Your are getting distracted. Again. FOCUS.

Il primo focus online della rassegna Around Reading.

Mercoledì 20 ottobre alle ore 18.30 ci sarà l’incontro online con lo scrittore Pierdomenico Baccalario e l’esperto di storytelling digitale Matteo Pozzi dello studio creativo We Are Müesli.

Si parlerà della lettura, dell’immaginazione e del gioco; si proverà a dare consigli, ad essere di ispirazione per bibliotecari, docenti e genitori, vogliosi di trasmettere ai ragazzi la passione della lettura in un mondo sempre più digitale.

L’incontro riprende i temi del MEET the Media Guru con MinaLima e si colloca all’interno del programma Around Reading che MEET organizza per Fondazione Cariplo.

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Patti per la lettura

Giovedì 16 settembre, i Patti per la lettura e le reti territoriali
saranno al centro di un convegno nella Città di Chiari.

Uno strumento prezioso per promuovere la lettura attraverso l’attivazione di sinergie e collaborazioni tra territori e Istituzioni: i Patti, promossi dal Centro per il libro e la lettura attraverso il progetto Città che legge, contribuiscono allo sviluppo sociale e culturale delle realtà che li sottoscrivono. 

Già protagonisti durante la presentazione del Manifesto programmatico nell’ambito di Taobuk – Taormina Book Festival 2021 – di Patti per la lettura e reti territoriali si discuterà anche a Chiari, nella cornice di Villa Mazzotti, durante un incontro che intende segnare un ulteriore tassello nel percorso di iniziative della prima città insignita del prestigioso riconoscimento di Capitale Italiana del Libro

Organizzato dal Comune di Chiari e dall’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane (AICI), sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura, il convengo si propone come momento di aggiornamento e confronto sul sistema dei Patti e sulla capillarità tra presidi territoriali e istituti culturali locali;

vede la partecipazione di alcuni esperti invitati a riflettere sullo strumento di governance a partire dall’esperienza clarense e dalle sue virtuose relazioni.

Tra le più promettenti realtà territoriali della provincia di Brescia vi è senza dubbio quella della sponda gardonese, dove l’asse con il Vittoriale degli Italiani – casa/museo, progettata e realizzata cento anni fa come una sorta di libro da leggere “in pietre vive” – sarà oggetto di attenta disamina da parte del direttore del Centro per il libro e la lettura, Angelo Piero Cappello, ospite del panel:

“Realtà istituzionali come queste  – afferma – capaci, per la loro stessa natura e presenza sul territorio, di incidere in qualità e determinare innovazione nella promozione del libro e della lettura nei luoghi in cui operano, non possono non essere considerate come partner fondamentali nella costituzione delle reti locali per i Patti per la lettura. Occorre, anzi, che esse assumano rispetto ai Patti comunali e intercomunali la giusta collocazione di Istituzioni capaci di imprimere efficacia, al fianco delle istituzioni pubbliche locali, all’azione sinergica di tutti gli attori coinvolti, nella piena consapevolezza della loro imprescindibilità nella promozione della cultura, quindi del libro e della lettura”.

Una visione ampia per un obiettivo chiaro e puntuale: inserire le attività culturali e la valorizzazione della lettura al centro del dialogo con i luoghi e le principali istituzioni del territorio.

Accanto al Vittoriale, la Fondazione Morcelli Repossi, il Museo della Città e la Rassegna della Microeditoria, esempi di enti che, a Chiari come nel resto del nostro Paese, si adoperano in favore della fruizione libraria, e che trovano nei Patti per la lettura l’adeguata cornice in cui operare.  

Tra i partecipanti all’incontro, accolti dal sindaco di Chiari Massimo Vizzardi, dall’assessore alla Cultura Chiara Facchetti e dalla direttrice della Rassegna della Microeditoria Daniela Mena, il presidente del Centro per il libro e la lettura Marino SinibaldiValdo Spini (già parlamentare e ministro e ora presidente AICI), Marina Cattaneo (vicepresidente della Fondazione Anna Kuliscioff), Marta Inversini (direttrice della Fondazione Mondadori), Giordano Bruno Guerri (presidente del Vittoriale degli Italiani), Rosa Maiello (presidente Associazione Italiana Biblioteche), Stefano Parise (direttore del Sistema Bibliotecario milanese) e Annalisa Rossi (direttore soprintendenza archivistica e libraria della Lombardia).

Porteranno inoltre i propri saluti le onorevoli Flavia Piccoli Nardelli e Marina Berlinghieri, l’assessore alla Cultura della Regione Lombardia Stefano Bruno Galli, e i più alti dirigenti del Ministero della Cultura Paola Passarelli (Biblioteche), Annamaria Buzzi (Archivi) e Mario Turetta (Istituti Culturali).

Deal: ci si vede a Chiari.

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Good 4 u

Bentrovati.

Scopro con piacere che alcuni siti hanno THE BUGGY BRAIN in catalogo ma al momento non dispongono di copie (buon segno!).

In attesa che Amazon & Co. siano riforniti, vi ricordo che, grazie ad un contatto costante e diretto con l’editore, su questo blog il libro è sempre disponibile.

Mi auguro stiate trascorrendo un’estate serena, magari giocando a biliardino in compagnia del frinito delle cicale…

(Guarda video)

THE BUGGY BRAIN .mp4

Music: Good 4 u Olivia Rodrigo

Photo credits: @francescocaso_ _ _

https://www.ilsecoloxix.it/cultura-e-spettacoli/2021/06/15/news/l-asse-intestino-cervello-contiene-i-segreti-del-nostro-organismo-1.40392009

Libri consigliati

Interessante e ironico l’approccio di Just Mick:

https://youtube/XaUtkDpYtyo

https://cicaleebiliardino.com/the-buggy-brain/

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THE BUGGY BRAIN

I’M NOT JUST A PRETTY FACE, I HAVE A BRAIN TOO.

THE BUGGY BRAIN

IL CERVELLO BACATO

“Devi essere fiera” mi diceva un’amica, parlando del libro appena edito.

Ho riflettuto sulla sua affermazione.

Non mi appartiene il sentirmi fiera/orgogliosa: la fierezza e l’orgoglio hanno in qualche modo a che fare con l’arroganza, con l’ego, parole che non mi piacciono.

Il percorso che ha condotto al libro ha attinenza, piuttosto, con l’essere audace, intrepida, con la

gioia: una strana felicità mi ha pervaso durante l’intero processo creativo.

Una felicità legata alla scoperta, allo studio, alla ricerca.

Tutto ha avuto inizio nel primo lockdown, un momento sconcertante ed inatteso, il silenzio, l’isolamento sociale: le lunghe giornate non erano vuote ma piene di risposte.

Pagine e pagine di appunti, numerose mail scambiate con le diverse figure coinvolte – in quella che ho considerato da subito una vera avventura.

Un’avventura è stata, infatti, non scrivere d’amore, come ho sempre fatto nei miei libri, ma del complesso rapporto tra cervello e microbiota;

grande attenzione è stata dedicata alla dieta, al ruolo che gioca nel prevenire e curare le malattie neurologiche: fondamentali, per raggiungere gli obiettivi prefissati, sono stati il contributo scientifico e i suggerimenti alimentari di due esperti, senza questi a pungolarmi, a nutrirmi di informazioni, ci sarebbe di certo voluto molto più tempo, per arrivare all’ambìto risultato.

Dopo oltre un anno di restrizioni, riflessioni, visioni fertili e parole, è disponibile – per chi vorrà – questa nuova, affascinante fatica letteraria.

È stato stimolante veder nascere e svilupparsi un’idea, farlo mi ha permesso di accrescere le nozioni che possedevo sulla materia. Ho scoperto e sono venuta a conoscenza di dati che mi erano estranei. Mi sono impegnata ad “essere un po’ meno la me che conoscevo e a lasciare spazio alla me che avrei potuto diventare”, ho lavorato per non impantanarmi nelle “sacche di racconti ombelicali, in questo tempo che è quello del narcisismo di massa; aprire la mente, darmi la chance e lo spazio per fiorire, cambiare; me ne è stata offerta l’opportunità (dalla locuzione Latina ob portum, verso il porto: si riferisce ad un vento favorevole che permette alle navi di entrare in sicurezza nel porto) non ho esitato a coglierla, in modo disciplinato, concentrato.

In questo mestiere non puoi perdere l’istante, non puoi accontentarti: è una questione di metodo; come il mettere in dubbio costantemente la pagina scritta.

La medicina non è un dogma.

L’ottimismo, la passione, il buonsenso e la prudenza, la fedeltà alla curiosità: sono stati compagni non trascurabili.

Mi auguro di aver onorato il senso della notizia, di essere stata intraprendente nel comunicare, e sufficientemente generosa nel trasmettere ciò che ho appreso, corretta e sobria nel farlo, apparendo il meno possibile, per dar voce ai fatti, e che la scienza e la narrazione abbiano camminato di pari passo;

che abbia avuto la capacità di coinvolgere con un contenuto, che ci sia con voi quello che i tecnici chiamano engagement, insomma.

Sono piena di gratitudine perché finalmente, il libro può entrare nelle vostre case, nel vostro cuore, nelle vostre mani e soprattutto, nel vostro cervello.

Un ringraziamento particolare va al Professore Pasquale Striano,

all’editore, J.Medical Books,

al paziente, ironico e puntuale grafico Manomatta,

al Dottore Paolo Mainardi (neuro-chimico, fautore dell’importanza dell’asse intestino-cervello nelle patologie neurologiche) e a Kolfarma.

Ringrazio Francesco B. per l’aiuto e i consigli in campo tecnologico.

Grazie a Gaia Luongo e a tutti coloro che hanno sostenuto il progetto rendendolo realtà.

È un sogno che si avvera sapere che, magari, questo lavoro, potrà essere d’aiuto a qualcuno.

In calce, i riferimenti per acquistare il volume.

#The Buggy Brain

#book

#giornalismo medico scientifico

#J.Medical Books Edizioni

#Professore Pasquale Striano

#microbiota

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#dieta

#impaginazione e creazione #Gaetano Lombardi #manomatta

#illustrazione interna Seli

#Dottoressa Gaia Luongo

#Universal Book #stampa

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#Dr.Paolo Mainardi

#kolfarma

#Alessia Luongo Di Giacomo

#La Cicala

#ALDG

#in books we trust

#support THE BUGGY BRAIN!

Puoi ordinare la tua copia, è ora!

Edizione digitale (clicca qui – euro 8,64)

Versione cartacea (clicca qui – euro 25,00 + s.s.).

Mail di riferimento: thebuggybrainbook@gmail.com

Fino ad esaurimento scorte il volume sarà anche su Amazon, Ibs, Libreria Universitaria, Feltrinelli, Coop etc (in formato digitale il libro è disponibile in esclusiva su questo blog, altrove, lo troverete solo cartaceo).

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Il luogo dei sogni

Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle

Il Comune di Capalbio rende omaggio all’opera di Niki de Saint Phalle con una mostra curata da Lucia Pesapane.

Grazie alle testimonianze di amici e collaboratori, che con l’artista hanno dato vita al Giardino dei Tarocchi, l’esposizione racconta l’attualità del messaggio femminista, ambientalista, avanguardista che ci ha lasciato in dono. Più di 100 opere, tra sculture, disegni, video, fotografie comprese tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, alcune delle quali inedite e mai presentate al pubblico. La generosità dei collezionisti con la collaborazione della Fondazione Il Giardino dei Tarocchi, The Niki Charitable Art Foundation e Fondazione Capalbio hanno finalmente reso possibile questo importante progetto.

Il Giardino dei Tarocchi, splendido parco artistico situato in località Garavicchio nel Comune di Capalbio, è il risultato di una vita intera dedicata da Niki de Saint Phalle all’arte e la prova che i sogni possono diventare realtà, anche se si è donna, artista, imprenditrice e unica finanziatrice di una tale opera.

Il Giardino è la manifestazione di un microcosmo capace di rivelare le immagini archetipali più profonde e segrete del nostro inconscio. Per il visitatore che ne varca il muro perimetrale, il quale simbolicamente separa il mondo reale da quello immaginario, si apre un viaggio iniziatico che lo conduce a combattere draghi e diavoli e a imbattersi in regine e profeti per incontrare alla fine l’Angelo della Temperanza

Il Giardino dei Tarocchi è un luogo dove la vita è scandita dal ritmo del sole e della luna, e dalla volontà di condivisione. Questo percorso artistico, che si traduce in un vero e proprio agire politico, è attuale, in una realtà dove i concetti di reclusione e solitudine minano le basi di una società che l’artista desiderava  basata sul senso di partecipazione.

Niki condivide, valorizza e incoraggia i collaboratori a creare con lei in nome di un progetto collettivo dove protagonista assoluta è l’Arte. Già negli anni Ottanta mise in atto la sua ricerca per vivere una realtà compassionevole, empatica e ricca di valori. A partire dagli anni Cinquanta difese i diritti civili degli afro-americani. Negli anni Novanta fu forte la sua critica nei confronti del vecchio Continente, che promulgava una ascesa pericolosa del conservatorismo, in favore della sua idea d’Europa: unita e progressista. “Sogno di abitare in uno spazio senza frontiere”- ha sempre dichiarato. Le sue riflessioni riguardo alle questioni ecologiche e al cambiamento climatico diventarono sempre più urgenti, soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Alla luce di questi impegni, Niki avrebbe certamente considerato la crisi che stiamo affrontando cruciale per creare qualcosa di nuovo. Profondamente convinta della capacità umana di innovazione e reinvenzione avrebbe probabilmente interpretato questo tempo come un momento di presa di coscienza che può aprire una via contro l’arroganza e l’aggressività del sistema politico, economico e finanziario. 

La mostra si svolge in due luoghi espositivi: ognuno di questi ha una sua anima specifica. A Palazzo Collacchioni, si ripercorre la storia del Giardino dei Tarocchi, dalla fine degli anni Settanta ad oggi: foto, video, sculture e collages. Nella Galleria Il Frantoio vengono esposti alcuni lavori storici, tra cui gli assemblages degli anni ’60, maquettes in creta cruda preliminari alla realizzazione del Giardino, suo capolavoro finale, e inediti video di archivio. 

In questa sede le scelte curatoriali hanno privilegiato l’analisi del linguaggio simbolico dell’artista soffermandosi sull’interpretazione delle carte dei Tarocchi. Sono inoltre esposte sculture delle carte, accompagnate da litografie, disegni e citazioni. Da molti anni Lucia Pesapane ha curato retrospettive su Niki de Saint Phalle, da quella organizzata al Grand Palais a Parigi nel 2014, a quella al Guggenheim Museum di Bilbao e al The National Art Center di Tokyo.

“Il Giardino dei Tarocchi era il mio sposo, il mio amore, era tutto per me. Nessun sacrificio era troppo grande per lui”.

Nanas, madri, dee: le donne di Niki de Saint Phalle

“Molto presto capii che erano gli uomini a detenere il potere, ma quel potere lo volevo anche io. Avrei rubato loro quel fuoco. Non avrei accettato i limiti imposti alla mia vita solo perchè ero una donna. No, sarei entrata anche io nel mondo degli uomini, che mi sembrava essere avventuroso, misterioso ed eccitante”.

Niki de Saint Phalle a Capalbio

“Il Giardino dei Tarocchi non è il mio giardino, ma appartiene a tutti coloro che mi hanno aiutata a completarlo. Questo giardino è stato fatto con difficoltà, con amore, con folle entusiasmo, con ossessione e, più di ogni altra cosa, con la fede. Niente e nessuno avrebbe potuto fermarmi. Come in tutte le fiabe, lungo il cammino della ricerca del tesoro, mi sono imbattuta in draghi, streghe, maghi e nell’Angelo della Temperanza”.

Il Giardino dei Tarocchi: tra immaginario simbolico e mitologia personale

Se la vita è come un gioco di carte, noi siamo nati senza conoscerne le regole e dobbiamo dunque accontentarci di quello che abbiamo in mano e fare il nostro gioco. I Tarocchi mi hanno permesso di capire meglio il mondo spirituale e i problemi della vita; ho consapevolezza delle difficoltà che si devono superare per passare alla prova seguente e trovare alla fine del gioco la pace interiore ed il giardino del paradiso”.

Luogo dei sogni – Il Giardino dei Tarocchi 

Una mostra diffusa sul territorio del Comune di Capalbio, muovendosi da due luoghi nel borgo antico, si giunge al Giardino dei Tarocchi, la sua opera più significativa. Il progetto allestitivo richiama l’universo rotondo, morbido e colorato dell’artista e si ispira a un concetto a lei caro: “Mi piace ciò che è rotondo, curve, londulazione, il mondo è un seno. Non mi piace langolo retto…”.

Sono state appositamente ideate particolari strutture in legno dalle forme sinuose, modellate con una macchina laser e dipinte con i colori preferiti dell’artista, che ospitano le opere.

Tramite il Giardino dei Tarocchi, per la simbiosi raggiunta con questo lembo di terra – scrive Maria Concetta Monaci, Presidente di Fondazione Capalbio – Niki racconta e svela una terra che l’ha accolta e amata. Quando realizzò una mano aperta sulla testa della carta del Mago per nascondere la vista in lontananza della contestata centrale nucleare di Montalto di Castro, dimostrò di condividere i principi degli ambientalisti riconoscendosi nelle loro battaglie. È in questa perfetta simbiosi tra territorio e artista che Fondazione Capalbio, vuole fornire un elemento che possa essere riconosciuto, non solo per il litorale e il ricco entrotroterra, ma anche per i suoi contenuti culturali. Il parco di sculture di Niki de Saint Phalle, considerato una delle maggiori espressioni dell’arte ambientale, si inserisce perfettamente nel territorio, che si nutre a sua volta dei messaggi di pace, di speranza, di gioia dell’artista.

