Libiamo ne’ lieti calici

Dopo due anni di assenza, Vinitaly 2022, il 54° SALONE DEI VINI E DISTILLATI è tornato nella sede di Veronafiere, indossando il suo abito migliore.

Il 9 aprile alle ore 14, c’è stato il taglio del nastro del grand tasting – a cura di OperaWine, in collaborazione con Wine Spectator – alle ex
Gallerie mercatali di Verona. L’evento ha aperto il sipario sul vino italiano.

La più prestigiosa rivista americana di settore, ha selezionato i 130
migliori produttori, protagonisti della super-degustazione, offrendo la possibilità di conoscere le cantine della Penisola che, pur nella differenza di territorio, stile produttivo e dimensioni aziendali, sono
accomunate dall’altissima qualità dei prodotti.

Il 10 aprile si è inaugurato il Vinitaly, con il focus dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly “The way to North
America”, presenti il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli e il governatore del
Veneto, Luca Zaia

4.400 le aziende espositrici
alla manifestazione che torna con numeri pre-pandemia.

Confermata l’internazionalità della rassegna: 700 i top buyer esteri da 50 Paesi. In contemporanea a Vinitaly anche Sol&Agrifood, il salone
internazionale dell’agroalimentare di qualità, ed Enolitech, il salone internazionale delle tecnologie per la
produzione di vino, olio e birra.

Svelati i vincitori del Premio internazionale di Vinitaly 2022, il riconoscimento che dal
1996 iscrive nell’albo d’oro del Salone dei vini e distillati, aziende o professionisti
che si sono distinti per il loro impegno vitivinicolo ed enologico. Per la categoria Italia, il Premio è stato attribuito, nel corso del gala dinner della manifestazione, all’azienda Pio Cesare, fondata nel 1881.
Secondo la motivazione del premio, l’azienda ha saputo coniugare in modo mirabile le nuove tecnologie all’ambiente e alla tradizione. Poggiata sulle millenarie mura romane della città di Alba, la Pio Cesare con i suoi 75 ettari di vigneti di
proprietà, ottiene le uve da cui nascono vini d’eccellenza che da decenni sono tra i migliori
ambasciatori del made in Italy in tutto il mondo.

Assegnata, a Tom Matthews la sezione internazionale del Premio. La sua carriera inizia con gli studi in Scienze Politiche, Letteratura e Scrittura; galeotta fu però una vendemmia in
Francia, durante la quale sviluppò interesse per la realtà vitivinicola che lo ha indirizzato al mondo del vino. Nel 1988, approda a Wine Spectator e si distingue sotto la guida di Marvin Shanken. Vive dall’interno
l’ascesa della rivista e, in
qualità di Executive Editor, dirige il team che consacra Wine Spectator ai più alti standard in diversi ambiti,
compresi quelli delle degustazioni alla cieca, quelli del giornalismo di settore e di etica. Il premiato ha creduto nel progetto di OperaWine fin dal suo nascere, nel 2015. Grazie alla collaborazione tra Veronafiere, Vinitaly
e Wine Spectator, OperaWine consente di mettere sotto i
riflettori i più validi produttori di vino italiani, contribuendo al loro posizionamento nel mondo.
Durante la serata, è stata proclamata inoltre la Wine Communicator of the Year dell’International Wine & Spirit Competition (IWSC). Si tratta di Sarah Heller, Master Of Wine
dell’Asia Pacifica. Esperta di vino, visual artist e conduttrice televisiva, la Heller dal 2018 collabora con la Vinitaly International Academy.

