi e trattamenti; è ancora l’acqua a fare di Prè-Saint-Didier anche un polo internazionale ambito e vivace per canoa e rafting. A pochi minuti a piedi dalle terme, proseguendo lungo la via che si trasforma in sentiero sterrato, si giunge all’antico ponte medioevale che conduce all’Orrido, con la sua cascata nella suggestiva gola.

Non bisogna dimenticare le feste che vengono fatte sia nelle frazioni che nel capoluogo,
tra queste, la festa del pane e le feste patronali:
la tradizionale Badoche, con i suoi suonatori, gira per i paesi e porta musica e allegria nelle case.

Una volta usciti dal centro termale, dopo esservi fatti cullare e coccolare, per una completa remise en forme (…) la vostra Cicala suggerisce di andare in qualche locanda tipica a rimpinzarvi di Raclette, Chateaubriand e Bourguignonne.

Alla fine, bevete un bombardino.

Non posso certo dire che nelle ore della digestione non ve ne pentirete: niente che una camminata e una coca cola dopo una notte insonne, non possano risolvere.
Ci sono cose che è un piacere fare, anche se già sappiamo che più tardi condanneremo le nostre scelte.
Per esempio, mangiare peperoni.
Noo?

All rights reserved Alessia Luongo Di Giacomo.

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La casa del futuro

Oggi vi racconto un progetto innovativo di abitazione ideato dall’architetto brasiliano Betina Gomes. L’idea è una casa confezionabile, trasportabile per terra, mare o aria, la “Casa del Futuro” lanciata in Brasile l’anno scorso e presentata quest’anno al Fuori Salone presso il Temporary Museum for New Design durante la Settimana del Design di Milano. Conosciuta per i suoi disegni non convenzionali, la giovane brasiliana ha deciso di creare una casa che è un misto tra la dimora dei Pronipoti e i mattoncini Lego. L’idea, per niente convenzionale, oggi è presentata come vera abitazione. La tecnologia tedesca usata, la Wood Frames, permette una costruzione leggera e modulare, fatta di cornici di legno certificato; non finisce qui, durante la settimana del design, l’architetto ha introdotto una linea di prodotti innovativi: strutture itineranti mirate al mercato dei grossi eventi. La casa del futuro è stata progettata per soddisfare le esigenze dei suoi abitanti. Una casa completa che ospita perfettamente una coppia: camera da letto, ripostiglio, bagno, soggiorno, home office, home theater, spazio dedicato al tempo libero e all’intrattenimento, cucina, sala da pranzo e spazio zen, tutto questo, articolato in 32mq, grazie ad una tecnologia di automazione efficiente che consente di modificare le impostazioni in base alle esigenze dei suoi abitanti. Ambienti completamente diversi possono essere previamente programmati attraverso un semplice comando dal cellulare, come ad esempio lo spazio dedicato al letto puó diventare l’home office, che a sua volta, diventa una pista da ballo. Il progetto è stato pensato anche a livello sostenibile. La Future’s House prevede l’uso delle risorse ambientali: materie prime certificate, pannelli fotovoltaici, illuminazione LED. La casa è dotata di impianto di riscaldamento solare dell’acqua e energia elettrica prodotta tramite impianti eolici. Design, moda e buon gusto rendono gli ambienti confortevoli in uno spazio così compatto. La Casa del Futuro propone di ripensare i concetti dell’abitare, del vivere bene. Tecnologia, sostenibilità, mobilità, audacia e innovazione hanno guidato la progettazione di questa casa itinerante. La sicurezza è molto importante e non è stata dimenticata: alcune valvole vengono attivate in caso di perdite e attraverso un sistema di fotocamera integrata, l’utente è in grado di monitorare, a distanza in tempo reale, la propria casa. Fin dal suo lancio nel 2012, la Casa del Futuro ha partecipato a diversi concorsi vincendo il Premio Planeta Casa 2012 (Pianeta Casa) della casa editrice Abril, come il miglior progetto sostenibile della categoria Interior Design ed il Prêmio Ambiente Mais Sustentável (ambiente più sostenibile) presso l’evento Casa Cor RS 2012.