Con il contributo di

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Un viaggio spettacolare

In occasione della Giornata Internazionale dei Monumenti e dei Siti UNESCO, il portale italiana del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dedica un approfondimento ad Archeo3D’Italia, la nuova piattaforma web che propone mappe interattive e video-documentari dedicati ai siti archeologici italiani riconosciuti nell’elenco del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (il nostro Paese, assieme alla Cina, è il più rappresentato nella lista). 

Archeo3D’Italia offre uno spettacolare viaggio virtuale alla (ri)scoperta di preziosi tesori, in attesa di poter tornare a visitarli anche dal vivo:

  • Roma Antica (Fori e Colosseo);
  • Area Vaticana (Circo di Caligola e Antica Basilica di San Pietro);
  • Pompei (Foro e Teatri);
  • Agrigento (Acropoli e Tempio di Zeus);
  • Aquileia (complesso della Basilica patriarcale);
  • Brescia (Capitolium Romano);
  • Città di Verona (Arena);
  • Necropoli Etrusche di Cerveteri;
  • Villa Adriana di Tivoli;
  • Paestum;
  • Siracusa;
  • Piazza Armerina (Villa Romana del Casale).

Ad ogni luogo sono dedicati videoclip in computer grafica 3D, che mostrano alzati e restituzioni virtuali degli scavi visitati, fruibili in italiano e in inglese. Un modo divertente per conoscere l’assetto originario di questi affascinanti luoghi, le diverse fasi della loro evoluzione e le relazioni con il contesto naturale e storico in cui sono inseriti.

La piattaforma è stata realizzata in collaborazione con Altair4 multimedia, specializzata nella ricostruzione 3D di siti antichi.

Inaugurato il 4 marzo dal Ministro Luigi Di Maio, il portale italiana è dedicato alla promozione della cultura, della creatività e della lingua italiana.

Nato con l’obiettivo di proporre una moderna narrazione del nostro Paese all’estero e, aperto alla cultura nella sua accezione più ampia (musica, letteratura, teatro, danza, cinema, arti visive e performative, fumetto, digital art, design, architettura, storia, archeologia, enogastronomia…), il sito raccoglie produzioni audio-video, approfondimenti, interviste, bandi, opportunità e molto altro.

La cultura è paragonabile ad un rapporto d’amore: richiede tempo ed attenzione, ma, a differenza di alcune relazioni interpersonali, non disattende le aspettative. Mai.

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Mattinate napoletane

Il 12 marzo del 1860 nasce a Napoli – lo dice la storia, non io – uno dei più grandi scrittori dell’Ottocento: Salvatore Di Giacomo.

Volevo scrivere di Lui, Il Poeta, da tempo, oggi trovo lo spunto per farlo.

In occasione dell’anniversario della nascita è uscita (Polidoro Editore) la raccolta di racconti Mattinate napoletane.

Dopo aver lasciato gli studi di medicina per dedicarsi al giornalismo, Salvatore Di Giacomo si fece interprete di quello che amava definire “verismo sentimentale”.

Una scrittura, la sua, capace di cogliere sfumature impercettibili, elementi che sfuggono a chi ha una sensibilità poco sviluppata, un cuore non allenato.

Mattinate napoletane, apparso per la prima volta nel 1886, rappresenta fortemente lo spirito narrativo di Di Giacomo.

Si tratta di 15 novelle nelle quali si percorre un viaggio tra le parole, un ritratto de “La città dolentehttps://g.co/kgs/BrQRB2

dove si mescolano racconti bizzarri – ne è esempio quello del canarino poeta – e comuni.

Di Giacomo guida con maestria il lettore attraverso i vicoli partenopei pullulanti di vita e sfumature.

Si mise in cammino, scendendo per Toledo, con le mani in tasca e la testa china, tutto pensoso. Che si sentisse dentro, lui stesso non lo sapeva.

Il racconto si chiama Scirocco, come il vento caldo che proviene da sud-est.

Napoli, Marzo 1885

CARISSIMO PAOLO,
Io non ho, qui a Napoli, con chi sfogare certe mie piccole pene, che mi pare abbiano tutta la buona intenzione di rimanersene meco alloggiate, in questa cameretta mia solitaria. Non ho stretto amicizia con nessuno, apposta per non dare a nessuno il modo di subitamente allontanarsi da me per qualche improvvisa scappatella che mi facesse il morboso carattere mio. Vivo solo e tranquillo in questa mia stanza, dalla quale esco a prima ora di mattina per trovarmi all’Istituto, e un po’ a sera, col tempo buono, per avvelenarmi con una chicchera di caffè e con un sigaro napoletano. Il caffè, per acquaccia nera che sia, mi permette di studiare e di leggere fino a notte avanzata, e ciò mi fa bene, lasciandomi dimenticare, sviando il pensiero e interessandomi a qualche cosa fuori di me stesso.

Tracce di malinconia e sentimento nell’opera del poeta, drammaturgo novelliere e saggista.

Quando ho deciso di aggiungere il cognome di mia madre, discendente di Salvatore Di Giacomo, a quello di mio padre (che per nulla al mondo avrei depennato) non molti hanno capito perché volessi farlo. Hanno letto questa scelta come una delle mie stravaganze: non lo era; aveva a che fare con il sangue anzi, con il sanguigno, con l’amore, con la passione per la penna, per l’alta e affilata parola.

Di Giacomo fu autore di numerose e note poesie in lingua napoletana (molte delle quali poi musicate) che costituiscono una parte importante della cultura popolare partenopea.

 

È stato un artefice dell’epoca d’oro della nostra canzone.

Fu tra i fondatori, assieme a Benedetto Croce e ad altri intellettuali, della nota rivista di topografia e arte Napoli nobilissima. Fu nominato accademico d’Italia nel 1929.

Il suo esordio risale al 1882, quando la casa editrice Ricordi lo mise sotto contratto e fece pubblicare Nannì e E ghiammoncenne me’.

Alcuni suoi versi sono stati musicati dal compositore abruzzes Francesco Paolo Tosti per quella che resta una delle più famose canzoni in lingua napoletana, Marechiare e dal musicista Mario Pasquale Costa di cui ricordiamo anche Era de maggio, nella quale due giovani innamorati ricordano il loro primo incontro: a maggio, in un giardino profumato di rose. C’è poi Luna Nova e la spensierata Oilì oilà che irritò i benpensanti milanesi che non si sapevano spiegare il motivo di tanta ilarità in una città appena colpita da gravi epidemie (È Napoli, bellezza!).

Marechiare si rivelò un ritratto per questo villaggio tra le rocce di Posillipo (il nome Posillipo deriva dal greco Παυσιλυπον e letteralmente significa «che fa cessare il dolore»)

nel quale Di Giacomo immaginò una bella ragazza, di nome Carolina, che si affaccia da una finestra ricca di piante di garofano. Sempre nello stesso anno con la collaborazione di Costa produsse un altro successo, la canzone appassionata Oje Carulì. Nel 1888 pubblicò la scanzonata Lariulà e scrisse la celeberrima ‘E spingule francese.

Fu anche autore di opere teatrali, tra cui Assunta Spina, probabilmente il suo dramma più noto (tratto dalla sua novella omonima) ripetutamente rappresentato e poi adattato per il cinema e per la televisione.

Altra opera importante fu O mese mariano, dalla novella Senza vederlo interpretata, poi, in televisione, da Titina De Filippo.

Scrisse i drammi ‘O voto, dalla novella Il voto, A San Francisco, dalla collana di sonetti omonima, e Quand l’amour meurt

Il giornalista Roberto Minervini, ricordando Salvatore Di Giacomo, scrisse:

«Alle trattorie di lusso preferiva nascoste osterie ove tra una pietanza e l’altra rimaneva trasognato, né valevano a ridestarlo le sue canzoni, sonate e cantate per fargli onore dai posteggiatori di quei pittoreschi locali. Non amava Marechiare, la più celebre di tutte, perché veniva indicato non come l’autore di Ariette e Sunette ma come l’autore di Marechiare. Il puntuale riferimento lo infastidiva e lo innervosiva: una sera al Gambrinus, abituale convegno di letterati, giornalisti e uomini politici, gli fu presentata una signora che non gli risparmiò il dolore, poco dopo fu visto allontanarsi, salutando appena con un gesto».

Era zio del virtuoso percussionista, batterista Gegè Di Giacomo e del mio amato nonno Giuseppe Di Giacomo.

Morì nella sua abitazione in Via S. Pasquale a Chiaia, nella notte del 5 aprile 1934 all’età di settantaquattro anni, dopo aver donato al mondo le sue parole, la sua anima e la sua arte.

Se v’è cosa bella ed alta e onorevole questa è l’arte davvero. Ed ella non accoglie fratellanze volgari, non tollera ammonimenti insinceri, non s’adombra per voci petulanti.
Se arte è – da sola vive, s’esalta e s’illumina.

“La poesia di Salvatore Di Giacomo scapigliata, verista, decadente ad un tempo, si caratterizza per essere lirica e fantastica: ha il senso del misterioso; pova il fascino del passato” (Benedetto Croce).

“Salvatore Di Giacomo morirà solo quando Marechiaro (che ora ha una via intitolata al suo nome) e l’intera Napoli avranno cessato di esistere…” (Giuseppe Marotta).

“Salvatore Di Giacomo, poeta, narratore, drammaturgo, autore di canzoni, storico, giornalista, bibliotecario, è da ritenersi per la qualità della sua arte, per la sua opera, e per il suo valore di studioso il più illustre letterato napoletano; ha rappresentato un vertice assoluto della cultura del suo tempo, non soltanto a Napoli, ma anche in Italia e all’estero. È  immagine velata e musicale del suo tempo interiore” (Vincenzo Regina).

Nu pianefforte ‘e notte sona luntanamente, e ‘a museca se sente pe ll’aria suspirà. È ll’una: dorme ‘o vico ‘ncopp’a sta nonna nonna ‘e nu mutivo antico ‘e tanto tiempo fa. Dio, quante stelle ncielo! Che luna! E c’aria doce Quanto na bella voce vurrìa sentì cantà. Ma sulitario e lento more ‘o mutivo antico; se fa cchiù cupo ‘o vico dint’a ll’oscurità. L’anema mia surtanto rummane a sta fenesta. Aspetta ancora. E resta, ncantànnose, a penzà. (Pianefforte ‘e notteAriette e sunette).

Rosa, si chiove ancora nun t’ammalincunì, ca d’ ‘o bontiempo ll’ora sta prossema a venì. Nun vide? ’E luce ’e sole luceno ’e st’acqua ’e file; è ‘a morte d’ ’e vviole, so’ ’e lacreme d’Abbrile. Ma mo cchiù ffresca e ffina ll’aria se torna a fa’… Meh !… A st’aria d’ ’a matina. Rosa, te può affaccià. Aràpe ’e llastre : aràpe sta vocca piccerella addó sulo ce cape nu vaso o na resella canta: chist’ è ’o mumento; tu cante e io, chiano chiano, mme faccio ‘a barba e sento, cu nu rasulo mmano. E penzo: «’A ì ccà; s’affaccia… Mm’ ha visto… Mme saluta …» E c’ ’o sapone nfaccia dico: – Buongiorno, Ro’!…(Buongiorno, Ro’!Ariette e sunette).

Vocca addurosa e fresca, vocca azzeccosa e ddoce,  addò c’ ‘o tuoio se mmesca stu sciato, addò la voce  è musica, è suspiro,  è suono cristallino… (da Vocca addurosaTutte le poesie, Newton Compton editori, 1991).

Quanno sponta la luna a Marechiare pure li pisce nce fanno all’ammore se revotano ll’onne de lu mare, pe la priezza cageno culore, quanno sponta la luna a Marechiare… (da A MarechiaroCanzoneTutte le poesie, Newton Compton editori, 1991).

Era de maggio e te cadeano nzino a schiocche a schiocche li ccerase rosse, fresca era ll’aria e tutto lu ciardino addurava de rose a ciente passe. (da Era de maggioCanzone, 1885).

E menato ncopp’ ‘o lietto guardo, guardo nnanze a me… tengo ‘o sole de rimpetto dint’ ‘o core tengo a tte. (da CuntroraVoce luntaneTutte le poesie, Newton Compton editori, 1991).

Napoli è una città bella e singolare – singolare principalmente. Le sue cose rare sono mescolate alle comuni – le nobili alle volgari – a pochi passi dal silenzio è il rumore – prossimi a’ luoghi più luminosi ed aperti sono le ombre e il mistero – accanto a un monumento medievale è un lurido fondaco o un vicolo e, forse, alle spalle d’un tempio un lupanare. Ciò che è qui da per tutto, è la vita: la vita popolana, pulsante e ininterrotta, che passa e si rincorre e scivola lungo i muri del monumento e del tempio, che s’addensa e si sparpaglia, e s’agita ed urla o impreca, sotto un fulgido sole che par quasi la fecondi, e investa a un tempo col suo lume diffuso questa folla dell’ultima ora e i ruderi d’un teatro greco, e quel che fu il tempio insigne dei Dioscuri, e una chiesa angioina, e il pallido chiostro d’un antico convento di monache armene…

Quelle sono, a parer mio, le opere d’arte più impressionanti le quali in coloro che, dopo d’averne rilevato tutto il fascino, se ne sono allontanati lasciano un punto impaziente e quasi tormentoso, l’eco, vorrei dire, di quella fiduciosa voce dell’artista il quale par che desideri di continuare il suo sogno nell’anima degli altri e dica loro: CERCATE

#culturanapoletana

#popolo

#poesia

#napoli

#premiosalvatoredigiacomo

#radici

#famiglia

TRACCE:

Salvatore Di Giacomo

https://youtu.be/WGfkjAOaJGg
https://youtu.be/F8bQ9gHHh28
https://youtu.be/g6_3Y7p4sfg
https://youtu.be/W2piXWkB440
https://youtu.be/S94KmXIF2Ts
https://youtu.be/sKJscHOz8I8
https://youtu.be/PzseZ4NqYNE
https://youtu.be/xxGt-BMpglc
https://youtu.be/ia78dAkuCjk
https://youtu.be/6n5mY-LfuEU
https://youtu.be/Zhn1VKo9Uyc
https://youtu.be/m1Oh89XKNXM

Gegè Di Giacomo

https://youtu.be/LgM2ls2SW5g
https://youtu.be/LL7nj6VC2yg
https://youtu.be/qjE8aNJLdV4
https://youtu.be/MNBTyjX4g2U
https://youtu.be/a0zwYA-XJpw
https://youtu.be/y1FS4CMhrr0
https://youtu.be/VyUCTXttSA0
https://youtu.be/XlQWi1nrXu0
https://youtu.be/LEoxei7AUBs
https://youtu.be/R-AAAi4GzUo
https://youtu.be/w0F9KszdOy4
https://youtu.be/K8hneWP8XZY
https://youtu.be/gyt8xs_6MrE
https://youtu.be/HRuqrRrxvYc
https://youtu.be/6lglEVRjjVc
https://youtu.be/wed02pbvKyI

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Raccontami di lei

Università di Padova

8 marzo, 8 racconti, 8 artiste, letterate, scienziate.

Raccontami di lei.

Un’occasione per riflettere sui traguardi raggiunti e sulle sfide da affrontare nel campo della parità di genere.

La Giornata Internazionale della Donna sarà celebrata dall’Università di Padova attraverso un messaggio video corale al femminile: una maratona digitale a cui prenderanno parte otto protagoniste dell’attuale panorama culturale e scientifico, che pone un ulteriore tassello al percorso di avvicinamento alle celebrazioni per gli 8 secoli dell’Ateneo nel 2022.

Il progetto vedrà susseguirsi in loop, sul sito e sui social dell’Ateneo, per tutto il giorno, otto clip realizzate dalle ambasciatrici coinvolte, invitate a esplorare l’universo femminile da una duplice prospettiva: biografica, proponendo il ritratto di una donna esemplare per il percorso intellettuale, personale o professionale, e lirica, attraverso reading di componimenti della propria produzione ritenuti  significativi.

Questo programma per l’8 marzo 2021 prosegue idealmente il lavoro iniziato con il volume: ‘Raccontami di lei. Ritratti di donne’, in cui sono raccolte le vicende di alcune grandi donne del passato accomunate dall’esperienza fatta a Padova.

Il video propone un viaggio tra le epoche e le arti.

Si rifletterà sull’attualità di Paesi lontani con la poetessa Cristina Ubah Ali Farah che parlerà di Saado Cali Warsame, poetessa, cantante, attrice e attivista politica uccisa a Mogadiscio nel 2014; Nadia Fusini, esperta di letteratura inglese, si approccerà

a Virginia Woolf in modo poco accademico, proprio come farà Laura Pugno: con la lettura di alcuni dei suoi componimenti ne metterà in luce il lato più introspettivo. Proseguendo con l’arte della scrittura, se Igiaba Scego accenderà i riflettori su due donne di fine ottocento, la scultrice Edmonia Lewis e l’ostetrica e attivista Sarah Parker Remond, Rosella Postorino e Nadia Terranova si concentreranno su Marguerite Duras e Simone de Beauvoir soffermandosi sulla libertà intellettuale che emerge dalla vita e dalle opere delle due icone della letteratura francese.

Infine, si passerà alla scienza: la figura di Anna Morandi Manzolini, scienziata settecentesca, anatomista e scultrice, sarà narrata dalla storica dell’arte Alessandra Sarchi;

Licia Troisi, divulgatrice scientifica, si dedicherà alla storia di Henrietta Swan Leavitt, astronoma statunitense, del gruppo delle “donne computer”, il cui contributo alla ricerca è stato determinante e, come troppo spesso accade, dimenticato.

Raccontami di lei: un mosaico di volti, voci ed esperienze.

unipd.it
#raccontamidilei
#8marzoUnipd

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In real, in web, in world

La rassegna dedicata alla scoperta delle realtà immersive e del loro impatto sui mondi dell’arte, dei media e del business a cura di MEET. 

Dai video 360 alla Realtà Virtuale passando per la Mixed Reality, i virtual tour e i social world per avatar:

si intende presentare l’ecosistema multiforme delle realtà immersive con una prospettiva internazionale, fruibile anche a chi conosca poco (o nulla) del fenomeno.