L’inflazione galoppa, anche negli Stati Uniti, e il vino italiano
rischia di fermare la propria corsa nel primo mercato al mondo. È quanto previsto dagli operatori del mercato enologico statunitense intervistati nell’indagine Iwsr/Wine intelligence presentata dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly. Secondo il trade statunitense, la congiuntura produrrà danni importanti alle importazioni di vino. Altro campanello
di allarme arriva dalla migrazione verso diverse bevande da parte dei consumatori giovani, in particolare dai maggiorenni
della Generazione Z e dai Millennials. Secondo l’Osservatorio Unione italiana vini e Vinitaly, l’88% dei rispondenti
prevede infatti una possibile riduzione dei consumi tradizionali di vino nelle fasce interessate. Tra i drink sostitutivi, in
testa, i Ready to drink (bevande pronte al consumo soprattutto a base di vodka o rum), i cocktail, i vini con basso contenuto di alcol e gli hard seltzer (drink frizzanti lievemente alcolici e aromatizzati), mentre la birra è
ferma al 40% delle opzioni;

spostiamo il punto di osservazione: sono diverse le motivazioni che spingono a consumare il vino, al primo posto il lifestyle,
seguito dal benessere. Il vino come simbolo identitario che, a giudizio del mercato, sarebbe apprezzato di
più se accompagnato dal marchio di sostenibilità.

“Il vino italiano, i suoi
produttori e i suoi strumenti di promozione e marketing

– ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – hanno il dovere di prevedere le mosse di un mercato che si
preannuncia sempre più fluido. E agire di conseguenza”.

Per gli Usa la ripresa dalla crisi pandemica è stata sin qui più vigorosa e immediata rispetto all’uscita dalla crisi dei subprime: due anni buoni per ritornare ai valori pre-bolla (non ho scritto bollicine, ho scritto pre-bolla, non confondiamoci) con
innesco del fenomeno conosciuto come premiumization. L’Italia ha giocato un ruolo centrale. A fine 2021
le vendite nel canale off-premise (grocery store, liquor shop) sono lievitate del 23% rispetto al 2019 per un
totale di circa 2 miliardi di dollari. Nel dettaglio, le performance italiane nel biennio sono di crescita sia sul lato vini fermi
(+18%, con +24% per i rossi), sia, e in maniera strabordante, sul lato spumante (32%), con il solo Prosecco attestato a
valore +44%.
Tra i prodotti bandiera, oltre al Prosecco (22% del totale mercato sparkling, con 520 milioni di dollari), il Chianti Classico (115 milioni di dollari) rappresenta mediamente il 16% delle vendite di vini rossi italiani, con punte del 30% a
New York, mentre il valore generato dal Pinot grigio (554 milioni di dollari) lo rende quasi monopolista ovunque, con il totale sulle vendite italiane di vini bianchi al 77% e punte superiori all’80% in Florida e New York.

Nel quartiere espositivo sold out, molte le novità:

Micro Size, Mega Quality, la sezione riservata alle produzioni di nicchia a tiratura limitata e di altissima qualità,
Organic Hall, che ha implementato l’offerta di Vinitaly Bio e Mixology, sezione al suo debutto con un proprio format.

Boom di visitatori per il padiglione della Campania, espressione di una filiera vitivinicola vivace ed originale. L’impegno del presidente De Luca testimonia il grande sforzo della Regione per rilanciare il settore, valorizzare i percorsi enoturistici e promuovere i vini della mia leggendaria terra che incanta come una sirena (la Campania del vino è stata protagonista con oltre 220 cantine, tra tutte segnalo con piacere la Cantina Scala, una storia familiare che cresce e si rinnova senza dimenticare le proprie radici).

A Vinitaly è stato dato spazio anche agli espositori esteri nell’International Wine Hall, il padiglione riservato alle produzioni
internazionali.


I wine lovers hanno partecipato al fuori-salone Vinitaly and the City (era in calendario fino all’11 aprile) con un
palinsesto di eventi, spettacoli e degustazioni nelle vie e nelle piazze del centro storico di Verona.

Il comparto vino vede l’Italia come maggior produttore al mondo;

il settore dovrà rinnovarsi in termini di posizionamento, marketing, comunicazione ma anche di prodotto. È una sfida, una delle tante, che l’Italia dovrà
gestire. Abbiamo perso due edizioni, con questa si torna alla normalità, anche se in un momento non facile: il Covid è ancora presente e c’è una guerra in corso in Ucraina.
Nonostante tutto, pandemia, crisi economica e sociale, e persino la guerra, Veronafiere ha riacceso i motori e si è mostrata più forte di sempre.

Vinitaly 2022: the highlights.

(Guarda video)

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