Brava Betina!

Telefono: Studio +55 (51) 3029-8295 e (21) 2521-7053

Architetto: Betina Gomes: bga@bga.arq.br

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Pasqua

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L’era dell’ abbigliamento informatico

L’uomo ha bisogno di un abbigliamento che risponda all’esigenza di portare con sé tutti i tipi di apparecchi I-tech ormai indispensabili per lavorare. La cravatta JB8GB è il primo capo del total look creato per facilitare la vita del business man, professionista che non rinuncia all’eleganza.

Dal reparto Ricerca e Innovazione di International Design S.p.A. -azienda specializzata nella fabbricazione di tessuto denim ad alta tecnologia – arriva una novità assoluta in ambito abbigliamento business: la cravatta storage JB8GB.
Si tratta della prima cravatta I-tech in jeans con incorporata una leggerissima memoria flash da 8 giga, nascosta in un alloggiamento invisibile ma facilmente utilizzabile.

“Il prodotto è parte di un progetto di total look che intende rivisitare l’esigenza di abbigliamento dell’uomo che usa tablet, smarthphone, plastic card e pendrive: la progettazione dei capi del business man è arenata agli anni sessanta. I nostri prototipi prevedono pantaloni che incorporano spazi, alloggiamenti e circuiti elettromagnetici in grado di accogliere la necessità di trasportare equipaggiamenti informatici” afferma G.Incarnato -Vice Presidente di ID Spa- “Tutto questo senza trascurare lo stile”.
La progettazione di JB8GB ha richiesto innumerevoli prove per lasciare inalterata la geometria della cravatta e combinare la scelta ingegneristica con la linea classica di un accessorio evergreen.
INFO:
http://www.jeansbox.it
– La cravatta JB8GB è proposta nell’esclusivo packaging in legno di betulla Jeans Box TIE, utile per chi viaggia e ha necessità di riporre più cravatte e perfetto per un regalo originale.
– Disponibile in 3 colori (blue jeans, light blue jeans e grey) la cravatta JB8GB avrà presto una scelta di 25 colori e fantasie denim per adeguarsi ad ogni tipo di look.

CONTATTI:
Ufficio Stampa Intenational Design S.p.A. e JeansBox
Chiara Scovacricchi
+ 39 329 8042077
chiara.scovacricchi@internationaldesign.it
jeansbox@internationaldesign.it

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“Se la vita non la vivi, non la scrivi” lo diceva Celine, ed in questo, concordo con lui.
Sto vivendo e lavorando per raccontarvi questa strepitosa città, ho raccolto tantissimo materiale. Datemi tempo, ripagherò la vostra pazienza.

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Vittorio Missoni is missing

Ormai sono passati sei giorni dalla sparizione, nell’arcipelago corallino del Venezuela, Los Roques, dell’ aereo a bordo del quale, viaggiava, tra gli altri, Vittorio Missoni. Mi unisco all’appello di Ottavio Jr («Vittorio Missoni is missing», «please help me find my father») per avere notizie su suo padre. Chiunque abbia informazioni, può utilizzare l’hashtag #findvittoriomissoni sia su Twitter che su Instagram.

Vi propongo anche il comunicato di Angela Missoni:
“Sono in stretto contatto con il Ministero Italiano per gli affari Esteri e attualmente a Roma per degli appuntamenti e la denuncia della scomparsa di mio fratello alla Polizia di Stato. Sto cercando di coordinare tutte le informazioni e le offerte di aiuto che abbiamo ricevuto da tutto il mondo.

Mio fratello Luca è in Venezuela ed è attivamente coinvolto nelle ricerche. E’ un pilota e ora sta anche sorvolando l’area.

Il nostro Amministratore Delegato, Alberto Piantoni, lo ha raggiunto. Sono entrambi in contatto con le Autorità Venezuelane, l’Unità di Crisi e l’Ambasciata Italiana.

I mie figli e nipoti sono con i miei genitori, uniti in questo momento difficile.