Il ciclo di eventi si apre giovedì 25 febbraio con l’inaugurazione di Synthetic Corpo-Reality, la mostra di digital arts a cura di Julie Walsh, esperta statunitense di immersive technology art;
nello spazio MEET allestito dentro la piattaforma Mozilla Hubs sarà possibile visitare l’exhibit e interagire con la curatrice, gli artisti e gli altri visitatori per mezzo del proprio avatar

Durante l’opening sono previsti interventi di Maria Grazia Mattei, founder e Presidente MEET e della curatrice.
In real, in web, in world prosegue per tutta la primavera, articolandosi lungo tre track o linee tematiche.

La prima track indaga le declinazioni delle realtà immersive nelle arti visive.

La seconda track esplora il mondo dei media.

La terza track si apre alle imprese.

In real, in web, in world è un progetto ideato, curato e organizzato da MEET con la media partnership di RAI Cinema Channel

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Un museo tecnologico

MANN: GLADIATORI, PIATTAFORME DIGITALI, NUOVE COLLEZIONI, VIDEOGAME.

Il 2021 sarà un anno all’insegna dell’innovazione e della tecnologia per il MANNMuseo Archeologico Nazionale di Napoli

Si partirà con la mostra de “I Gladiatori”, il prossimo 8 marzo. Sarà ricostruita e riprodotta digitalmente, la sequenza delle pitture perdute dell’Anfiteatro di Pompei.

Si potrà effettuare un ‘viaggio nel tempo’ rileggendo la fortuna dei gladiatori nella storia, nelle arti visive e nel cinema.

Molte le novità:

«Le difficoltà nell’anno del Coronavirus hanno agito da sprone, favorendo un’accelerazione»,  racconta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini.

«Non avremmo potuto conseguire certi risultati, se non ci fosse stata a monte una visione che partiva da lontano.

La rivoluzione del MANN è iniziata quando abbiamo deciso di veicolare i contenuti e il messaggio del Museo sotto diversi tipi di linguaggi, online e offline».

Tra le iniziative: il secondo capitolo del videogioco Father and Son, la piattaforma digitale per scoprire il museo, il nuovo Atrio con gestione elettronica dei flussi. 

Interessanti, le disseminazioni artistiche promosse dal progetto OBVIA- Out of boundaries viral art dissemination, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Una nuova esperienza di Museo.

Si utilizzerà la tecnologia per fornire ai visitatori nuovi percorsi, come quelli che accompagneranno la mostra ‘I Gladiatori‘.

«Partendo dalla collezione di proprietà del Museo e da reperti unici al mondo, offriremo una ricostruzione digitale delle armi», ci informa Giulierini.

«La fedeltà sarà tale che si potrà rivedere il bronzo luccicare come oro».

Dalla primavera, al via la nuova piattaforma ICT del MANN: si potrà partecipare ad una visita virtuale assistita da una guida remota con funzionalità e-learning. 

Si organizzeranno itinerari digitali per gruppi di visitatori, i quali saranno in grado di connettersi. 

Il MANN si riavvicina al mondo dei videogiochi, dopo l’avventura  di Father and Son del 2017

«Quella è stata un’esperienza straordinaria, con quasi 5 milioni di download in tutto il mondo», ricorda il Direttore, annunciando che a maggio arriverà il secondo capitolo del game. 

«Lo abbiamo sviluppato ascoltando i consigli, i commenti e le sollecitazioni degli utenti, che ci hanno spinto ad approfondire percorsi narrativi solo accennati nella prima puntata. 

Father and Son 2 sarà anche un interessante esperimento di autofinanziamento, in un momento in cui – come tutti gli altri istituti – anche noi stiamo vivendo una situazione di criticità a causa della contrazione degli ingressi legata all’emergenza pandemica.

Per il download del gioco chiederemo un piccolo contributo, inferiore a 1 euro. Siamo curiosi di vedere la risposta del pubblico».

Sarà poi la volta di MannCraft Fuga dal Museo.

Il primo rappresenta lo sbarco del MANN nell’ecosistema virtuale di Minecraft, gioco disponibile su PC, console e smartphone/tablet, (oltre 200 milioni di copie vendute nel mondo) con una versione del Museo – dal palazzo storico alle collezioni. 

Fuga dal Museo sarà invece un audiogioco che consentirà di interagire con le opere, tra enigmi e misteri, con la possibilità della fruizione per non vedenti e ipovedenti.

Merita attenzione la decisione di aprire al pubblico l’Atrio del Museo.

«Seguendo l’esempio di importanti istituzioni internazionali, vogliamo creare una sorta di foyer ospitale». 

In un’ottica di inclusività e accessibilità (Il museo come un grande luogo d’incontro).

Grazie ai finanziamenti del Programma Operativo Nazionale ‘Cultura e sviluppo 2014-2020′, si valorizzerà l’esperienza del visitatore. 

«Quando un progetto è in cantiere, il nostro obiettivo rimane salvaguardare l’originale.

Gli originali rappresentano la forza e la ricchezza, non avrebbe senso metterli in competizione con qualcos’altro. 

Il digitale può fornire un punto di vista diverso e aiutare il visitatore a cogliere dei particolari che altrimenti non sarebbero visibili.

In tal modo, la tecnologia di videomapping può mostrare un mosaico nella sua collocazione naturale sul pavimento.

Nel complesso, le tecnologie aumentano il coefficiente di interattività, seguendo una missione: quella di un museo che non impone ma propone differenti possibilità culturali.

È un discorso che riguarda tutti i linguaggi e la loro capacità di raccontare qualcosa di diverso.


L’antichità non era fatta solo d’arte, era un mondo pieno di tecnologia. Senza di essa, nessuno sarebbe mai riuscito a costruire strutture meravigliose come il Partenone.

Il MANN è un Museo che celebra la tecnologia antica e sposa quella moderna» conclude Giulierini.

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Epifania in pandemia

La situazione mi è un po’ sfuggita di mano. Ho cucinato per un reggimento!

Per fortuna, i miei amici sono ottime forchette e non disdegnano l’asporto.

#comfortfood

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StappAMI Christmas edition

Just because some of you asked for it…
StappAMI is again available in a special Christmas edition.

Ringrazio coloro che lo hanno già ordinato e quelli tra voi che lo faranno per Natale, o per il nuovo anno (clic sul tasto in alto a destra, da dispositivo mobile visualizzare il sito intero)

– non sono sola a ringraziarvi, con me c’è Gaia, mia sorella: si è rivelata ancora una volta, perfetta ‘partner in crime’!

E tu, hai già preso StappAmi?

Mi auguro non accada come con i libri: molti li cercavano quando anche le copie delle ristampe erano esaurite.

Bisogna stare al passo, come con i Kardashian.

#keeping up

Info: stappami@yahoo.com

(Guarda video)

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Il libro è un salvagente

Nel 2021, tutte le persone che saranno ricoverate al Sant’Orsola riceveranno in dono un libro.

Un compagno di viaggio per attraversare giornate importanti ed uscirne arricchiti.

Ci si augura che il nuovo progetto con cui Fondazione Sant’Orsola accoglie il 2021, possa aiutare a lasciarsi alle spalle un anno catastrofico come quello che volge al termine.

Un’idea nata dall’attività dei volontari della Onlus e sviluppata insieme a Coop Alleanza 3.0,

nella persona del consulente Romano Montroni, presidente del Consiglio scientifico del Centro per il Libro e la Lettura.

L’iniziativa vedrà la luce grazie alla generosità di tre sponsor – 

BPER Banca, Unipol Gruppo UniSalute – e alla sensibilità delle case editrici del Gruppo Mondadori, che hanno accettato di stampare per l’occasione 24.000 volumi.

Tre i titoli: Jane Austen, Emma; Jack London, Martin Eden; Cesare Pavese, La casa in collina.

Tre classici.

Il progetto ha ricevuto il patrocinio del Centro per il libro e la lettura, istituto autonomo del Ministero dei Beni culturali;

non appena l’emergenza sanitaria sarà terminata (…) e i reparti verranno riaperti, i volontari della fondazione consegneranno i libri ai pazienti.

Fino ad allora, la distribuzione avverrà grazie alla collaborazione dei coordinatori infermieristici, che al momento del ricovero, oltre ad assegnare il letto, chiederanno di scegliere un titolo.

“I libri sono decisivi per la crescita di una persona – spiega il presidente di Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella – e per il suo benessere: alcuni pazienti arrivano già con un libro, lo portano come si porterebbe un salvagente prima di affrontare una traversata tra le onde”.

Nei paesi anglosassoni la biblioterapia è un’attività riconosciuta: all’interno del National Health Service esiste un dipartimento che si occupa della lettura.

Il rapporto tra la salute dell’individuo e l’arte ha radici profonde anche nella nostra cultura; pensiamo, per esempio, ai primi ospedali nati in Italia, come Santa Maria della Scala a Siena: malati e pellegrini erano accolti e curati in sale decorate dai più grandi pittori e scultori, i sofferenti erano ‘immersi’ nella bellezza.

‘La prima cosa che deve provare a fare chi attraversa un periodo di fatica, di dolore o di malattia è prendersi cura di sé – sottolinea Enrico Selva Coddè, amministratore delegato Einaudi e Mondadori Libri Trade.

– Sembra facile, ma a volte risulta impossibile.

Può aiutare allora un gesto. Quel gesto è aprire un libro e rimanere a tu per tu con la voce che parla dalle sue pagine.

Una voce che si dedica a noi, all’intreccio indissolubile tra corpo e immaginazione.

Tre classici: sono quelli che amiamo rivedere;

i classici, sosteneva Italo Calvino, sono i libri dei quali si sente dire: ‘Lo sto rileggendo’.

Che sia l’arguzia e l’ironia di Jane Austen, il coraggio e la tenacia di Jack London, il realismo e la malinconia di Cesare Pavese, di certo, questi aiuteranno i loro lettori a sentirsi meno soli.

Un anno fa, la Fondazione Sant’Orsola aveva radunato una ventina di volontari – ex librai, maestre in pensione, appassionati della lettura – facendo partire il progetto “Libri in corsia”.

In poche settimane erano stati mappati 1745 libri presenti in alcuni reparti, costruendo un catalogo online da cui i pazienti avrebbero potuto richiedere un volume presente in un altro reparto; i volontari poi avrebbero provveduto a farglielo avere. La pandemia ha bloccato alla radice, per motivi di sicurezza, la possibilità di scambiarsi libri in ospedale; i volontari non hanno voluto fermarsi: hanno pensato che, se non si possono prestare,

i libri, si possono sempre regalare.

That’s all folks!

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La formica senza la cicala

Ironico, sofisticato e pungente as always, Fabio Magnasciutti.

GRAZIE.

Mannaggia al virus mannaggia.

#DPCM

#covid

#cicala

#restrizioni

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Il genio ribelle

Diego… Diego… Diegooooooo nooooo.

Sei arrivato al S.Paolo di Napoli un 5 luglio qualsiasi, e niente, di lì in avanti, è stato più come prima.

Oggi il mondo ti ha perso. Noi, tifosi napoletani ti abbiamo perso.

Il calcio ti ha perso.

Ha perso il suo scugnizzo, la sua anima.

Diego. Non trovo le parole. Pure questo sei riuscito a fare. A silenziarmi, singhiozzi a parte.

Quando abbiamo girato un film insieme, TU ed io (Gesù, io con TE), ero felice come lo sono stata solo quando ho amato davvero,

ma allora, allora non sapevo. Allora eri tu, la misura della felicità.

Diego Armando Maradona, Alessia Luongo Di Giacomo

Questa fotografia, ci fu scattata da qualcuno dopo le riprese, poco prima che andassimo a cena: una volta uscita sui giornali, creò scompiglio in famiglia, una mia zia chiamò mia madre, per chiederle se fossi fidanzata con Maradona. Apriti cielo. “Maradona è Maradona, ma chell’è na creatura”, tuonò la zietta. In realtà, c’era la tua compagna con noi, non in foto, ma a poca distanza, tanta, quanto bastò, affinché qualche giornalista ci ricamasse su, e in casa si vivesse un quarto d’ora di terremoto, prima del chiarimento, del fact checking e delle risate;

e ricordo altre risate, quelle che provocai in produzione, quando, ingenua e incosciente, come lo si può essere solo attraversando l’acerba gioventù, chiesi a chi di dovere, come mai, avendo girato lo stesso numero di scene per lo stesso film, tu fossi stato pagato con una cifra a molti zeri ed io no. La risposta, la rivivo ora: “Alessia, impara a calciare come lui, e sarai pagata altrettanto”. Ridemmo tutti di gusto (mica come stasera: stasera non si ride), tenni a mente la lezione. Mi sarebbe tornata utile poi.

Diego, non può essere vero… eppure è così, la morte ci sorprende, come la vita.

Maledetto 2020.

Ma come ti sei permesso?

Tanti esseri umani sono deceduti per la pandemia, non ti bastava?

Quanti ‘numeri 10’ ti sei portato via.

Scostumato, 2020.

Diego grazie. Grazie per quello che hai saputo regalarci, la tua tecnica, la follia, hai palleggiato perfino con un limone.

Ci lasciavi increduli, mai a bocca asciutta, sempre a bocca aperta. Lo hai fatto anche oggi.

Eri il calciatore che ogni bambino ha sognato di essere. Non solo durante i tuoi anni d’oro.

I miei nipoti non ti hanno vissuto direttamente, eppure ti stimano e conoscono a memoria i passaggi magici di ogni partita dove esplodevi, furia incontenibile, e noi, con te.

Diego, hai dimostrato che bastava 1,68 mt di altezza, per fare un uomo immenso.

PIBE DE ORO, ci lasci, orfani della tua classe, della tua velocità, della forza della competizione. Autore di uno dei gol più belli della storia dei mondiali, uomo di due scudetti del Napoli: per festeggiarli la piedigrotta partenopea si tinse di bianco e di celeste, i colori del cielo, del mare.

Diego nun fa accussi’, non te ne andare, nostro figlio prediletto, capitano di una città. Ci rimangono i riflettori che hai acceso su Napoli, i murales a te dedicati, gli altarini nei vicoli, le emozioni, la memoria.

“SE ANCHE FOSSI A UN MATRIMONIO VESTITO DI BIANCO E VEDESSI UN PALLONE INFANGATO, LO PRENDEREI DI PETTO SENZA PENSARCI”
(Diego Armando Maradona)

I detrattori insistono sulla cocaina, loro, giudici senza vizi…

– Napoli che significa per te – ti chiesero in un’intervista, “Mia casa” rispondesti, e, ancora, in una canzone: “Già ti conoscevo Napoli, seconda mamma mia”. Ferlaino ti strappò al Barcellona e tu:

“Con la maglia del Napoli non tralasceró nulla per raggiungere ogni traguardo”.

Il tuo: “Buonasera napolitani” conquistò un popolo intero. Diego avevi il nostro sangue. La nostra fantasia.

Lo sapevi Diego, lo sapevi, che Napoli ti amava, di più, ti voleva bene e tu, ricambiavi quel bene.

Hai vinto tutto. Hai guadagnato pure il rispetto del Vesuvio, esagero, come piaceva fare a te.

Hai risalito la china, dopo lo schiaffo che la droga ti aveva dato. C’eri. E poi tornavi all’inferno. Ti perdevi e ti ritrovavi, icona al pari di S. Gennaro, ecco che ci stupivi e ti mostravi mutato, per via del dolore.

Solo una certa sofferenza può regalare la saggezza. Sei caduto rovinosamente, rialzato, hai inseguito nuovi traguardi, vivendo mille vite, impudente, istintivo, leale, argentino, napoletano, genio sregolato, cannoniere felino. Tuo padre, quando ti vide appena venuto al mondo disse: “È puro muscolo”. Ci aveva visto giusto.

Dribbling con la palla incollata al piede, colpi di testa, riscaldamento con gli scarpini slacciati, cucchiai, palombelle, parabole incredibili, estro e spettacolo, trasformavi ogni pallone toccato in oro, e quel pallone, faceva tutto ciò che gli chiedevi, mai avrebbe osato ribellarsi.

Diego, bevo bollicine alzando in alto il calice per te, per quello che sei stato e sempre sarai. Dieghito, ci hai fatto grandi, hai realizzato i nostri sogni.

Diego, come te, nessuno mai.

💙🤍

Il S.Paolo stasera, illuminato in onore di D10s, ‘Re Puma’
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EMERGENZA COVID

La situazione ospedaliera è drammatica, i medici sono stremati ed è umanamente impossibile facciano più di quanto non stiano facendo già;

apprendiamo da diverse fonti quanto segue:

considerato il numero elevato di pazienti, i posti letto sono tutti occupati, le terapie intensive sature, le operazioni chirurgiche annullate, rinviate a data da destinarsi (…),

in ogni struttura infatti, il solo a farla da padrone, è il virus che si chiama come il paparazzo;

gli infermieri e gli anestesisti non sono sufficienti, nelle chiese di molti ospedali sono state allestite stanze di fortuna con brande allineate, in modo da recuperare qualche posto letto per pochi contagiati in più.

Mancano le bombole necessarie alle cure domiciliari, fondamentali, per coloro che potrebbero essere curati tra le proprie mura:

SENZA LE BOMBOLE VUOTE NON È POSSIBILE RICARICARLE.

Mi pare un concetto alquanto elementare.

Come se non bastasse, non è facile reperire ossigeno liquido medicinale, per un tampone occorrono circa dieci giorni e tanta gente cosa fa?

Che scelte adotta?

Va al mare, oppure prende parte, se non, addirittura, organizza feste (illegali), nutre il proprio ego girando e pubblicando video (a mio avviso di pessimo gusto) non autorizzati, in Sicilia, una delle nostre isole più belle.

Altri, si recano al parco per un picnic, affittano camere d’albergo per cenare sul roof garden: scene improbabili di ignoranza e noncuranza dal Nord al Sud Italia.

Se il governo si perde, se non si è mai trovato, non è detto debba farlo anche il singolo cittadino.

