Non è un paese per allergici

Probabilmente, come mia abitudine, sto esagerando.

Se con voi sarò specifica, le mie parole non sfuggiranno, all’ostinazione dei fatti.

Allarme spoiler: credo nella ricerca, nella scienza, nel lavoro della comunità scientifica, nel vaccino, MA sono un soggetto (questo è certo) allergico.

Sono allergica, non sono no vax e neppure ni vax. Gli unici complotti ai quali presto credito, inoltre, sono quelli nella mia testa.

Ho parlato con il medico di base (lui sa, che sono corsa in ospedale più volte, con ponfi e nodo in gola, dopo aver massaggiato sul petto un comune unguento contro il raffreddore, dopo aver assunto un farmaco da banco, e addirittura, dopo aver bevuto una camomilla): mi ha suggerito di discutere del problema in hub.

Quando mi sono recata alla Fabbrica  del Vapore a Milano, in estate, con l’intenzione – alcuni consigli vanno seguiti – di esporre la mia situazione a chi di dovere, c’è stato un think tank sul mio caso. Diversi i medici presenti, tra questi una donna, anestesista (la sua missione: provare a tranquillizzarmi) insieme a lei, altri 5 dottori con pareri discordanti sul da farsi. C’era chi diceva di iniettare il vaccino Pfizer con accesso venoso e di tenermi in osservazione un paio d’ore, chi consigliava di fare una visita prima, per capire davvero il mio stato. Non mi hanno messo – spiace scriverlo – in condizione di risolvere il problema;

comprendo la stanchezza di chi, insieme ai malati, combatte da 2 anni, eppure, non posso esimermi dal sognare una realtà alternativa ed ideale, una realtà nella quale, un responsabile avrebbe provveduto a fissare un appuntamento con un allergologo, in tempi brevi. Mi è stato dato in compenso, un foglio che recita così:

“La signora preferisce tornare in seguito a visita allergologica”. Strana questa signora.

Facciamo un passo indietro: il vaccino è un farmaco che stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi, deputati a combattere i microrganismi causa di malattia; l’etimologia della parola risale all’aggettivo latino vaccinus: da vacca (il vaiolo delle vacche) che ha permesso di debellare la patologia: il pus ricavato dalle pustole del vaiolo bovino, era impiegato per praticare l’immunizzazione contro il vaiolo umano.

Torniamo al 2022.

Ricorrere alla vaccinazione è utile, necessario.

Ad oggi circa 6 milioni di italiani resistono alla vaccinazione. Non siamo tutti uguali, lo accennavo, tra noi spiccano no vax convinti e scettici, una menzione speciale va agli “svalvolati”, infine troviamo  quello che potrebbe essere il mio sottogruppo: gli inadatti a vaccinarsi.

Tempo fa sono stata in centro con uno dei miei nipoti. Quando possiamo ritagliamo degli spazi per raccontarci “come ci sta guardando” la vita.

“Zia andiamo a pranzo appena puoi, prima del 6 dicembre, perché poi, tu sarai di nuovo in lockdown?”. Aveva scritto. Come tutti i miei familiari è vaccinato e preoccupato per me.

Sono intollerante a diversi principi ed eccipienti contenuti in molti farmaci. Il primo allergologo che incontrai, a Roma, anni fa, mi consigliò di stare il più possibile lontana dalle medicine, considerato quanto sappia essere esigente e selettivo il mio organismo. Cosi ho fatto. Da allora. Ogni volta che sto male fisicamente provo a resistere, cerco di non assumere farmaci, perché ho paura e ho ancora troppe voci da spuntare sulla lista del “TO DO”.

L’incontro con lo specialista sarà a fine gennaio, non ho potuto prenotarne prima uno privato, in quanto il tipo di visita necessaria a capire se io possa fare il vaccino anti Covid-19, è specifica: mi è stato detto che quella fatta da un allergologo in privato, non è quella della quale ho bisogno, non accerterebbe se io possa lasciarmi somministrare questo benedetto – è il caso di dirlo – preparato.

Nel frattempo, è iniziato il mio lockdown, come diceva mio nipote, prima, ho trascorso qualche giorno al mare; rientrata in città, non mi manca il club sportivo, pedalo sulle ciclabili che costeggiano i parchi di Milano, macino km a piedi, e pratico yoga a casa. Sento la mancanza di alcuni eventi, ma trovo rifugio nel web. In rete c’è cultura, informazione e diversi film che mi son ripromessa di vedere/rivedere. Ho iniziato a ordinare appunti e idee per un nuovo libro. Ho ripreso a scrivere d’amore. Per ora.

Che volete farci, ognuno ha le sue: fisse, corde, priorità.

A proposito di priorità,

ho rifornito la dispensa di caffè e lievito, ovvio; le uova, non aspettano altro che unirsi a questo, al latte, allo zucchero, alla farina, al burro, alla vaniglia pura dell’isola di Mauritius, in un trionfo di sapori che darà vita ad un dolce tipico della magica isola.

Sono single, vivo sola ed ho una libreria zeppa di volumi: vivo sola, ma non mi sentirò, sola, dunque.

Piutost che nient, l’è mei piutost, aspettando il verdetto alla fine mese, quando saprò se la mia vita sociale potrà riprendere a pieno ritmo, con un vaccino o con un’esenzione, perché, come indicava Honoré de Balzac: “La solitudine è bella, ma abbiamo bisogno di qualcuno a cui dire che la solitudine è bella”.

Quasi dimenticavo, sereno anno a tutti.

 

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