Siamo tutti commossi dall’affetto e l’aiuto che abbiamo avuto fino ad ora da tutto il mondo ed estremamente grati alle Autorità per la loro incessante ricerca e gli sforzi di salvataggio.

Al momento non abbiamo ulteriori dettagli riguardo ma possiamo solo dire che siamo certi che le ricerche continueranno con questo ritmo e che esploreranno qualsiasi strada.
Il nostro ringraziamento più sentito va alla moltitudine di sostenitori che ci hanno contattato da tutto il mondo. Chiediamo che vi uniate a noi nella speranza che le famiglie Missoni, Scalvenzi e Foresti si possano presto ricongiungere.

Siamo pieni di speranza e fiducia per il lavoro che le Autorità hanno svolto fino ad ora. Non ci arrenderemo.”

Sono vicina alla famiglia Missoni.

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Purificarsi dopo le feste

Secondo recenti statistiche,

in media durante il periodo natalizio ogni persona mette su 2 kg.

Ottimo.

Cosa fare?

ACQUA, SUCCO DI LIMONE E TISANA ALL’ORTICA!
E’ il momento della rigenerazione, il momento di alimentarsi in modo sano. Privilegiamo i cereali, importanti per il sistema nervoso e ricchi di vitamine del gruppo B. Verdura e frutta di stagione non possono mancare sulla nostra tavola. Beviamo molta acqua e tante tisane.

1) Tisane a base di ortica: l’ortica è ricca di ferro, sotto forma di tisana o di succo può essere di grande aiuto. Di facile utilizzo, è alla portata di tutti. La tisana all’ortica è depurativa, diuretica, antinfiammatoria, ricostituente; utile ed è efficace in caso di stati anemici, disturbi dei reni e della vescica, ipertrofia prostatica, malattie reumatiche, dermatiti.

2) Bere acqua e limone: il limone ha proprietà disintossicanti e depurative.
Nella giusta quantità, è un toccasana per l’organismo. Ha alto contenuto di vitamina C; 100 g di limone fresco (per fresco si intende appena colto) contengono circa 50 mg di vitamina C. Attenzione: questa vitamina essenziale per la nostra salute si degrada rapidamente e la conservazione in frigorifero non garantisce l’integrità delle proprietà.
Oltre alla vitamina C, il limone contiene: saccarosio, glucosio e fruttosio (zuccheri immediatamente assimilabili) sali minerali, calcio, fosforo, ferro, manganese, rame e altre importanti vitamine del gruppo B e A. E’ un antitumorale a livello preventivo, soprattutto per quanto riguarda pancreas, stomaco e intestino. Nota è la sua azione contro la nausea, oltre a questo, il limone è ottimo per irrobustire le difese immunitarie; il suo succo fresco ha la proprietà di prevenire l’arteriosclerosi, ha benefici sul fegato, sul pancreas e sul sangue. Il limone è un ottimo disinfettante. La sua assunzione regolare (è preferibile al mattino a digiuno, con acqua tiepida) aiuta a regolarizzare l’intestino, e combattere la cellulite (n.d.r: HAI VISTO MAI?!)

3) Non assumere meno di 1500 kcal al giorno: si rischierebbe, al contrario, di avere carenze vitaminiche.
Una dieta ipocalorica verrebbe mal tollerata dall’organismo e sarebbe causa di stanchezza, mancanza di energia, svenimenti: situazioni malsane e non gestibili a lungo termine. Una eccessiva restrizione calorica manda inoltre precisi segnali all’organismo, che, per reagire alla situazione di carestia, abbassa il metabolismo con un meccanismo semplice e deleterio: distruggendo una parte della massa muscolare.

Articolo realizzato grazie alla consulenza della Dott.ssa Gaia Luongo, tecnologa alimentare -esperta in micologia e nutrizione.

All rights reserved Alessia Luongo Di Giacomo

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Picasso a Palazzo Reale

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Con il patrocinio del Ministero per i Beni e per le Attività Culturali

Picasso a Milano:
oltre 250 capolavori tra dipinti, disegni, sculture e fotografie

A cura di Anne Baldassarri – Milano, Palazzo Reale.