Siate responsabili, non badate ai colori, anzi badateci: solo per fare un disegno insieme ai bambini. State a casa il più possibile, non uscite quando non c’è una reale necessità.

Questo virus è più subdolo del/della vostro/a ex!

(E ti pareva che…).

Riportate in QUALUNQUE farmacia le bombole di ossigeno esaurite o non utilizzate.

Siate esempio di rettitudine, di integrità.

Dimostrate di conoscere il valore profondo dell’altruismo o, quantomeno, del buonsenso.

Siate SMART, non solo per quanto riguarda il lavoro da casa.

DAMN.

Perlomeno,

intanto,

ha vinto Biden,

e allora, davvero:

‘LET’S GIVE EACH OTHER A CHANCE’.

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Cica cica boom Cicala

Grazie a Lei,
Signor WordPress‘ :),
per aver dato volume alla mia voce e spazio alle mie parole, nella giungla del World Wide Web,
la ragnatela intorno al mondo.

Piano piano,

insieme,

cresciamo.

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Io non ci sto

In merito ai fatti accaduti ieri a Napoli,
la guerriglia, la violenza, durante la prima serata di coprifuoco voluto dal presidente De Luca, condivido con voi la mia opinione:
si sa, ognuno ne ha una.

Sarà un limite: non sono in grado di comprendere alcune azioni, probabilmente dettate dalla disperazione, dalla paura, o, più banalmente, da interessi personali verso loschi traffici;

di sicuro, mi dissocio completamente da atti vandalici che portano la firma di facinorosi, estremisti politici e camorristi.

Pleonastico scriverlo,

scelgo di farlo comunque:

questi signori, dimostrano di non amare una città stupenda, inimitabile,

l’unica al mondo, nella quale,

sceglierei nuovamente,

ogni giorno,

di nascere.

#napoliamoremio

#vincenzodeluca

#noallaviolenza

#coprifuoco

#covid-19

#lacicala

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Questa è la sua vita

Da oggi in libreria e negli store digitali

È ANDATA COSÌ

L’autobiografia artistica di LUCIANO LIGABUE scritta con MASSIMO COTTO.

Il racconto della trentennale carriera del ‘Liga’: canzoni, dischi, concerti, tour, eventi, libri, film.

Aneddoti, retroscena e dettagli creativi inediti.

Quando Luciano Ligabue ha aperto le porte a Massimo Cotto a Correggio, di certo, quest’ultimo, avrà chiesto:

“Permesso?”

Nell’aria, la voglia di raccontare 30 anni di musica e di vita.

I due si ritrovano a Ca’ di Pòm, la palazzina dove Ligabue ha creato, nella Stanza rossa, la maggior parte delle canzoni di “Buon compleanno Elvis”.

Ricordare e registrare, sbobinare ricordi e accumulare materiale.

Quanto avrei voluto esserci anch’io!

Poi, accade l’imprevedibile: scatta il lockdown. Impossibile vedersi. Così, si decide di cambiare metodo; iniziano i confronti a distanza, si usa la mail: una scommessa, un modo inusuale di confessarsi.

Il Liga riporta la verità, solo la verità. È un viaggio, una storia, una parabola lucente.

Nel periodo più brutto (l’isolamento, la paura, il Covid-19) nasce qualcosa di bello, un libro dove Luciano dice a Massimo: È andata così.

360 foto arricchiscono il libro. In appendice, la discografia di Ligabue, tutta la sua produzione musicale.

Ligabue il 19 giugno 2021 sarà protagonista di “30 ANNI IN UN (NUOVO) GIORNO”, un evento per celebrare 30 anni di carriera, che si terrà alla RCF ARENA di Reggio Emilia (Campovolo).

Sul palco, oltre alle storiche hit, il singolo “LA RAGAZZA DEI TUOI SOGNI”.

22 album, 6 libri, 3 film, oltre 800 concerti tra teatri, club, palasport, stadi e grandi spazi all’aperto. Cantante, autore, regista, scrittore, padre.

MASSIMO COTTO

DJ radiofonico, autore televisivo e teatrale, giornalista, scrittore (ha al suo attivo oltre 70 libri), direttore artistico di numerosi festival e rassegne, presentatore e “narrattore”.

Luciano Ligabue con Massimo Cotto 

“È andata così”  Mondadori, 28 euro.

Ufficio Stampa Mondadori Libri: Chiara Giorcelli – 338.8714988 – chiara.giorcelli@mondadori.it

Responsabile Comunicazione LUCIANO LIGABUE: Riccardo Vitanza

Ufficio Stampa Ligabue: Parole & Dintorni – Alessandra Bosi – alessandra@paroleedintorni.it

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Arte Laguna Prize

Il premio Internazionale di Arte Contemporanea e Design organizzato dall’Associazione Culturale MoCA (Modern & Contemporary Art), composta da oltre 200 soci tra imprenditori, professionisti, collezionisti e amanti dell’Arte, compie 15 anni, e festeggia con una doppia mostra all’Arsenale di Venezia.

Il concorso ha ricevuto due medaglie dal Presidente della Repubblica Italiana ed è patrocinato dal Ministero degli Esteri, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione del Veneto, Comune di Venezia, Università Cà Foscari di Venezia, Istituto Europeo di Design.

Nonostante la pandemia, l’organizzazione non si è mai fermata; dal 13 marzo al 5 aprile 2021 verranno esposte 240 opere provenienti da tutto il mondo in uno spazio di 4.000 mq.

LA GIURIA

La giuria internazionale cambia in ogni edizione, è importante avere differenti punti di vista e offrire una panoramica sull’arte contemporanea a 360°: si tratta di competenti curatori e direttori di musei.

Bénédicte Alliot (Francia) – Direttrice Generale di Cité Internationale Des Arts di Parigi

Nathalie Angles (Stati Uniti) – Fondatrice e direttore esecutivo di Residency Unlimited

Lorenzo Balbi (Italia) – Direttore artistico presso MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

Marcus Fairs (Regno Unito) – Fondatore e capo-redattore di Dezeen

Matteo Galbiati (Italia) – Critico e curatore d’arte

Sophie Goltz (Singapore e Austria) – Curatrice e docente

Toshiyuki Kita (Giappone) – Designer giapponese vincitore del Premio ADI Compasso d’Oro

Beate Reifenscheid (Germania) – Direttrice del Ludwig Museum di Coblenza e Presidente di ICOM Germania.

Novità della 15^ edizione è l’Advisory Council, un “comitato d’onore”, di supporto alla giuria, composto da personalità di rilievo accomunati da una profonda esperienza nel campo dell’arte a livello globale.

ADVISORY COUNCIL

Igor Zanti (Italia) – Curatore e critico d’arte, direttore di IED Firenze

Abhishek Basu (India) – Amministratore delegato di Basu Foundation, Calcutta

Principessa Alia Al-Senussi (Libia) – Senior Advisor del Ministero della Cultura, Arabia Saudita

Krist Gruijthuijsen (Germania) – Direttore presso KW Institute for Contemporary Art, Berlino

Mary Elizabeth Klein (Stati Uniti) – Direttore finanziario e operativo di Family Office, New York

Shaan Kundomal (Mauritius) – Amministratore delegato di Capital Horizon, Mauritius

Igor Rusek (Svizzera) – Membro del consiglio di amministrazione di ATAG Family Office, Basilea

Richard Frerejean Taittinger (Stati Uniti e Francia) – Fondatore e Direttore di Richard Taittinger Gallery New York e co-fondatore di Champagne Frerejean Freres in Avize, Francia

Alda Galsterer (Portogallo) – Co-fondatrice del Centro Culturale Carpintarias de São Lázaro, Lisbona

Joachim Pflieger (Francia) – Direttore generale di Fondation Fiminco, Romainville

IL NETWORK

Ogni anno Arte Laguna Prize collabora con partner internazionali, per offrire agli artisti opportunità in tutto il mondo.

5 Residenze d’arte

– Fabrica a Treviso (Italia)

– Espronceda a Barcellona (Spagna)

– Basu Foundation for the Arts a Calcutta (India)

– Farm Cultural Park a Favara (Italia)

Labverde nella Foresta Amazzonica (Brasile).

5 Gallerie d’arte

– Ki Smith Gallery a New York (Stati Uniti)

– Capsule Gallery a Shanghai (Cina)

– Arles Gallery ad Arles (Francia)

– Galerie Isabelle Lesmeister a Regensburg (Germania)

– Jonathan Ferrara Gallery a New Orleans (Stati Uniti)

3 Festival ed esposizioni

– Art Stays Festival a Ptuj (Slovenia)

– Art Nova 100 a Pechino (Cina)

– AlTiba-9 ad Algeri Algeria)

2 Art platforms

– Biafarin (Canada)

– Singulart (Francia)

Il circuito divulgativo di Arte Laguna Prize coinvolgerà alcuni brillanti Manager dell’Arte.

GLI AMBASSADOR

Anna Shvets | Russia ed Ecuador

Mohamed Benhadj | Nord Africa e Spagna

Elena Oranskaia  | Paesi Bassi e Ucraina

Sarp Kerem Yavuz | USA e Turchia

Raffaella Gallo | Cina (Shanghai)

Hongbin Zhang | Cina (Pechino)

Alessio Trevisani | Germania

Victor Alaluf | Argentina e Israele

Sanjana Shah | India

Nevena Ivanovic Guagliumi | Balcani

Gabriela Davies | Brasile

Gli artisti avranno visibilità sulla piattaforma online Arte Laguna World.

#artelagunaprize   #premioartelaguna

contact@artelagunaprize.com

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La cura dei libri 

Il Centro per il libro e la lettura apre il  programma del Festival 

Insieme – lettori, autori, editori, in programma dall’1° al 4 ottobre al Parco Archeologico del Colosseo e all’Auditorium Parco della Musica di Roma, con una riflessione e una testimonianza diretta sul potere taumaturgico della lettura; l’appuntamento è con

La cura dei libri

giovedì 1 ottobre ore 16, nella Cavea dell’Auditorium.

Un racconto su cosa i libri possano fare per noi, e cosa noi possiamo fare per i libri.

Durante il tempo sospeso, il tempo delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, i libri sono stati di conforto, per evadere con la mente e per acquisire nuove competenze.

Le capacità affinate dall’abitudine alla lettura, inoltre, sono tornate utili per distinguere le notizie dalle fake news, la verità, dal rumore di fondo, e per capire come e dove approfondire gli argomenti principali legati alla pandemia.

Anche sul fronte medico la lettura è stata un’alleata fondamentale, come spiega Alberto G. Ugazio, direttore dell’Istituto per la salute del bambino e dell’adolescente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che condividerà con il pubblico l’esperienza del reale e quasi magico potere curativo dei libri nella crescita dei bambini.

Dalla scuola in ospedale alle tante attività di gioco e istruzione, in corsia o in casa, i libri si confermano strumenti irrinunciabili per una salute equilibrata dei più piccoli. 

A coordinare l’incontro, il direttore del Cepell Angelo Piero Cappello, il quale illustrerà anche le iniziative che il suo istituto cura da anni, come il Programma 0-6, il progetto Città che legge, le campagne nazionali Il Maggio dei Libri – nella quale rientra questo evento – e Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole.

Un appuntamento per scoprire come la cura dei libri sia quella che riceviamo dalle pagine che giungono in soccorso nei momenti bui o ci illuminano nella comprensione di noi stessi, di idee, fatti e persone, e anche quella di cui questa straordinaria invenzione ha sempre bisogno, affinché tale presidio di cultura e civiltà continui a diffondersi superando gli ostacoli, e ci accompagni con passione per tutta la vita.

La cura.

Non dimentichiamo mai quanto valore abbia.

Ufficio stampa

Il Maggio dei Libri 02 45475230

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Nelle mani delle donne

MyOwnGallery, Superstudio Più

Via Tortona 27 bis Milano

23 settembre – 29 ottobre 2020

La creatività è donna.

‘Nelle mani delle donne’ è un progetto declinato al femminile, tra arte, design, architettura e artigianato.

Superstudio crede al potere delle donne, e lo dimostra con un’esposizione che ha due anime complementari: “I Fiori della Materia” e “Narcisi Fragili”.


La prima a cura di Gisella Borioli, mette insieme designer e architette di dato anagrafico e background differenti: ogni donna presenta il proprio essere e il proprio lavoro, lasciando liberi i confini disciplinari, così come i preconcetti e i limiti di sesso e genere.


Artiste attente all’utilizzo delle materie prime, alla lavorazione, alla valorizzazione, alla sperimentazione di soluzioni nuove.

Le architette/designer con visione originale sono: Isabella Angelantoni Geiger, Vera Belikova, Mavi Ferrando, Francesca Gasparotti, Adriana Lohmann, Ilaria Marelli, Paola Navone, Elena Salmistraro.

La seconda, è promossa da Cramum: “Una stanza tutta per me” idea nata nel 2019, per ribadire la necessità di superare il gender-gap e dimostrare come le donne sappiano essere interpreti sensibili del Mondo, in grado di migliorarlo, con la loro forza, le loro visioni.

Caratterizzata da un approccio multidisciplinare alle diverse tecniche artistiche, a cura di Sabino Maria Frassà, indaga la bellezza e la precarietà dell’esistenza umana.

Le opere inedite “Scars” (Cicatrici) di Laura de Santillana, maestra del vetro, costituiscono l’inizio di un percorso che conduce

lo spettatore a riflettere sul futuro attraverso i lavori di: Daniela Ardiri, Flora Deborah, Giulia Manfredi, Francesca Piovesan.

“Nelle Mani delle Donne” si rivolge alle donne, ma non solo.

Un mese di esposizione, un mese che inoltre include due eventi dalla visibilità eccezionale in città: la Milano Fashion Week (22-28 settembre) e Milano Design City (28 settembre -10 ottobre).

Indossate le mascherine,

aprite i vostri occhi.

Ci si vede al Superstudio Più.


INFO:

Superstudio

Chiara Ferella Falda –  Direttore Comunicazione/Responsabile Progetti Speciali
phone +39 02 422501  


 



 



 

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See you on the Wild Side

“Ma tu che fatt’ e capill’? Te vec’ cchiù selvagg’, cchiù leoness’”. (Gomorra)

Ph: Lou

Per vedere l’essenziale, ciò che è fondamentale, e non, accidentale, accessorio, superfluo, guardo da una nuova prospettiva.

Quella di Cosimo.

“Insomma, l’amore per questo suo elemento arboreo seppe farlo diventare, com’è di tutti gli amori veri, anche spietato e doloroso, che ferisce e recide per far ricrescere e dar forma”.

“L’amore riprendeva con una furia pari a quella del litigio. Era difatti la stessa cosa, ma Cosimo non ne capiva niente.
– Perché mi fai soffrire?
– Perché ti amo.
Ora era lui ad arrabbiarsi: – Mi fai soffrire apposta, allora.
– Sì, per vedere se mi ami.
La filosofia del barone si rifiutava d’andar oltre.
– Il dolore è uno stato negativo dell’anima.
– l’amore è tutto.
– Il dolore va sempre combattuto.
– l’amore non si rifiuta a nulla.
– Certe cose non le ammetterò mai.
– Sì che le ammetti, perché mi ami e soffri”.

“…ma le cose che voleva dire lui non sono lì, è altro che lui intendeva, qualcosa che abbracciasse tutto, e non poteva dirla con parole, ma solo vivendo come visse. Solo essendo così spietatamente se stesso come fu fino alla morte, poteva dare qualcosa a tutti gli uomini“.

“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”.

“Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori”.

(Italo Calvino, Il barone rampante).

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StappAmi

Ci siamo.

(Era ora)!

Senza ulteriori indugi vi presento il nuovo nato in casa cicaleebiliardino, figlio della ‘cicaleebiliardino family’.

Un pendant, un portafortuna.

StappAMI

(edizione limitata)

è frutto di un’idea di mia sorella Gaia e della sottoscritta.

Dopo un periodo così duro, come quello dal quale pian piano proviamo a venir fuori, è il momento di STAPPARE e di AMARE.

È sempre il momento di stappare e di amare, oggi, se siamo qui, abbiamo qualche motivo in più per farlo.

Mi auguro vi piaccia.

Affinché StappAMI possa essere anche vostro, non dovete far altro che ordinarlo (in alto a destra, da dispositivo mobile occorre visualizzare il sito intero).

In men che non si dica, vi sarà consegnato.

Per info, curiosità o anche solo per salutarci, invece, inviate una mail:

stappami@yahoo.com

Il prezzo, simbolico (le idee, quelle nelle quali crediamo, che per noi hanno valore, in un parallelo mondo immaginario, non richiederebbero denaro) è qui, nel mondo reale, di 15 euro.

Poco meno di una pizza da Cracco in Galleria, per intenderci.

Mi raccomando, non smettete mai di stappare e di amare.

Io, dal canto mio, non lo farò.

(Guarda video)

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News, News, News!

Siete pronti?

Siete caldi?

A breve una super news.

La creatività ha colpito ancora?

Cosa accade se si uniscono due cuori e due teste?

L’AMORE è quanto di più bello ci sia al mondo, in ogni sua forma.

Questo non c’entra, ma c’entra sempre.

L’importante è che tu mi AMI.

Curiosi?

Vi chiedo di aspettare ancora un attimo.

I hear the thunder coming down.

La Cicala

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Una donna da sposare

Un mio amico – un uomo che ha l’aspetto e i modi di chi la sa lunga –

avendo visto in anteprima il video che vi propongo in questo post, ha così commentato:

“Alessia sei proprio una donna da sposare. ‘La’ donna da sposare. Questa quarantena ti ha fatto sbocciare”.

Addirittura.

Lo dice lui, e, se lo dice lui, ho qualcosa su cui riflettere;

sulla millenaria e sempre attuale istituzione matrimoniale, ad esempio,

sulle situazioni socio-patrimoniali legate ad essa,

sui compromessi, i diritti e gli obblighi che comportano le unioni tra ‘congiunti’, per usare un termine da DPCM.

