Ciao Tai

La principessa Orsini, gran dama e donna generosa, una mattina di diversi anni fa, mi ha passato un suo contatto dicendomi: “Lei è una mia amica, la Celebrity Manager di una grande casa di moda, una persona straordinaria, lavora per un marchio italiano noto anche all’estero, dovreste incontrarvi”.
La sua amica, che con il tempo è diventata anche mia amica, lavorava e lavora per Missoni;
così è nato il mio legame con la famiglia più colorata ed elegante della moda italiana.

Sarà perché ieri era un giorno di primavera e pareva essere estate, sarà perché sono una sporca sentimentale e quando voglio bene, voglio bene completamente, sarà perché amo lo stile, sarà per questi motivi e per tanti altri, che mi sento legata alla famiglia Missoni, anche e soprattutto, in momenti come questi:
Ottavio Missoni, soprannominato Tai, ci ha lasciati una manciata di ore fa.
Un tremendo senso di vuoto ha investito il mondo della moda, e non solo.
Chi era Tai?
Prima di tutto, un signore, nato a Ragusa, nel lontano 1921, un maestro nel suo mestiere, un creativo e un coraggioso, un atleta in gioventù e uno stilista campione del Made in Italy, un padre, poi, un nonno fiero nel pieno della sua maturità.
La vicenda della scomparsa di suo figlio Vittorio, avvenuta lo scorso gennaio, avrà inciso sul suo stato di salute; credo non ci sia dolore più grande di quello che si provi nel non sapere che fine abbia fatto un figlio, soprattutto se il peso degli anni, nonostante le numerose soddisfazioni, si fa sentire.

La vita è così. Dà e toglie a suo piacimento.

Per fortuna, prima di portarselo via, la vita, ci ha fatto dono della sua persona e del suo estro.

Il percorso di Ottavio è stato costellato da successi e amori, amori che lo hanno accompagnato lungo tutto il suo cammino. In primis, l’amore per Rosita, conosciuta durante i giochi olimpici del 1948, e mai abbandonata (è questo il Vero Amore? Riuscire, nonostante le vicissitudini della vita, ad abbandonarsi l’uno all’altra, senza lasciarsi mai?).

Oltre l’amore per lei, c’era l’amore per la numerosa, gentile e sorridente famiglia creata.

Ricordo il catalogo capi di qualche stagione fa: uno shooting fotografico realizzato con tutti i familiari, nella casa di Sumirago, il comune in provincia di Varese mai dimenticato, anche quando Milano, Parigi, New York e le altre città del mondo hanno aperto le braccia alla professionalità e alla creatività dei Missoni, doti che sono il sigillo di questa storica maison.

Dunque, lo sapete, mi piacciono i Missoni, e mi piaceva Tai, così raffinato, geniale, garbato e disponibile.

Ce ne son pochi in giro di uomini come lui. Uomini che conoscono l’entusiasmo, la passione e sanno governarli senza esserne governati.

Fortunatamente, ho avuto modo di conoscere Ottavio, di apprezzarlo.
Quando mi parlava di Napoli, per esempio, si illuminava.
Mi diceva :”Ah, Napoli, che meraviglia” e poi sorrideva, con quel suo sorriso dolce, incorniciato dalle rughe di una vita lunga e piena. Mi piacciono chiaramente, anche le creazioni Missoni, non solo l’unità di questa famiglia:
mi sento allegra, comoda, bella, quando avvolgo il mio corpo in un Missoni autentico (diciamolo ai cinesi che si prodigano nel creare copie di abiti: i finti Missoni non hanno niente di un pezzo originale, perché la qualità principale di un autentico Missoni è la sua anima; qualcuno faccia sapere a questi signori orientali che sarebbe meglio farla finita, non si può imitare l’eccellenza senza rischiare di essere ridicoli).

Da ieri siamo tutti un po’ più poveri, e non parlo solo dei modaioli ma anche di coloro che amano la coesione, i sorrisi, le sfumature.

Tornando a quello che mi piace, mi piace pensare che Tai ora sia lassù, in Paradiso, qualsiasi cosa questo non luogo sia, circondato da signore di classe, che, con discrezione, come piaceva a lui, indossano le sue ultime creazioni, in un cangiante attimo di eternità.

All rights reserved Alessia Luongo Di Giacomo.

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http://www.youtube.com/watch?v=jpNi-p_mnF4&sns=em

Ringrazio il super fashion Angelo Napolillo (Modaholic).

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