L’Assessorato alla Cultura, Moda e Design del Comune di Milano, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE con il Musée National Picasso, hanno permesso il ritorno di Picasso a Milano con una mostra antologica: “Picasso. Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi”.
La città accoglie l’opera geniale e fondativa di Pablo Picasso, dopo le due mostre del passato, quella del 1953, per citarne una, con l’esposizione di Guernica, memorabile: in una Milano ancora ferita dalla guerra, arrivava da New York il simbolo della lotta per la libertà, della denuncia della barbarie, del totalitarismo e della violenza. Milano diventava, con Picasso, la protagonista europea della cultura antifascista e della lotta per la libertà e per la pace. A preludio della mostra di Palazzo Reale, nelle sale iniziali, lunghi tavoli espositivi fuori scala presentano un racconto cartaceo e multimediale proprio sulla mostra del ’53. C’è un filo molto importante che lega le tre esposizioni di Palazzo Reale dedicate al maestro catalano (1953-2001-2012): tutte hanno esposto, tranne rare eccezioni, “i Picasso di Picasso”, vale a dire che tutte e tre le mostre sono state progettate con le opere che Picasso ha amato di più, quelle di cui non si è mai voluto privare e che dalla sua collezione privata sono poi passate agli eredi e poi, in parte, al museo Picasso. Le sale che ospitano le opere sono caratterizzate dalla presenza di un piano continuo di luce bianca, sulla parete perimetrale esterna, che segna e guida i percorsi e che contrasta con la cromia grigio caldo delle pareti espositive. La mostra a Palazzo Reale è curata dalla Baldassari, riconosciuta fra i più importanti studiosi di Pablo Picasso e presidente del MuséeNational Picasso di Parigi dov’è conservata la più grande collezione al mondo delle opere dell’artista spagnolo. Con molte opere mai uscite dal museo parigino prima di questo tour mondiale, che vede Milano come unica tappa europea , la mostra rappresenta un vero e proprio excursus sulla produzione di Picasso. Vedere da vicino quadri come Celestina, Uomo con chitarra o Massacro in Corea regala un’emozione incredibile. La qualità delle opere che compongono questa rassegna monografica è altissima: tanti i capolavori presentati, le opere in mostra, i dipinti, le sculture, ne cito solo alcuni: Celestina (La donna con un occhio solo),Nudo a gambe incrociate,Busto maschile (Studio per “Les Demoiselles d’Avignon”),Donna con le mani giunte (Studio per “Les Demoiselles d’Avignon”), Tre figure sotto un albero, Il Sacré Coeur, Uomo con chitarra, Uomo con mandolino, Chitarra, Bottiglia di Bass, Bicchiere e pipa, Il pittore e la modella, Ritratto di Olga in poltrona, Le bagnanti, Natura morta con brocca e mele, Studi, La danza campestre, Due donne che corrono sulla spiaggia (La corsa), Paulo nei panni di Arlecchino, Il bacio, L’acrobata, Donna che lancia una pietra, La lettura, Nudo sdraiato, Donna in una poltrona rossa, Corrida: la morte del torero, Nudo in un giardino, Cappello di paglia con foglie blu, Testa, Ritratto di Dora Maar, La donna che piange, La supplice, L’artista davanti alla tela, La contadina, Uomo con cappello di paglia e cono gelato, Donna sdraiata che legge, Gatto che ghermisce un uccello, L’ombra, Jacqueline con le mani intrecciate, Le Déjeuner sur l’herbe, Giovane pittore, Il giullare, Donna che si pettina, Figura (progetto per un monumento a Guillaume Apollinaire), Testa di donna urlante, Testa di donna: Madeleine, Busto di donna con una mano alzata, Coppia che fa l’amore, Minotauro cieco guidato da Marie-Thérèse con piccione in una notte stellata, Donna con tamburello, Gatto che divora un gallo.
Le opere, esposte in ordine cronologico, manifestano tutte le fasi fondamentali della creatività multisfaccettata di un Pablo che si confronta con vari mezzi espressivi e mediatici. “Occhi vigili come fiori che di continuo si volgono al sole” . Le parole di Apollinaire tratteggiano un poetico ritratto dell’uomo Picasso, l’artista che, curioso del mondo, ha segnato, con i suoi sempre nuovi percorsi dell’invenzione, tutto il Novecento, determinando “le fasi artistiche della Modernità”.