Sull’etimologia stessa della parola:

il termine deriva dal latino matrimonium, unione di due parole, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere; il matrimonium era, nel diritto romano, un “compito della madre”, intendendosi come legame che legittimava i figli nati dalla coppia.

La parola patrimonium indicava il “compito del padre” di provvedere al sostentamento della famiglia.

Ah ma cosa faccio, cosa faccio?

Perché mai mi perdo in questi pensieri?

Questi non sono pensieri da lockdown;

piuttosto, non so voi ma io, augurandomi la cosa sfugga alla tecnologa alimentare di cicaleebiliardino.com, metterei qualcosina sotto i denti,

e, prendendo in prestito le parole di Victor Hugo, dico a gran voce:

“Niente al mondo è così potente quanto un’idea della quale sia giunto il tempo”.

A scanso di equivoci, mi riferisco all’idea del cibo, non, a quella del matrimonio…

(Guarda video)

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Una storia antica



Fermi tutti.

Qui si parla di una storia antica.

Una storia d’amore.

Un amore privo di condizioni,
quello tra me, e il vino.

Finalmente,
una storia senza fine.

Antonio Albanese
sotto il suo grembiule da sommelier,
già TREMA.

Con tanto di tastevin al collo, arriva ALDG sommelier!
:))
Antonio Albanese
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#noimilano

Ci può essere azione anche nell’attesa.

Il 25 marzo 2020 è nato #noimilano: un marchio per progetti, idee, iniziative rivolte al risveglio della città post virus con particolare interesse ai settori industriali che più la caratterizzano.

Un viaggio attraverso le immagini di un luogo che ha sempre corso, e dopo la tempesta, vorrà farlo più forte. Sapete cosa intendo.

Prima o poi, tornerà la normalità; sarà una ‘normalità diversa’, rispetto a quella conosciuta, vivremo un’inconsueta socialità, ricominceremo, sempre si ricomincia; avremo acquisito nuove abitudini che costituiranno la nostra quotidianità.

A Milano, la città nella quale ho scelto di vivere ancora un po’ (non la mia città, Napoli – che ho nel corredo cromosomico: alla genetica non si sfugge – la Napoli della solidarietà, dei ‘panarielli‘ con la frase di San Giuseppe Moscati, della ricerca, dell’ironia e della generosità),

a Milano, la città dalla quale non sono fuggita, per raggiungere i miei cari – siamo anche le vie che decidiamo di percorrere, o di non percorrere – affronto in completa solitudine la quarantena;

io basto a me stessa, (l’ho scritto su un Post-it per non dimenticarlo)

i giorni dell’interiorità: terreno fertile per la riflessione.

Soprattutto con un’amaca a disposizione.

Una quarantena che ha il suono delle ambulanze, delle campane, del panico e della tristezza, certo, ma sogna in grande: c’è anche il cinguettio degli uccelli, il suono del Bourbon versato nel bicchiere di cristallo, del tapis roulant in movimento, il profumo delle opere di Hemingway, delle emozioni filtrate, dei ciliegi in fiore esplosi con la sopraggiunta primavera, della pizza appena sfornata, l’odore del coraggio e della paura, il sapore dell’informazione, della meditazione, del rigore, delle restrizioni draconiane, dell’amor patrio, della tolleranza, e del silenzio – ma di questo, poi si dirà, probabilmente;

Sono a Milano dunque.

Milano, la ‘città di tutti‘, quella che nel frattempo, resiste.

Si evolve guardando il mondo e attingendo alle sue migliori risorse.


“Per capire Milano bisogna tuffarvisi dentro, tuffarvisi, non guardarla come un’opera d’arte”. Guido Piovene

Un metro di distanza, code interminabili al supermercato: non sarà per sempre.

Milano reagisce alla complessità utilizzando gli strumenti che le sono peculiari, rendendola una delle metropoli più moderne al mondo.

BelVivere Media presenta 5 giorni in cui gli attori della vita produttiva, creativa e culturale della città sono protagonisti di una kermesse che rimescola energie e forza di volontà.

Moda, Food, Design, Musica, Sport, Arte, Cinema Letteratura, Sostenibilità.

Il Gruppo BelVivere editerà nel mese di Maggio un libro fotografico realizzato attraverso le immagini prodotte dagli abitanti di Milano, che stanno vivendo, con spirito di condivisione, una situazione fino a pochi mesi fa inimmaginabile.

Si tratterà di un’espressione cartotecnica fatta di diversi materiali e molte sorprese.

Ogni libro, dei 3000 stampati, sarà numerato a mano per conferire al prodotto assoluta unicità. Il ricavato delle copie vendute verrà devoluto al FONDO MUTUO SOCCORSO del Comune di Milano, destinato ad aiutare coloro che più di altri sono stati messi in difficoltà dalla diffusione del CoronaVirus e a sostenere la ripresa delle attività cittadine.

Collante e guida di eventi e location sarà un free press in edizione cartacea e digitale distribuito in città attraverso 1000 corner. La pubblicazione conterrà una mappa con 10 itinerari tematici e gli orari degli eventi.

Entro i primi di Giugno, le 18 testate del Gruppo BelVivere e i loro mondi di riferimento, daranno vita ad un percorso attraverso location emblematiche della città.

Tutti gli spazi (Produzione-Distribuzione-Comunicazione) facenti capo ai settori prescelti, potranno diventare protagonisti del circuito, rendendosi disponibili a creare al loro interno contenuti di interesse per chi risiede o visita Milano.

Una mostra riassumerà le storie raccontate nel libro.

A partire da sabato 28 marzo è attivo un profilo Instagram attraverso il quale sono raccolte le immagini: un reportage della città, delle piazze, dei monumenti, e dell’umanità dimostrata in questo momento.

L’evento sarà sostenuto non solo sul sito corporate (http://www.belviveremedia.com) ma anche su tutti i siti delle testate della casa editrice, oltre che sui principali social.

Blogger e personaggi di rilievo parteciperanno e supporteranno gli eventi.

Un’app, permetterà di consultare in ogni momento la mappa e il calendario.

Milano? Giorgio Armani la vede così: “Lo stile di Milano lo sintetizzerei con tre D: discrezione, disciplina, dovere. In un mondo che tende alla cialtroneria, all’anarchia dei comportamenti, e alla furberia, ben venga il calvinismo milanese!”.

#noimilano#iorestoacasa#italy#quarantena#coronavirus#immagini#diegovalisi#belviveremedia#noimilano2020#mostra#book#press

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Che il microbiota ci protegga

Smettiamola di fare serie e serie di piegamenti davanti al frigo per vedere cosa nascondono gli ultimi ripiani!

Non è quello che si intende quando si parla di training indoor


seguiamo piuttosto le linee guida della tecnologa alimentare di cicaleebiliardino

– esperta in nutrizione ed alimenti –

è stata sua premura voler condividere con noi qualche consiglio in questo momento così delicato;

indicazioni per uno stile di vita sano ed un’alimentazione ideale,

ideale innanzitutto, per il nostro microbiota (l’insieme di microrganismi presente nel nostro intestino: milioni di batteri formati da geni, un terzo dei quali è comune a tutti gli esseri umani e il resto differente da persona a persona).


Chiusi in casa diventa difficile contrastare scelte scorrette, scelte che potrebbero portare alla bulimia nervosa; proviamo piuttosto ad aumentare le difese immunitarie.

Occorre porsi degli obiettivi quotidiani, non rinunciare alla colazione, come spuntino mattutino preferire frutta di stagione, rispettare tutti gli altri pasti: pranzo, merenda, cena.

Attenzione nel fare la spesa: il carrello dovrebbe essere il trionfo dei cibi ‘amici’.


Si alla frutta secca, ai grassi, una corretta dose di grassi buoni riduce gli attacchi di fame e riequilibra la flora intestinale (burro, olio EVO, panna).


Proteine: pesce – contiene acidi grassi, omega 3 e polifenoli –

legumi secchi (quelli in scatola sono un’opzione solo se non si ha tempo, e mi pare non sia il nostro caso)

formaggio, uova,

poca carne, soprattutto poca carne rossa, poiche’ infiammante;

se possibile scegliete carne di animali cresciuti all’aperto, carne certificata, non prendete carne proveniente da allevamenti industriali, dove gli animali sono nutriti con mangimi trattati, farmaci, e ormoni.

Un test facile da fare è questo: quando cuocete la carne
se si riduce considerevolmente significa che è piena di acqua ed ormoni.

Non demonizzate i carboidrati, quelli integrali sono ottimi (riso venere, pasta integrale), evitate carboidrati ad alto IG – indice glicemico.

Fondamentali le vitamine;

gli agrumi ne contengono molte, oltre al fruttosio, ai sali minerali, agli acidi organici e alle fibre: importanti per il nostro intestino, fonte di antiossidanti, e aiuto indispensabile per attivare il metabolismo.

Per sfruttare al massimo il frutto, scegliete arance biologiche: gli oli essenziali contenuti nella buccia sono un toccasana per fegato e pelle, utilizzando la centrifuga non buttiamo via nulla.

Troverete un ottimo alleato per la vostra salute, nelle arance rosse, queste migliorano i processi digestivi e riducono la glicemia.

Per sopperire alla carenza di ferro sono adatti i pompelmi, sebbene poveri di potassio e di vitamina C, in confronto ad altri agrumi, detengono il primato di sodio.

Il kiwi ha proprietà benefiche sull’intestino pigro, i mirtilli e le banane riducono la fragilità capillare e rafforzano la struttura del tessuto connettivo.

Le fragole sono preziosissime in virtù dei flavonoidi, del calcio, del magnesio, della vitamina C, del potassio;

favoriscono la produzione di collagene ed aumentano la secrezione di un ormone, l’adiponectina, questo diminuisce l’assorbimento degli amidi.

Sono squisite al naturale (tenetele prima in ammollo in acqua 20 minuti) condite con una spruzzata di limone oppure aceto balsamico o ancora provatele accompagnate da una noce di burro: una delizia.

Le mele: vogliamo toglierlo giusto questo medico di torno?

La mela contiene acqua, fibre, proteine, zuccheri e sali minerali, tutto in un equilibrio perfetto.

Sapevate che la mela rientra tra i ‘falsi frutti’? Il vero frutto è il suo torsolo.

Ricordo di esserne rimasta stupita quando l’ho scoperto durante i miei studi universitari.

La mela è ben digerita sia dai bambini che dagli anziani, allora, resettiamo il nostro microbiota, scegliamo cibi come se ci stessimo svezzando.

Dobbiamo considerare il cibo un messaggio positivo per il nostro corpo, soprattutto durante il lockdown.

Poco tempo fa, prima che si scatenasse la pandemia globale, ero in Brasile, dove ho scoperto le benefiche proprietà dell’acqua e dell’olio di cocco.

Se riuscite a reperire cocco fresco prendetelo.

In India, dove il frutto è usato tantissimo, ci sono poche malattie cardiocircolatorie legate all eccesso di grasso nel sangue.

L’olio di cocco ha un altissima concentrazione di acido laurico, lo stesso acido è abbondante nel latte materno, quando questo entra in contatto con gli enzimi digestivi avviene una reazione chimica che lo trasforma in un potente antimicrobico, in un antivirale naturale e in un efficace antisettico.

Evidenze scientifiche dimostrano abbia un ruolo anche nel controllo degli zuccheri e nella prevenzione del diabete, oltre ad avere proprietà antifungine.

Il nostro microbiota ci chiede di consumare frutta e verdura. Ascoltiamolo.

Non mi stancherò mai di dirlo: bevete acqua, la semplice acqua rappresenta il costituente principale dell’organismo umano;

meglio scegliere acqua con un ph inferiore di 7, un peso del residuo secco inferiore a 150 mg e temperatura alla fonte inferiore ai 10 gradi.


I lactobacilli e i bifido batteri, sono una manna dal cielo, li troviamo nello yogurt.

Attraverso l’alimentazione possiamo influenzare dunque il microbiota intestinale, stimolando lo sviluppo di batteri buoni e sopprimendo quelli cattivi.

Non dimentichiamo i cibi anticancro: cavoli, broccoli, aglio, cipolla, prezzemolo, soia, sedano, carciofi, pomodoro, frutti di bosco e noci.

Il pomodoro ha il licopene, Il mio compianto professore, Giacomo Randazzo, biochimico, sosteneva che il licopene é un antiossidante naturale.

Usate le spezie, in particolare il curry, la curcuma, l’origano.

Evitate gli insaccati.


Salate poco e bevete poco alcol.

Lo so, è dura, ma bevete poco alcol.

Dite no alle preparazioni alimentari lavorate, ai cibi già pronti.

Attenzione alle etichette: se un cibo ha piu di 3 ingredienti non prendetelo.

Parliamo della cottura: si al cibo crudo, al vapore e al forno, attenzione alla griglia: la parte nera (bruciata) di questi cibi è cancerogena .

Friggete solo sporadicamente.


Ippocrate diceva:

“Fa’ che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo”.


Coccolate il vostro microbiota, aggiungo io, vi proteggerà.

Dott.ssa Gaia Luongo.

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Chest’é (That’s it)

– Fabio Magnasciutti –

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Attico

Alle porte di Milano, il nuovo spazio dell’Hotel Litta Palace.

Un contenitore di design pieno di luce. Un salone delle feste. Una lounge. Un luogo per eventi, business o leisure che siano.

Tutto questo è Attico, spazio che ha appena aperto i battenti.

L’intento, è di offrire ai propri ospiti un contesto di incontro unico, dallo stile sospeso tra industriale e contemporaneo;

un luogo di aggregazione disegnato nel 2004 dall’architetto Luca Scacchetti.

Duecentocinquanta metri quadri interni a cui si affiancano oltre cento metri quadri di terrazza affacciata sulle Alpi.

Un involucro cangiante e versatile, capace di mutare volto a seconda del suo utilizzo: si passa dalle company dinner ai concerti, dalle conferenze ai meeting, dai party alle proiezioni.

Il progetto di restyling è stato affidato allo Studio Reveria di Laura Delfina Sari, che ne ha ridisegnato le forme ottenendo un risultato informale.

La doppia esposizione vetrata, rende l’ambiente leggero agli occhi.

I materiali?

Legni laccati, metalli, tessuti di varie intensità e trame, oggetti inusuali.

All’ingresso, una zona bar, intonaco grezzo color terra, tavoli alti e sgabelli.

A seguire, due sezioni: l’ala sinistra, dal sapore morbido e accogliente, allestita con divani e poltroncine.

L’ala destra, mutevole, tecnologicamente avanzata.

Forme arrotondate, boiserie, pietre come il Ceppo di Gré, tavoli in lamiera, carta da parati, tappeti morbidi e pezzi anni Cinquanta.

Gli arredi sono in parte firmati da marchi del design Made in Italy, ma non manca il ‘su misura’, realizzato grazie a diverse realtà artigiane del territorio.

L’interno dialoga con l’esterno, affacciandosi sulla terrazza – anch’essa modulabile – con catini, tronchi, botti al posto di tavoli e sedute, piante tropicali.

Attico, Via Lepetit 1, Lainate (Milano).

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Welcome 2020

OH, EHI!

Un anno nuovo di zecca.

Vi auguro, ed auguro a me, di scoprire il mondo con un incanto sveglio, che vada a braccetto con lo stupore: occhi brillanti e animo luccicante;

auguro, a me, e a voi, un camino scoppiettante e un tappeto morbido sul quale stendersi, aerei che non incontrino turbolenze e intimo di cashmere, abbracci accoglienti che durino più di 30 secondi;

auguro, a me, e a voi, buoni libri, vini rossi corposi e meditativi, vuoti da riempire con amore.

Auguro a tutti, me compresa, tovaglie di fiandra e lenzuola di seta, libertà e impegno, una gita al faro e parole che rispecchino il nostro sentire.

Quello che mi piace pensare ci sia, nel nuovo anno, per noi, è una fluida comunicazione con l’altro;

auguro, a me, e a voi, qualcuno di speciale da viziare, amici con cui ridere fino alle lacrime.

Mi auguro continuiate a crescere, a porvi domande, a capire, ed evolvervi, esattamente, tutto ciò che auguro anche a me.

Grazie.

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Sfogliando il mare

Il cocktail champagne G.H.MUMM, organizzato per la presentazione del nuovo numero di YATCH CAPITAL, creatura di Milano Fashion library/Bel Vivere Media (realtà editoriale, multimediale, di eventi; valorizza l’eccellenza, è dedicata al “bel vivere” italiano),

è stata l’occasione, nella sede storica di Via Alessandria 8, per bere bolle, gustare un risotto allo Champagne Mumm, e ritrovarsi immersi in un’atmosfera di partecipazione e sorrisi alla straordinaria presenza di Giovanni Soldini: brillante ed ironico protagonista della serata, insieme al Direttore Antonio Vettese.

Giovanni, il più grande velista italiano, quando non è in barca fa il contadino sul suo trattore; ha ricevuto dai suoi genitori il coraggio di vivere come ci si sente, come si vuole.

Da bambino, già riconosceva l’odore della libertà.

È il marinaio più capace da Trieste in giù.

Il suo volto, tracciato da rughe figlie del cocente sole, si apre in grandi risate, sostenute dalla gestualità di mani forti.

Era dislessico, ed è diventato un Dio del mare, non stando solo al timone delle barche, ma costruendole anche.

Aveva 25 anni, quando ha compiuto il suo primo giro del mondo ed era solo.

Ha conosciuto la paura, ma nei momenti più duri ha lasciato spazio ad altro;

ha incontrato cetacei, onde, tempeste, pirati, se stesso.

Cicale e biliardino, grazie all’ospitalità del padrone di casa, Diego Valisi, ha incontrato Lui.

Una serata dove il buonumore, il profumo della carta, della moda e del mare, hanno fatto da padroni.

È sempre fonte di entusiasmo, ciò che accade, in quello che è uno dei miei posti del cuore a Milano.

Buona visione.

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Arte e sostenibilità al Volvo Studio

Matilde Sambo

Stato Sottile

Installazione, video screening e intervento sonoro a cura di: Giulio Verago, Viafarini.

Mercoledì 27 novembre 2019, ore 19.00

Volvo Studio Milano.

Sei eventi di arte contemporanea sul tema della sostenibilità da novembre 2019 a marzo 2020, eventi, che coinvolgeranno i professionisti del mondo dell’arte ed il pubblico, in performance, interventi sonori, esposizioni e talk.

La veneziana Matilde Sambo apre gli Art Encounters, Six Steps Forward for One Step Back, con il suo progetto multimediale.

Alcuni ospiti: Armin Linke, Andreco, Giovanni Vetere, Lorenzo Balbi, Andrea Lerda, Angela Vettese, Threes.

Sarà un percorso a tappe verso Miart, fiera d’arte moderna e contemporanea, che avrà luogo a Milano dal 17 al 19 aprile 2020.

La Sambo modificherà lo spazio attraverso tre componenti: l’installazione site specific Metempsicosi, un intervento sonoro caratterizzato da una composizione di field recordings e la proiezione dell’opera video Fairy Cage.

L’installazione Metempsicosi andrà a velare una delle vetrate di Volvo Studio: per assemblarla, l’artista si servirà di fogli di soia semicircolari cuciti insieme.

La soia e la sua fragilità si ricollegano alla cura, tema ricorrente nella ricerca dell’artista: sostenibilità significa proprio prendersi cura del pianeta, trovando forme di azione che non incidano su di esso.

Il video screening di Fairy Cage (2018) offrirà uno spunto di riflessione sul rapporto tra uomo e natura, e sul suo fragile equilibrio.

Ufficio Stampa:

elena@lightboxgroup.net

alessandra@lightboxgroup.net

Lightbox | Art Publishing and Communication

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Il primo passo

“In cammino” è il filo conduttore di Incipit: seconda edizione del festival letterario prodotto da Associazione Incipit con la direzione artistica di Laura Guglielmi e la direzione organizzativa di Daniela Carrea.

Si svolge a Genova, in una quindicina di luoghi storici, da martedì 12 a domenica 17 novembre 2019. Sei giorni per incontrare oltre cinquanta scrittori. Sei giorni per capire da dove ognuno di loro è partito per mettersi in cammino e realizzare il suo incipit;

l’inizio di un libro, di un viaggio, di una nuova vita, di una fuga verso un altro universo.

Si può cominciare o ricominciare da un posto, una persona, una parola, un incontro, un’idea.

Basta fare ‘quel’ primo passo, reale o metaforico, mettersi per l’appunto in cammino e cambiare prospettiva.

Per questo, Incipit è anche un invito a esplorare luoghi inusuali della città, dimore storiche o residenze private che si aprono in questa occasione, come l’appartamento in salita San Francesco 7/3, dimora della Nuit de Gênes di Paul Valéry o Castello D’Albertis, Galata Museo del Mare, la ferrovia Genova-Casella, il parco di Villetta Di Negro, Palazzo Montanaro, Palazzo Ducale, Castello McKenzie, luoghi noti e meno noti, scelti per stimolare un nuovo sguardo su un mondo in continua evoluzione.

Ma gli scrittori rimangono i veri protagonisti del festival, ben sapendo che ci si esprime sia scrivendo che leggendo, o annusando i profumi dei libri, del cibo, dei giardini e dei boschi, luoghi mentali e fisici dove un nuovo equilibrio diventa possibile.

Incipit è prodotto con il sostegno di Regione Liguria e Comune di Genova, la sponsorizzazione di Crédit Agricole, Cosme, Villa Montallegro, Hotel de Ville e Mimoto, fra gli altri.

“Tutti siamo in cammino – dichiara Laura Guglielmi – verso qualcosa, in questo momento storico così difficile, gli umani sono sempre stati in cammino, in realtà, come lo sono i personaggi di tutti i romanzi, che sempre subiscono una trasformazione attraverso un cammino interiore.

Che il cammino sia importante, lo dice la nostra più grande opera letteraria nel suo primo verso:

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi trovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita.

E con questo incipit che conosciamo tutti, vi invitiamo a smarrirvi con noi”.

Il festival letterario Incipit 2019, si avvale di un comitato artistico composto da Elisa Brivio, Arianna Dèstito, Arianna Ferri, Antonella Grandicelli, Bruno Morchio e Deborah Riccelli.

Martedì 12 novembre al Castello d’Albertis inaugurano il festival due scrittori per cui l’atto del camminare è diventato parte integrante della loro produzione letteraria.

Grazie a loro, è possibile scoprire mondi che ci circondano ma che a volte non vediamo: sono Antonio Moresco e Paolo Rumiz.

Mercoledì 13 novembre è il momento del cammino che compiono i migranti per arrivare in Europa. Kaha Mohamed Adem, Elvis Malaj e Gholam, provenienti da Somalia, Afgahnistan e Albania, scrivono in italiano e hanno pubblicato le loro storie.

In collaborazione con il Salone Orientamenti, Alessandro Vanoli dialoga con le professoresse Maura Ricca e Sara Serafini sul Cammino di Santiago.

Mercoledì 13 e venerdì 15 novembre, il festival si arricchisce della collaborazione con due scuole di scrittura creativa genovesi dirette da Emilia Marasco e Sergio Badino: Officina letteraria ha fatto incontrare i suoi migliori studenti con dei migranti e ne sono uscite storie a quattro mani, apposta per Incipit.

Giovedì 14 novembre, sarà la giornata dedicata agli scrittori Liguri.

Appuntamento a Palazzo Montanaro, dove ha vissuto per alcuni anni il grande poeta Paul Valéry, una dimora stupefacente arredata come era a fine Ottocento, con Michele Vaccari, Marino Magliani e Giacomo Revelli. Tra di loro un infiltrato, Ilja Leonard Pfeiffer, lo scrittore più famoso d’Olanda, che a Genova ha dedicato un libro e un film, La Superba (Feltrinelli).

Nella stessa giornata Riccardo Gazzaniga ed Emanuela Abbadessa si confrontano sugli stili di vita che corrispondo a identità difficili da gestire, in una società che spesso non sa coltivare le differenze.

Venerdi 15 é in programma un incontro sulla letteratura per ragazzi organizzato in collaborazione con il Premio Andersen, dedicato all’allunaggio nel cinquantesimo anniversario della Missione Apollo 11: ne parlano Anna Vivarelli e Guido Quarzo, autori de La notte della luna (Einaudi).

Saremo in cammino verso il Medioevo con due signori della narrativa italiana, Giuseppe Conte ed Ernesto Ferrero, autori rispettivamente di I senza cuore (Giunti), un giallo storico sulle imprese di Guglielmo Embriaco, e San Francesco e il Sultano (Einaudi), sull’incontro di Francesco con il Sultano d’Egitto, in cerca del dialogo interreligioso.

Sabato 16 novembre si comincia con la camminata mattutina a Villetta Di Negro, tra le statue di uomini che hanno avuto a che fare con la scrittura, proseguendo con il cammino della cura.

Andrea Carlo Cappi ricorda Andrea G. Pinketts, scomparso nel dicembre 2018.

A seguire, la chiusura a Palazzo Ducale con lo svedese Bjorn Larsson, autore di fama internazionale.

Domenica 17 novembre zaino in spalla: si prende il trenino di Casella con a bordo tre scrittrici che racconteranno il loro lavoro.

Il festival iniziato al Castello D’Albertis, si conclude a Castello McKenzie, dopo aver attraversato il centro storico in lungo e in largo, per concludere con Marco Buticchi, grande viaggiatore per tutti i continenti e autore di bestseller.

La seconda edizione di Incipit è inoltre percorsa da due fili rossi.

Il primo riguarda le Graphic Novel: un modo sempre più apprezzato di leggere storie.

L’Atlante delle avventure e dei viaggi per terra e per mare (Edt Edizioni) dedicato ad Emilio Salgari, a cura di Anselmo Roveda e con le illustrazioni di Marco Paci che ci porta in giro per il pianeta,

Sotto il velo, di Takoua Ben Mohamed, italiana di origine tunisina, romana de Roma che a 12 anni ha scelto di mettere il velo e da quest’esperienza ha tratto delle strisce comiche (Becco Giallo Edizioni); poi la storia della prima reporter Nellie Bly.

Il secondo filo rosso segue, invece, il tema della sostenibilità ambientale attraverso vari appuntamenti, supportati da Cosme, Mimoto e Orto Collettivo.

Si comincia martedì 12 novembre con lo show cooking di Lorenzo Biagiarelli, che realizza tre ricette con i prodotti a km zero dell’Orto Collettivo, e interviene nell’incontro “Qualcuno da amare, qualcosa da mangiare” con la compagna Selvaggia Lucarelli.

Si prosegue mercoledì 13 novembre con la presentazione del documentario Appennino Pop di Maurizio Carucci e venerdì 15 con Fabio Deotto, Giuseppe La Spada, Marco Faimali e i ragazzi del movimento Friday For Future Genova.

(Guarda video)

Segreteria e organizzazione:redazione@incipitfestival.it

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Il Festival del Classico a Torino

Si è da poco conclusa la seconda edizione del Festival del Classico,
un viaggio attraverso i tempi e i modi della verità;

la ricerca di quest’ultima continua ad avere molti paladini: sono accorsi in migliaia al suo richiamo e la seconda edizione del Festival si è tramutata in un’impresa, come quelle nobili dei cavalieri di un tempo; ha coinvolto relatori e pubblico.

Quattro giorni avvincenti, giorni di esplorazioni, e l’invito a non sospendere mai le ricerche, a proseguire nell’interrogazione radicale di se stessi.

Luciano Canfora, presidente della manifestazione, ha dichiarato:

«Non so quanto possa incidere sul tessuto civile il “Festival della cultura classica”, ma certo vien da pensare che, in momenti in cui reticenze e ambiguità dominano la parola politica, un’intera tornata di studi e di letture pubbliche intorno al nesso verità/libertà è salutare. La cultura moderna porta dentro di sé quella antica – nel senso drammatico della consapevolezza del costante riproporsi, in noi, di dilemmi etico-politici, religiosi e scientifici che quel mondo seppe impostare».

«C’è stata una grande risposta del pubblico, un pubblico coinvolto, attento, stimolato da un tema alto di cui si avvertiva il bisogno – ha commentato Ugo Cardinale, curatore della rassegna – Torino si è rivelata una città d’avanguardia, capace di offrire un ruolo attivo a tutte le generazioni. Il successo è stato certamente merito della macchina organizzativa, efficiente e impegnata in un’impresa corale».

Otto location: tre sale al Circolo, l’Aula Magna della Cavallerizza Reale, Il Teatro Carignano, la Sala dei Mappamondi all’Accademia delle Scienze e la Sala Codici al Museo del Risorgimento, la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino.

Record di affluenza per gli incontri con: Lella Costa, Umberto Galimberti, Bruno Centrone e Piergiorgio Odifreddi.

Ma di cosa è fatta questa verità che rende liberi? Perché è così difficile trovarla, riconoscerla, dimostrarla, e quali identità assume nei diversi contesti in cui opera?

Una prima risposta è arrivata graieri al Torneo di disputa classica, dal suggestivo sottotitolo Antiche lezioni per moderni dilemmi.

Argomento del dibattito: la verità è assoluta?

I vincitori hanno sostenuto la tesi contraria e per difenderla hanno argomentato attingendo dal pensiero antico e dalla filosofia contemporanea. Per Canfora, il pericolo più immediato ed evidente è quello del “falsovero”, verità che sono tali sono in apparenza e la cui verosimiglianza impedisce di intuire il camuffamento; di questi strumenti si serve il potere, per precludere l’accesso a ciò che è vero. Secondo Massimo Cacciari il problema nasce dal carattere delle verità che muovono l’agire: a differenza della scienza che poggia su assiomi e teoremi vincolanti per tutti, la politica si muove nell’indefinito della retorica, della contraddittorietà, sfruttando tale condizione come alibi per non dover rendere conto ai cittadini: occorre ripensare questa pratica, avere il coraggio di definire valori, limiti e obiettivi, e riunificare la cultura umanistica e quella scientifica riconoscendone finalmente lo statuto comune.

Recuperare le parole che stiamo smettendo di usare per salvarle dall’oblio è stato l’invito di Massimo Arcangeli, mentre una nuova consapevolezza circa l’origine e il significato autentico della parole che usiamo è stato l’appello di Gian Luigi Beccaria, che partendo dal retaggio classico della nostra lingua ha svelato i retroscena etimologici di termini come “fede” e “tradire”, rispettivamente “impegno” e “consegnare”, mostrando le conseguenze fattuali e storiche del prenderli alla lettera o del fraintenderli. Diverso ancora il monito arrivato da Salvatore Natoli: certo, dire la verità significa dire le cose come stanno, ma per farlo occorre capire effettivamente cosa significhi questo loro stare così o altrimenti; da tale difficoltà ontologica discendono le tante definizioni di verità succedutesi nel tempo – disvelamento, corrispondenza, interpretazione, esperienza, dimostrazione. Su quella che sembra un’impresa impari e dai risvolti tipici della tragedia, si è invece accesa la luce rischiaratrice della commedia grazie a Lella Costa e al suo reading di commedie classiche: la verità, in questo caso, è quella che i potenti non vogliono ascoltare, che scaturisce dalle vicissitudini quotidiane e dalla saggezza pratica delle donne, esperte di pazienza e dissimulazione, amministrazione e compromesso, le uniche in grado di smascherare le mezze verità gonfiate sino a diventare menzogne, e riconciliare le fratture aperte dalla hỳbris degli uomini.

Un altro volto ancora della verità è stato ritratto da Federico Condello e Valerio Magrelli, quello del vero nella poesia: i versi ci parlano come una voce che fa appello alla coscienza e che attraverso metriche, figure e accenti diversi riporta sempre alle questioni fondamentali, agli interrogativi che dominano la nostra esistenza. Una narrazione diversa, mitica, è stata poi proposta ai più piccoli da Merende Selvagge, che ha fatto riascoltare gli echi delle storie omeriche. La forza del concetto di verità supera le sue molte declinazioni: questo il messaggio trasmesso da Franca D’Agostini e Maurizio Ferrera, secondo i quali l’odierna degenerazione della democrazia in “teatrocrazia”, in messa in scena del “creduto vero”, dipende dalla nostra mancata comprensione e quindi sottovalutazione dell’idea stessa di “verità”, delle sue implicazioni vincolanti, per cui le forme che poi essa assume – opinioni e credenze – appaiono come il vero problema non essendone, invece, che un mero effetto. E una sorta di fraintendimento radicale è anche alla base, secondo Maurizio Bettini, del declino del nostro senso di umanità: abbiamo dimenticato cosa significhi essere umani, qual è l’origine di quei diritti fondamentali che dovremmo riconoscere a tutti e che invece, dall’antichità ad oggi, ancora hanno bisogno di essere riscoperti e difesi.

Un analogo richiamo alla classicità è arrivato da Ivano Dionigi, perché l’educazione alla verità, cioè il coraggio di osare sapere, finanche ciò che più ci turba, mette al riparo dalle spiegazioni troppo riduttive, dalle finte verità consolatorie; è qualcosa che il pensiero umanistico e classico impartivano con regolarità e che oggi è quanto mai indispensabile per essere attori e non solo spettatori di sfide e rivoluzioni.

Deformazioni ideologiche e falsificazioni delle verità storiche sono i “mostri” contro i quali hanno messo in guardia Gino Bandelli, Giovanni Brizzi e Sergio Roda, mentre per Adriana Cavarero, Valentina Moro e Giorgio Ieranò le inside maggiori arrivano dalla malia del linguaggio, quel potere persuasivo messo in scena ad esempio dalle tragedie di Sofocle e che oggi come ieri dimostra la natura duplice – affascinante e terribile – della retorica.

Umberto Galimberti si è soffermato invece sui mutamenti della verità, prima come oggetto solo della mente, con la relativa condanna della corporeità, poi come frutto dell’esperienza e, infine nell’era della tecnica: inevitabile il rischio di tramutare un semplice strumento in nuova visione del mondo, una verità disumana e inappellabile. Un po’ come le verità scientifiche, che non sono però una condanna bensì una liberazione, un trampolino verso il progresso: questa è la giusta prospettiva da cui guardare, secondo Piergiorgio Odifreddi, Bruno Centrone e Giuseppe Cambiano, che partendo da Pitagora, hanno ricostruito le tappe dello sviluppo scientifico e culturale dalle origini sino a noi. Uno sguardo all’Ellade e alla sua mitologia per comprendere l’autentico significato dell’essere stranieri e, quindi, dell’ospitalità: Maurizio Bettini, Luciano Canfora, Raffaele Simone e Armando Spataro hanno tratteggiato la parabola dell’accoglienza da Odisseo a Farage districando le ambivalenze di quella radice etimologica affine a ospite e nemico (hospes e hostis) responsabile di innumerevoli mistificazioni, travisamenti e, inevitabilmente, conflitti.

(Guarda video)

Il Festival del Classico, progetto della Fondazione Circolo dei lettori, sostenuto da Regione Piemonte e Fondazione CRT, presieduto da Luciano Canfora, diretto da Maurizia Rebola e curato da Ugo Cardinale e Massimo Arcangeli. Patrocinio della Città di Torino e dell’Università degli Studi di Torino, in collaborazione con Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Accademia delle Scienze di Torino, Dibattito e Cittadinanza Rete del Piemonte, Rete Nazionale dei Licei Classici, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte e Cirst – Centro Interuniversitario di Ricerca Studi sulla Tradizione. Media partner La Stampa.

Ufficio stampa

Ex Libris Comunicazione: ufficiostampa@exlibris.it

c.novella@exlibris.it s.crupano@exlibris.it

Fondazione Circolo dei Lettori

Monica Merola press@circololettori.it

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Credo

Credo nelle cicale e nei biliardini.

Credo nella cura del tempo, nel sentimento e non nel facile sentimentalismo.

Credo nel sidro, nelle sacche da viaggio, nell’odore della terra appena tagliata;

credo nei terrazzi, nei giardini e nei gelsomini.