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Settembre andiamo, è tempo di “cibus deorum”

I funghi, definiti dall’imperatore Nerone “cibo degli dei”, sono legati indissolubilmente ai cicli stagionali e alle condizioni climatiche. Per poter “andare a funghi” la temperatura deve essere compresa tra i 15 e i 25 gradi, la maggior parte dei funghi esige un clima caldo umido.
Propizie alla produzione sono le giornate afose che fanno seguito agli acquazzoni tardo-estivi. La stagione di maggiore produzione fungina è compresa fra i primi di Agosto e la fine di Settembre.

I funghi si trovano lungo le sponde dei fiumi, nei boschi, nei prati e nei pascoli, negli orti, nei giardini, nei parchi di città e sull’asfalto.

Possono crescere anche nelle case, in cantina, sotto il porticato, sulle travi di legno. L’habitat ideale però è il bosco, in tutte le sue varietà ed espressioni. Le zone migliori sono gli spazi aperti, la fascia di confine fra prato e bosco.

Non è facile dare un nome a tutte le specie che si incontrano e il loro riconoscimento è un’arte che si impara studiando e facendo esperienza.

Una preparazione di base include la conoscenza dei caratteri morfologici, di forma o macroscopici. Fondamentale è l’osservazione diretta dell’ esemplare.
Importante è rilevare i caratteri organolettici e studiare i caratteri ecologici (habitat, terreno…), occorre tener conto della reattività ad azioni con reagenti chimici, e dei caratteri microscopici, il cui rilievo è possibile solo attraverso l’uso di strumenti ottici adatti.

Per quanto riguarda i caratteri morfologici, possiamo raggruppare gran parte delle specie in tre famiglie:

  • le Agaricacee: con i carpofori portanti sotto il cappello delle lamine radiali, le lamelle.
  • le Poliporacee: sotto il cappello tanti tubicini appressati terminanti in piccoli fori, i pori.
  • Infine la famiglia delle Idnacee: sotto il cappello si nota la presenza di numerosissimi aghi, gli aculei.

In questa sintesi ci si riferisce a funghi di forma classica. E’ utile tenere sempre una guida per riconoscerli e passeggiare con un esperto quando possibile. Le regole sono poche: vi occorre un abbigliamento comodo, scarpe da trekking, un fischietto (nel caso in cui vi perdiate nel bosco), una bussola e, essenziale, un buon bastone di legno: servirà a spostare le foglie che potranno nascondere il fungo. Utilizzate un bastone robusto e lungo (non rompete i rami degli alberi per creare il vostro bastone, raccogliete da terra un ramo già secco).

Munitevi di un cesto che permetta all’ aria di circolarea all’interno e alle spore di cadere. Scegliete il cesto in maniera adeguata, create uno strato morbido in gommapiuma per il manico e un laccio che vi permetta di portare in spalla il cesto.

Portate con voi un coltello, per sollevare il fungo dalla base senza farlo rompere; se raccoglierete bene un fungo, questo vi tornerà utile nel riconoscimento.

Guardate ogni albero, fate attenzione ad ogni tipo di rigonfiamento sul terreno, aiutatevi con il bastone, smuovete le foglie, e se trovate un fungo non toccatelo, assicuratevi della sua non velenosità prima. Se inciampate in un fungo velenoso lasciatelo stare (non rompetelo, non calpestatelo contribuisce all’equilibrio dell’ecosistema).

Raccogliete solo i funghi di cui è sicura la commestibilità.

Ora siete pronti per partire.

Articolo realizzato grazie alla consulenza della Dott.ssa Gaia Luongo, tecnologa alimentare -esperta in micologia.

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