Credo nell’Ottocento russo e nelle viste mozzafiato;

nelle tracce sulla sabbia cancellate dalle tempeste.

Credo nei pesci rossi fuori dall’acquario, nel merlo e nel picchio.

Credo nelle creature selvatiche, negli alberi di eucalipto, nella consecutio temporum.

Credo nelle albe e nello Scirocco.

Credo nel vecchio de: “Il vecchio e il mare” che sognava i leoni.

Credo nei campi di grano, nella sobrietà e nella tolleranza.

Credo nei cuori docili e resilienti.

Credo nella strada maestra e nei fatti.

Credo nella buona volontà, nel sacrificio e nel metodo.

Credo nelle radici e nelle supernove.

Credo nei porti aperti e nella multiculturalità.

Credo nell’istinto.

Credo nel divano di Peter Griffin.

Credo nella cioccolata e nella magia della solitudine.

Credo nel sorriso di chi ha superato un dolore;

credo nel potere del ricordo.

Credo nelle lunghe passeggiate “Di là dal fiume e tra gli alberi”.

Credo negli uomini che non conoscono codardia (…).

Credo nell’educazione e nel rispetto.

Credo nel sangue e nella discendenza.

Credo nella libertà di opinione e nei semi piantati.

Credo nell’Amore.

Credo nella mia Harley.

Credo nell’energia della provincia.

Credo nella velocità della metropoli.

Credo nel cambiamento.

Credo nel pedalò, fa così retró.

Credo nelle parole, ca va sans dire.

Credo nell’aver fede in qualcosa: nelle bollicine, per esempio.

Credo nei pazzi: lo siamo tutti, ognuno a modo suo.

Credo che nessuno possa stabilire i canoni della normalità.

Credo nella parola data, nell’eleganza e nella grazia.

Credo in chi non ostenta, e nell’onestà.

Credo di aver imparato a perdonare e lasciare andare.

Credo nel dubbio.

Credo di avere una pessima memoria ma i momenti che hanno ‘fatto la storia’ non li dimentico e non li scordo.

Credo in chi non giudica.

Credo nel dire “NO”. Senza sensi di colpa.

Credo di aver preso una forte insolazione.

Credo di essere una creatura stramba e rara e, dal momento che sei arrivato a questo punto, credo lo sia anche tu.

Decisamente.

Almeno, credo.

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Music: Brioschi – Franco 126

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Sulla magia della scrittura

I libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.

(Jean-Paul Sartre)

Convegno Nazionale sulla scrittura.

Milano

Teatro OUT/OFF

La scrittura è vita.

“Scrivere significa vivere” annotò Marina Cvetaeva la poetessa russa dei primi del Novecento.

Da qui il convegno Scrivere è vivere, una giornata di riflessione e di formazione attiva, per approfondire, migliorare, crescere.

Diversi relatori si sono alternati sul palco, alcuni giorni fa, per parlare di scrittura creativa, autobiografica, terapeutica, consapevole e motivazionale, di editing, di web writing e di scrittura per il marketing.

Il teatro – luogo in cui la parola scritta si fa voce e spettacolo – è stato il filo conduttore.

la scrittura ci permette di essere più consapevoli di noi stessi e del mondo, di sviluppare la creatività umana, di cogliere i valori universali, di comunicare e quindi di vivere meglio.

Tra gli esperti in scena:

Davide Tricotti, Duccio Demetrio, Alessandra Perotti, Richard Romagnoli.

Si é parlato dei mezzi necessari a migliorare la propria espressività autoriale, e di come oggi la scrittura sia cambiata.

La scienza ci dice quanto la pratica della scrittura abbia grande impatto sulla memoria (che per i greci era la madre di tutte le arti) e sulla nascita di nuove connessioni neuronali.

Scrittori, giornalisti, blogger, insegnanti, speaker, attori: il convegno – organizzato da Accademia di Scrittura – è stato luogo di apprendimento e crescita.

Come si alza la qualità della comunicazione scritta?

Ci sono tante modalità (allenamento, corsi, ecc.) ma una è imprescindibile: leggere.

La scrittura è letteratura, i libri costruiscono la nostra formazione, ci regalano approfondimenti, svago, sogni e avventure.

La lettura migliora la scrittura, incide sul nostro linguaggio e anche sul pensiero.

I libri ci aprono orizzonti impensabili, inoltre sviluppano il senso critico, l’autoanalisi;

a questo proposito mi viene in mente uno dei consigli del mio saggio papà: “Alessia, non innamorarti mai del tuo lavoro, cerca, vai a fondo, chiediti di più, rileggi i classici, hanno sempre qualcosa da dire, confrontati con i grandi”.

Se non ci confrontiamo come possiamo conoscere il nostro livello?

Tornando all’incontro, posso dire che è stato un viaggio unico.

Ricco di emozioni.

Di cosa parlo quando tiro in ballo le emozioni?

Di energia.

Emozioni, energia in movimento: se vuoi che la gente si ricordi di te dona emozioni.

Regola fondamentale della scrittura è l’essenzialità.

L’essenzilità chiama chiarezza ed equilibrio.

Occorre appellarci alla brevità, al fantastico punto.

Essere puliti, essere semplici.

Importantissima la fase di revisione.

Una scrittura è forte quando indaga: ricerca dentro te quando scrivi, ma non dimenticare che la nostra storia non è mai solo nostra: siamo parte di una storia incredibile, la storia umana, e possiamo raccontarla.

La narrazione, qualsiasi narrazione, è narrazione di vita.

Abbi il coraggio di uscire dalla torre nella quale ti isoli.

Sporcati le mani.

Formati.

Il talento non basta per scrivere bene.

Il mio suggerimento?

Non scrivere se non hai desiderio, se non hai motivazione;

come sempre ricordo, abbi cura della tua passione.

Coltivala.

Lasciala germogliare.

Accada quel che accada.

La Cicala.

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L’Airone Fausto

Chissà cosa si prova ad indossare la maglia rosa del Giro d’Italia a vent’anni, a pedalare così veloce da essere irraggiungibile. La mitica Cuneo-Pinerolo, il primo trionfo al Giro, il record dell’ora stabilito al Vigorelli: sono solo tre momenti speciali di una carriera unica, quella di Fausto Coppi, figura memorabile del ciclismo internazionale e dell’Italia del Novecento.

Nel 2019 il Campionissimo avrebbe compiuto cento anni e la sua regione, le sue strade lo ricordano con un eccezionale calendario di appuntamenti.

“Storia di un Campione. 100 anni di Fausto Coppi”, è il progetto della Regione Piemonte, realizzato dalla Fondazione Circolo dei Lettori e Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale.

Un anno di eventi che, racconta “la storia di un uomo entrato nella storia”;

lo si può immaginare come un giro ciclistico, la partenza non può essere che da Castellania, anzi Castellania Coppi, come è stato ribattezzato il piccolo comune in provincia di Alessandria dove Fausto Coppi nacque e dove stasera si terrà il reading di e con Gian Luca Favetto, che, tra parole e musica racconterà l’avventura dell’uomo e dell’atleta: i trionfi e le cadute, le passioni e le sofferenze. “L’hanno chiamato Airone, perché aveva ali al posto delle gambe e, invece di pedalare, volava”. “L’hanno chiamato il Campionissimo, perché meglio di lui nessuno in sella ad una bici. Ma Fausto Coppi era di più, è stato l’Achille e l’Ulisse della bicicletta, colui che ha riempito di sé quella che viene considerata l’età d’oro del ciclismo sportivo”.

Un’età che aveva già i suoi nobili cantori – Dino Buzzati e Vasco Pratolini, Orio, Guido Vergani e Curzio Malaparte – le cui pagine saranno elemento fondante dello spettacolo.

Dopo Castellania il reading sarà in prima nazionale il 26 e 27 luglio al Teatro Carignano di Torino, per poi essere presentato in altre città piemontesi e tornare nel capoluogo a fine novembre.

Domani, un incontro, rivolto alle scuole, in quello che è il secondo vertice del triangolo di Piemonte da cui Coppi è partito alla conquista del mondo: Novi Ligure.

Su queste strade iniziò a pedalare: in bicicletta consegnava a domicilio i prodotti di una salumeria, ieri si diceva “garzone”, oggi lo chiameremmo “rider”.

A Novi Ligure, Fausto Coppi è ricordato nel Museo dei Campionissimi che condivide con un altro gigante del ciclismo, Costante Girardengo. Negli spazi del museo sarà ospitato: “Un uomo solo al comando”, il talk curato da Marco Zatterin (vicedirettore di La Stampa) e Luca Ubaldeschi (direttore di Il Secolo XIX) in più, convegni e alcune mostre.

La terza tappa di questo giro lungo un secolo, è Tortona; qui Coppi si spense all’alba del 2 gennaio 1960, ucciso dalla malaria contratta il mese precedente in Africa.

A Tortona, la mostra fotografica “Fausto Coppi. La grandezza del mito” (dal 17 maggio a Palazzo Guidobono) e l’evento “Ricordando Fausto cent’anni dopo” (a ottobre).

Castellania, Novi Ligure e Tortona saranno unite domenica 30 giugno da La Mitica, la ciclostorica con biciclette d’epoca e atmosfere vintage.

Se i “colli di Coppi” sono quelli che ondulano il Piemonte sud orientale, una delle imprese più memorabili della sua carriera si è consumata a occidente, sulle montagne che fanno da cerniera tra Italia e Francia.

Il 10 giugno 1949, il Giro d’Italia prevedeva la sua diciassettesima e terz’ultima tappa: la Cuneo-Pinerolo. Ancora in lacrime per la tragedia di Superga, il Paese fu consolato dallo sbalorditivo volo dell’Airone.

Poco dopo la partenza, Coppi andò in fuga.

Tagliò il traguardo con quasi dodici minuti di vantaggio sul secondo in classifica, un certo Gino Bartali. Quel giorno, complice la radiocronaca di Mario Ferretti, nacque la leggenda: “Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”. Il 23 maggio la dodicesima tappa dell’edizione 102 sarà la Cuneo-Pinerolo. Il Giro d’Italia ricorderà i 100 anni di Fausto Coppi fin dal giorno precedente, con l’arrivo a Novi Ligure; il Giro Rosa, il 5 luglio prenderà il via con la cronometro a squadre Cassano Spinola–Castellania, legando il paese in cui morì Girardengo a Casa Coppi.

Diversi eventi si sono già tenuti a marzo al Palazzo Monferrato di Alessandria e al Circolo dei lettori di Torino (che chiuderà il suo ciclo di appuntamenti con “Coppi. L’ultimo mistero”, incontro con il giornalista Paolo Viberti e Adriano Laiolo, scrittore, sportivo, amico di Coppi). La mappa si estende fino alla Liguria e comprende decine di altre proposte: tra sport e spettacolo, libri ed enogastronomia (i colli di Coppi sono anche quelli del Gavi e del Dolcetto), targhe celebrative, folder filatelici e numismatici, memoria e intrattenimento, culminando in una serie di iniziative concentrate attorno al 15 settembre, data ufficiale del centenario.

Presto sarà terminato a Castellania Coppi “L’ultimo chilometro”, il murales di 450 metri quadrati che si estende sulla Strada Provinciale 135. L’opera è realizzata da Riccardo Guasco, illustratore e pittore e già accoglie i tanti cicloamatori che pedalano sulle strade del Campionissimo.

Dietro ogni curva si nasconde un nuovo orizzonte, in cima ad ogni salita si schiude un diverso paesaggio, al termine dell’ultimo chilometro c’è un traguardo da superare:

lo sapeva bene l’uomo solo al comando e sempre in fuga.

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Utopia veneziana

Francesco Arena – Jean Bedez – Hans Bellmer – Elisabetta Benassi – Gerard Bérebby – Elvio Chiricozzi – Jan Fabre – Sophie Ko – Damien MacDonald – Maud Maffei – Simone Pellegrini – Cécile Reims – Pietro Ruffo – Delphine Valli – Antonello Viola.

Novecento, San Marco 2683/84, Venezia

10 maggio – 8 luglio 2019

“I progetti migliori di un artista sono quelli non realizzati.” Jan Fabre

Una mostra che mette in scena le utopie degli artisti, i sogni di opere che non vedranno la luce o destinate per loro costituzione a trattare il tema dell’incompiuto.

L’anima più nascosta e preziosa del pensiero creativo.

Una dimora suggestiva e intima nel cuore di Venezia, lontana dalla folla e dai consueti itinerari, che svela le sue meraviglie e suoi segreti poco alla volta, accogliendo i visitatori in saloni eclettici, tra tessuti preziosi, arredi etnici e richiami che rimandano allo stile unico di Mariano Fortuny.

Su questi elementi nasce “Looking for Utopia“, progetto espositivo patrocinato dall’Institut Français e curato da Bianca Cerrina Feroni e Melania Rossi, che lavorano per dar vita ad un percorso che si snoda attraverso gli spazi comuni del piano terra e del piano nobile di Novecento.
Una mostra composta quasi integralmente da inediti, che permette di accedere ad uno degli interni più autentici e di carattere della laguna.

Disegni, collage, fotografie, maquette e piccoli bozzetti scultorei sono alcuni dei mezzi di cui gli artisti selezionati per la mostra si sono serviti per “fermare” e “formare” un’idea.

Il fil rouge che lega i lavori in mostra è l’aspetto progettuale e l’ispirazione che precede la genesi delle opere, il mondo parallelo in cui queste hanno il grado massimo di sublimazione: la non concretezza, l’idea pura e libera perché ancora appartenente all’universo delle infinite possibilità della fantasia.

In questa mostra si collocano anche alcuni lavori finiti che declinano il tema utopico nelle sfide della contemporaneità: i confini, le migrazioni, la trasmissione del sapere, la fugacità delle immagini nell’epoca dell’istantaneità.

Un piccolo nucleo di opere moderne provenienti da collezioni private amplia l’orizzonte di riflessione e crea un ponte tra le rivoluzioni culturali del ‘900 e i giorni nostri.

Lo slancio alla base di questi progetti mostra la possibilità e l’impossibilità di una nuova relazione con il mondo. Luoghi in cui riflettere sulla società in piena ridefinizione, che danno impulso all’azione e al confronto con la realtà per immaginare nuove strade.

Info +39 0412413765

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Un giorno d’artista

4 Maggio 2019

11.00 – 16.00

L’Art Forum Würth Capena organizzerà una giornata dedicata al fotografo François Meyer, creatore della collezione “Art Faces” protagonista dell’evento:

Ritratti d’artista nella Collezione Würth.

Meyer, spinto dalla curiosità nei confronti della persona che si cela dietro un’opera d’arte, intraprende nel 1975 l’ambizioso progetto di realizzare foto di ritratti d’artista;

la collezione viene dimenticata in un cassetto fino al 1998, quando Meyer, insieme alla moglie Jacqueline, decide di acquistare i ritratti di altri fotografi dando vita ad una raccolta, entrata poi a far parte della Collezione Würth: più di 240 fotografie, 42 diversi autori, alcuni dei quali tra i maggiori del XX secolo.

In mostra una selezione di oltre 100 fotografie accompagnata da alcune opere originali di artisti come Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, Max Ernst, Jean Arp, Salvador Dalí, David Hockney, Keith Haring, Roy Lichtenstein, Sam Francis.

La giornata inizierà con un intervento dell’artista sulla nascita della collezione, a seguire, un workshop fotografico.

Si potrà sperimentare un uso creativo della fotocamera del proprio smartphone, per realizzare foto ritratto all’aperto o scegliendo un set all’interno delle sale espositive.

Le fotografie scattate saranno stampate e costituiranno la base per realizzarne delle sintesi grafiche ispirandosi alle opere degli artisti presenti in mostra.

François cresce in una famiglia con il forte interesse verso l’arte contemporanea: suo padre, attivo collezionista di opere, trasmette al figlio il gusto e il rispetto dell’arte.

Meyer jr. studia fotografia nella famosa scuola Boissonas di Ginevra e si specializza nella fotografia artistica.

Lavora per riviste quali L’oeil, Connaisance Des Arts, Architectural Digest ed Elle Decor, quando decide di ritrarre gli artisti nel loro studio esplorando il vincolo tra persona e opera.

Ancora oggi, François vive in Svizzera.

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LoVe or something like that

L’amore in più volumi:

un post dedicato a chi crede nell’amore ‘nonostante tutto’,

a chi ha mollato e dell’amore non ne vuol più sapere,

a chi si è preso gioco dell’amore,

a chi lo ha sempre rispettato;

a chi attende e ‘conta gli attimi’,

a chi piange per amore,

a coloro che sono felici e ridono, grazie all’amore,

a chi, innamorato, volteggia accanto al sole,

a chi ancora non ci ha capito niente;

dedicato agli ex,

a quelli che vi mancano, e a voi non pensano più,

a quelli che avete dimenticato

e a quelli che, pur andando avanti (si va sempre avanti, a meno che non siate gamberi) non scorderete mai;

a chi ha fatto scelte delle quali si è pentito,

a chi non ha mai smesso di lottare, in nome dell’amore.

Dedicato a chi ha la tachicardia, proprio ora, per amore,

a chi è stato colpito dalla scintilla dell’amore a prima vista,

a chi guarda il suo amore arrivare e

a chi lo vede andare via.

Dedicato a chi è impazzito, per il tanto invocato amore,

a chi senza, proprio non ce la fa a stare;

insomma, dedicato a chi, in un modo o nell’altro, è impigliato nella rete di questo sentimento.

Avete tempo?

Bene: vi occorre tempo, affinché i tre video che seguono inondino anima, testa e cuore.

Prendete uno snack, mettetevi comodi, guardate.

Oppure fate un po’ quel che vi pare.

La Cicala.

(Guarda video)

Love Vol.1

Love. Vol.2

Love. Vol.3

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La nuova sensazione

Hap® é l’inalatore di vapore tecnologicamente più evoluto sul mercato internazionale, permette l’assunzione di erbe con un dosaggio preciso e controllato senza combustione. Portatile, semplice, facile da usare, non ha bisogno di pulizia grazie all’innovativo sistema di bustine sigillate hapac®;

l’idea prende vita a Londra grazie al progetto di Mark Waterfield, Simon Rucker e Domenico Ventura.

Come nascono l’inalatore hap® e le bustine hapac®?

Da 3 amici/colleghi – che hanno lavorato per molti anni insieme. Nella fase di ideazione, al centro delle nostre discussioni, c’era la seguente domanda:
“Perché un erba naturale che ha degli effetti benefici viene fumata?”
Il fumo rilascia numerose sostanze nocive, con la vaporizzazione si scalda e non si brucia, si conserva inoltre la maggior parte dei principi attivi e benefici dell’erba.

In cosa si differenzia hap® dagli altri inalatori presenti sul mercato?

L’inalatore hap® si usa con le bustine hapac® brevettate per un dosaggio preciso e controllato. È facile e comodo da usare. Grazie all’utilizzo delle bustine pronte, sigillate, non c’e’ bisogno di una complicata preparazione e l’inalatore rimane sempre pulito dopo l’uso. Una volta terminata la bustina hapac® si può buttarla nell’umido: environmentally super-friendly, soprattutto in confronto alle sigarette elettroniche contenenti il liquido concentrato al CBD.

Come hap® può incidere sul benessere dei consumatori di erbe naturali?

Innanzitutto non essendoci combustione, il consumatore non è esposto alla tossicità del fumo. Il dosaggio permette una precisa posologia. L’erba non brucia, così la biodisponibilità è massima; in sostanza, la fruizione è ottimizzata per l’utilizzatore, niente ‘va in fumo’.

Cosa crede si possa fare ancora per migliorare hap® e hapac®?

Per ora il feedback ottenuto dai nostri clienti e da coloro ai quali abbiamo mostrato il funzionamento e l’uso di hap® e hapac® è positivo: il nostro sistema è innovativo; continueremo a lavorare per migliorare: per esempio, vorremmo rendere ancora più facile e intuitivo il caricamento delle bustine hapac®.

Perché”hap®”, cosa rappresenta la scelta di questo nome?

Hapac® è il nostro ‘technology brand’ = herb and paper anti combustion; hap® è quello che noi chiamiamo il ‘consumer brand’, più facile da ricordare e semplice da associare a “happy” un dispensatore di felicità.

Che temperatura raggiunge hap® durante l’uso?

La temperatura del fornetto del vaporizzatore hap® non supera i 225 gradi centigradi, quindi al di sotto del punto di combustione. La temperatura ottimale media per la Cannabis è compresa tra i 180° e i 210°C.

C’è un target specifico a cui hap® si rivolge?

I consumatori di cannabis light, donne e uomini dai 25 anni in su che desiderano rilassarsi senza lo stress della preparazione e della pulizia del vaporizzatore.

Parlatemi di voi tre, chi sono gli ideatori di hap® e come mai avete dato vita alla vostra start up?

Mark Waterfield e Simon Rucker, inglesi ed io Domenico “Dom” Ventura, italiano. Ci accomuna la nostra carriera professionale per una grande società del tabacco. Io e Simon abbiamo lavorato su progetti di ‘next generation products’ e Mark era il mio capo. Insomma un’intreccio di incontri: sembra quasi fosse nel nostro destino ritrovarci nel 2016 dopo alcuni anni, per dar vita a ‘Liberty Herbal Technologies’, la nostra società, proprietaria dei marchi hap® e del brevetto di hapac®. Io e Simon siamo complementari, lui esperto di ‘product design’ io di marketing & branding. Mark è il nostro faro, illumina le vie da seguire. Non nascondo che abbiamo avuto momenti di duro confronto ma ne siamo sempre usciti con una stretta di mano e la volontà di imparare dai nostri errori.

La possibilità di controllare la temperatura all’interno del fornetto di hap® cosa comporta?

La temperatura del fornetto può variare a seconda della quantità di vapore che si desidera ottenere. Noi consigliamo per il primo utilizzo, soprattutto se non si è abituati alla vaporizzazione, di fissare la temperatura di hap® a 210-220 gradi per ottenere un’esperienza di gusto e sapore soddisfacente. In seguito il consumatore può regolare la temperatura fino a 190 gradi ottenendo una più lunga durata della bustina hapac®. Al di sotto di questa temperatura il vapore sarebbe troppo sottile e si sentirebbe poco sapore.

Si può utilizzare il vaporizzatore quando è in carica?

È possibile. Ne approfitto per ricordare che si consiglia una carica di due ore antecedentemente al primo utilizzo.

Come si capisce quando una bustina è terminata e deve essere sostituita?

Dopo circa 12-15 tiri, a seconda dalla temperatura impostata, si comincerà a sentire poco sapore di erba e un po’ di sapore di carta. A quel punto si raccomanda di spegnere hap® e estrarre la bustina hapac®. Attenzione, il fornetto è caldo, per questo è stata ideata la linguetta della bustina hapac® che deve essere tenuta fuori dal fornetto per una facile estrazione dopo l’uso.

Se si dimentica il vaporizzatore acceso cosa succede?

Hap® ha delle funzioni ‘intelligenti’ al suo interno. Tra queste, quella di spegnimento automatico dopo 8 minuti se non utilizzato. Inoltre la temperatura del fornetto diminuisce se si lascia hap® fermo, questo è un vantaggio per la batteria.

È possibile pulire il vaporizzatore (in caso si usi erba light sfusa) senza utilizzare alcuna sostanza, solo con gli accessori in dotazione?

Il vaporizzatore hap® dovrebbe essere utilizzato esclusivamente con le bustine hap®; in caso si utilizzasse con erba light sfusa è importante pulire subito dopo l’uso il fornetto e il canale da dove passa il vapore tra il fornetto e il beccuccio. Si consiglia di utilizzare gli scovolini in dotazione imbevuti con Alcohol Isopropilico (Alcohol Bianco) che si trova in alcune farmacie specializzate.

Se si usa erba sfusa è necessario farlo con la griglia del fornetto inserita; la griglia è indispensabile anche con le vostre bustine?

La griglia è necessaria per fare in modo che l’erba sfusa non cada nel canale del vapore. Se si usa hap® con le bustine hapac® non è necessario usare la griglia.

Cosa fare se si ha una sensazione di irritazione alla gola?

Rispetto alla vaporizzazione di erba sfusa le bustine hapac® funzionano come un filtro di sigaretta.
L’irritazione è normalmente causata dalla nicotina, non essendoci tabacco nelle bustine hapac® non si dovrebbe provare alcun fastidio; in caso di irritazione comunque, smettete semplicemente di vaporizzare.

Quali sono i vantaggi principali derivanti dalla mancanza di combustione nell’uso di hap®?

Le bustine di hapac® sono state analizzate da laboratori tossicologici indipendenti e producono emissioni bassissime durante l’uso. I risultati delle analisi mostrano emissioni di Composti Organici Volatili (COV) equivalenti all’ “esposizione ambientale”

Quali sono, se ci sono, le controindicazioni di hap®?

L’eccessivo utilizzo di hap® con erba sfusa potrebbe danneggiare il dispositivo e il suo corretto funzionamento. Da non utilizzare con ‘erba illegale’ – solo cannabis light o quella prescritta dal proprio medico.

Quanti e quali studi sono stati condotti per poter giungere ad hap®?

Sono stati svolti due tests delle bustine hapac® usate con i vaporizzatori hap® per misurare le emissioni di sostanze tossiche e i livelli di COV da due laboratori di analisi tossicologiche inglesi – Bibra, Hallanalytical nel 2016, 2017 e 2018.
Sui vaporizzatori hap® ci sono diversi controlli di qualità nel luogo di produzione prima della spedizione in Italia.

Come vede il futuro della marijuana ad uso terapeutico. Cosa si può fare ancora?

Il processo dovrebbe essere accelerato poichè questa pianta naturale ha degli effetti benefici sul nostro corpo per curare malattie croniche e/o specifiche. La ricerca è fondamentale per chiarire ogni dubbio, identificare i vari tipi di erbe e il dosaggio corretto, il contenuto di THC/CBD e di tutti gli altri cannabinoidi adatti per le cure di condizioni specifiche; nel frattempo, i consumatori dovrebbero riconsiderare la propria somministrazione, abbandonare la combustione e passare alla vaporizzazione per un effetto veloce, con massima disponibilità e con rischio ridotto.

Se lo fanno utilizzando hap® e hapac® avranno in più il giusto dosaggio, l’uso facile e comodo, la pulizia e la discrezione.

#hap#hapac#hapactechnologies#vapo#blue#cloud#uk#

svapo#relax#wellbeing#luxury#nerd#future#bright#technology#easyjoint#adv

(Guarda video)

(Grazie @ilantina per la foto in tono con hap®!)

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HOLLYWEED L’ERBA DELLA VICINA

Il mio regalo di Natale per voi:

un nuovo logo,

un progetto che “contiene moltitudini” e la nuova linea di Tees che fa seguito alla Passion Collection.

Enjoy!

Buona visione e che sia un Natale acceso.

I wish you love and harmony.

LA CICALA.

(Guarda video)

Pre-order on

hollyweedtees@yahoo.it

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OPEN

Enrico Mentana ha incontrato gli studenti della Statale di Milano per raccontare la nascente realtà editoriale di OPEN.

In rete dal 18 dicembre, il nuovo giornale sarà diretto da Massimo Corcione editorialista di TorreSette, già collaboratore di Mentana al TG5 e managing director di Sky Sport. Faranno inoltre parte di Open, Serena Danna (vicedirettrice di Vanity Fair con delega allo sviluppo digitale), Sara Menafra (ex Messaggero), il debunker David Puente, Francesca Martelli, giornalista e videomaker (Tagadà su La7 e Fatto Quotidiano); Alessandro Parodi, che ha scritto di comunicazione politica ed è stato Periscope Manager, Angela Gennaro, in precedenza al Fatto Quotidiano, e Salvatore Fronterrè.

In redazione inoltre, come da progetto, alcuni giovani giornalisti.

Un’avventura, una “battaglia” partita via social la scorsa estate con questo post

Mentana durante la mattinata ha elargito informazioni e regalato spunti di riflessione.

(Guarda video)

Ironico, senza peli sulla lingua, non ha usato un tono dottorale ma ha parlato in modo chiaro, appassionato e diretto, ha coinvolto i presenti che non hanno lesinato domande specifice e semplici curiosità.

(Guarda video)

In bocca al lupo dunque e che i fatti siano la spina dorsale di Open!

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A VISUAL PROTEST

THE ART OF BANKSY

Banksy artista e writer dall’identità sconosciuta, sorprendente genio della comunicazione, esponente della street art contemporanea, non usa Facebook (una delle ragioni per cui mi piace) però é su Instagram;

autore tra l’altro, dell’iconica “Girl with Balloon” che nascondeva un marchingegno all’interno della cornice, il quale, azionato al termine della Contemporary Art evening sale di Sotheby’s, ha arricchito la storia dell’opera: appena aggiudicata, la creazione, seppur parzialmente distrutta, ha raddoppiato il suo valore.

Nuovo nome: “Love is in the Bin“.

Al fenomenale burlone di Bristol, amante della satira, artefice di eventi mediatici che con ogni azione, sempre inaspettata, fa notizia, il mercato non interessa;

lo sbeffeggia, criticando ogni forma di commercio legata all’arte, ma lui interessa molto al mercato (le quotazioni dei suoi lavori oggi sono altissime).

Banksy tratta argomenti universali come la politica, la cultura e l’etica, usando spesso figure di bambini per rendere più incisivi i suoi pensieri.

In questi giorni – la prima volta per un museo pubblico italiano – il Mudec di Milano ospita una mostra, ovviamente non autorizzata, dei suoi lavori, conferendogli un posto ufficiale nel panorama dell’arte contemporanea.

In via Tortona, negli spazi del Museo delle culture, poco lontano dal Naviglio Grande, potrete nutrire la vostra curiosità grazie ad un documentario sulla vita del misterioso personaggio (realizzato da “Butterfly Art News” una coppia di collezionisti che segue Banksy da vent’anni), proseguendo, assisterete alle proiezioni dei suoi murales sparsi in tutto il mondo, potrete osservare da vicino 80 opere tra dipinti, prints, memorabilia, fotografie, litografie, copertine di vinili e cd musicali: api, topi, militari, Neanderthaliani, l’immagine modificata (con due banane) di “Pulp fiction”, i cani di Keith Haring e di Jeff Koons, tenuti al guinzaglio da persone diverse, “Love is in the air” il contestatore dal volto coperto che lancia fiori, il poliziotto con la faccia di smile, la bimba vietnamita investita dal napalm che tiene le mani a Topolino e al pagliaccio di McDonald’s, la serigrafia gemella della “Ragazza col palloncino rosso”.

Tre i temi principali in cui è suddivisa l’esposizione curata da Gianni Mercurio: la ribellione, i giochi di guerra e il consumismo.

Una retrospettiva ricca di provocazioni, ribellioni e contraddizioni del misterioso artista, conosciuto eppure anonimo, fuori dai vicoli e dalla strada che tanto ama.

Fino al 14 aprile 2019.

(Guarda video)

“Mi piace pensare di avere il fegato di resistere in maniera anonima in una democrazia occidentale e pretendere cose a cui nessuno crede più – come pace, giustizia e libertà. Banksy

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Prospettiva Italia

Marcare una continuità di intenti, sottolineare la forza di una tradizione, promuovere autori e libri italiani in Russia: è con questi obiettivi che da domani, mercoledì 28 novembre a domenica 2 dicembre l’Italia torna a Mosca come Paese Ospite d’onore alla XX edizione della Non/Fiction International Book Fair dopo aver preso parte alla Moscow International Book Fair nel settembre 2011.

Un impegno che si inserisce nel virtuoso percorso di valorizzazione della cultura e dell’industria editoriale del nostro Paese – già Ospite d’Onore a Parigi (2002), Rio De Janeiro (2003), Guadalajara (2008), Montreuil (2009), Mosca (2011), Calcutta (2012), Abu Dhabi (2016) e Tehran (2017) – reso possibile grazie all’adesione di tutte le istituzioni coinvolte: il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Ambasciata d’Italia a Mosca, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, il Centro per il libro e la lettura, l’AIE-Associazione Italiana Editori e la media partnership della RAI – Radiotelevisione Italiana.

La vivace atmosfera della Central House of Artists, sede della fiera, ospiterà gli appuntamenti del programma italiano, promosso dal Centro per il libro e la lettura e definito di concerto con l’Ambasciata d’Italia a Mosca e l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca. A fare da trait d’union delle iniziative sarà il tema guida Prospettiva Italia, un nome che richiama le grandi arterie stradali delle metropoli russe e omaggia la nostra tradizione artistica, evocata dall’accenno alla tecnica prospettica.

Un coinvolgimento su più livelli che segna un ulteriore passo avanti nella solida collaborazione tra Italia e Russia e non trascura nessun aspetto, come testimoniano i 29 editori presenti negli spazi del Padiglione Italia, realizzato dall’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane su una superficie di 160 mq, tra lo spazio B2B, riservato all’incontro con gli operatori professionali, e l’area libreria gestita da Torgoviy Dom Knigi Moskva, con una selezione di circa 2000 volumi tra opere in lingua originale e in traduzione russa, con particolare attenzione alla presenza dei libri degli autori invitati.

Presenti alcuni autori italiani contemporanei, tra i quali: Edoardo Nesi, RobertoPazzi, Francesco Piccolo, Beppe Severgnini e alcuni esponenti istituzionali, che daranno vita ad appassionanti incontri, reading e dialoghi su temi attuali e coinvolgenti.

Un magazine in carne, ossa e libri composto da “rubriche” che diventano il punto di osservazione privilegiato dal quale scorgere caratteristiche e interpreti della nostra produzione letteraria e culturale, in dialogo con le eccellenze locali. Prospettiva Italia porterà il pubblico alla scoperta del “giallo contemporaneo” (Grand Tour Giallo), svelerà aspetti della scrittura attraverso la testimonianza di autrici dell’ultima stagione (Scrivere è…) e racconterà alcune delle tante Meraviglie d’Italia filtrate attraverso le parole chiave: mare, gente, cibo e storia.

Si esploreranno gli incroci tra letteratura, cinema, tv e arte (Crossover) e verranno dedicati focus all’editoria per ragazzi (Germogli di lettura) e alla valorizzazione della parola, strumento di scambio culturale e fonte di crescita personale (Dalla parte della lettura).

A completare il programma, due mostre: il reportage fotografico Dov’è Elena Ferrante. Il rione, luogo della letteratura mondiale, prodotto dall’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, in cui le 40 fotografie di Ottavio Sellitti guideranno lo sguardo dei visitatori verso i luoghi simbolo de L’amica geniale, ambientato a Napoli, e Illustrazione per ragazzi: Eccellenze italiane, esposizione collettiva che raccoglie 60 opere di 18 tra i più talentuosi e conosciuti illustratori realizzata dall’Istituto Italiano di Cultura insieme a BolognaFiere e il sostegno della Regione Emilia-Romagna e della Russian State Children’s Library.

Occasione di incontro e fucina di idee e innovazione, la Non/Fiction International Book Fair rappresenta il luogo adatto in cui esplorare i tanti scenari aperti dal confronto culturale tra Russia e Italia, dimostrando di essere il segno tangibile di quella continuità di visione e unità di intenti che – anche in prospettiva – arricchisce lo scambio editoriale tra i due Paesi. A testimonianza della grande attenzione riservata alla partecipazione italiana, la rivista letteraria russa “Inostrannaja Literatura” (Letteratura straniera) pubblica un numero speciale dal titolo “Fiabe sull’Italia”. Due numeri speciali della rivista “Iskusstvo” (Arte) sono dedicati, prendendo le mosse dal titolo del romanzo di Calvino “Le città invisibili”, ad alcuni luoghi italiani poco conosciuti e con interessanti storie da svelare ai lettori russi.

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