Milan you make me feel… insecure

I lanci di agenzia sulla guerra in Ucraina sono sconcertanti. Dopo un mese, non si vede la luce. C’è un Signore che presto o tardi dovrà farsi carico del suo “rito di auto-epurazione collettivo”, un Signore che mobilita l’odio per estirpare quello che a suo dire è un tradimento, un Signore che prova, purtroppo spesso riuscendoci, ad inculcare il suo alto pensiero nelle menti della popolazione russa, mistificando la realtà, alterando le percezioni, inventando storie (i media indipendenti sono stati banditi, gli influencer vengono assunti dalla propaganda, gli occidentali sono definiti “ipocriti bugiardi”) pur di giustificare le folli azioni che compie. Quel Signore non è la Russia, le sue scelte non sono, non sempre almeno, le scelte di tutti i cittadini, alcuni provano a ribellarsi, ad esprimere un’opinione non conforme a quella suggerita, discostandosi dalle istruzioni, rischiando licenziamenti, azioni penali (fino a 15 anni di reclusione) quando non vengono avvelenati o fatti sparire, prima. Un mese scrivevo, è trascorso dall’inizio di quella che – nella mente di questo feroce Signore – sarebbe stata un’azione militare speciale di denazificazione, un’operazione lampo (guerra incubo, in realtà, per molti degli stessi soldati russi, mandati al massacro senza rifornimenti). Le sirene d’allarme antiaeree risuonano ogni notte in una terra assediata e martoriata, le forze armate di Kiev, gli ucraini tutti, seppur stanchi, resistono eroicamente con rimarchevole dignità ai ripetuti attacchi, ai missili ipersonici che piovono dal cielo. Beni per oltre 800 milioni di euro sono stati congelati agli oligarchi russi, Abramovich (avvelenato anche lui?) agisce come operatore di pace per portare avanti le trattative, intanto, la Cina 5 giorni fa all’ONU si è schierata con la Russia.

I prezzi di mais, fertilizzanti alimentari, soia ed olio di semi segnano nuovi record: il grano nell’ultimo mese ha avuto un rialzo su base annua del 53%.

In Europa ci si impegna per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico (l’UE dipende dalla Russia per circa il 40% del suo fabbisogno di gas), pare ci sia un accordo Usa – Ue per la compravendita di gas (comunque troppo caro e troppo poco). Su determinate situazioni non è consentito tacere, questo è un conflitto che si combatte anche sul terreno dell’informazione; davanti ad un dittatore omicida non si può restare in silenzio.

Numerosi mercenari assoldati, missili lanciati contro le abitazioni,

atrocità ai danni dei civili, usati come scudi umani; l’emblematica lettera Z, simbolo delle truppe russe, domina su magliette, carri armati e decorazioni: in qualche modo, ricorda la svastica. Nessun passo indietro nonostante l’ombra di un default, da parte della Russia; bombardati centri sportivi, asili, la scuola, il teatro, un aeroporto, punti nevralgici di cultura ed educazione, sventrati centri commerciali, ospedali, musei, spari contro le manifestazioni pacifiche, corridoi umanitari non rispettati, negoziati tra delegazioni che non trovano un punto d’incontro (qualsiasi accordo sarà sottoposto agli ucraini con un referendum, assicura Zelensky), ci sono alcuni spiragli, ma ancora niente di concreto… come si fa a ragionare con chi è fuori di testa? Sicurezza globale minacciata, spettro del nucleare utilizzato per terrorizzare, atti irresponsabili intorno a Chernobyl, con conseguenti rischi di contaminazioni radioattive per l’intera Europa; stupri e violenze ai danni di donne ucraine (sole, in quanto i loro uomini sono impegnati al fronte) da parte di soldati russi, bambini uccisi mostrando nessun rispetto per la vita, Mariupol è polverizzata (oltre 5000 i morti), migliaia di ucraini deportati in città depresse della Russia – che non potranno lasciare per almeno due anni – non prima di essere passati in campi di filtraggio, dove i militari ispezionano telefoni e documenti. Quali saranno le evoluzioni sullo scacchiere internazionale? Non è dato saperlo per ora. Intanto, Anonymous, il collettivo hacker, dopo aver dichiarato cyber war a Mosca, ha reso pubblici 28 gigabyte di informazioni finanziarie riservate del governo russo.

Una volta mi è capitato di incontrare, su uno yacht, alle Baleari, quel Signore, avrei tanto da raccontare, non lo farò, non oggi, non qui.

Oggi, qui, mi preme altro.

Ho urgenza di parlare di una guerra differente, una guerra che sta diventando sempre più pericolosa dentro casa, in diverse città del nostro Paese, inclusa Milano, la City, la locomotiva d’Italia. Nel capoluogo lombardo monta la paura, hai voglia a levare in alto i cuori, sursum corda

non sto parlando delle speculazioni sulla benzina, dalle accise al trasporto. Parlo di delinquenza. Parlo di violenza.

Vi racconto.

Appena iniziata la primavera, qualche giorno fa, avevo diversi appuntamenti e ho deciso di prendere il treno 11 (N.D.A: le gambe, copyright Fatí). Niente bici, niente conducente Uber che mi scorrazza in Tesla lucida e nera ad un prezzo fisso e concordato, niente pattini (li ho tirati fuori e ho deciso di riutilizzarli). Solo il treno 11. Fino a qui, tutto bene.

Il benessere è durato poco. Per diverse ore, in pieno centro, un altro Signore, arabo credo, ha deciso di seguirmi, fare catcalling, rivolgermi parole ambigue nella sua lingua – che non sono riuscita a comprendere, così come il contenuto delle frasi che, sceso dalla sua auto, ad ogni incocio, ad ogni semaforo – mi ripeteva. All’inizio non ho dato peso alla cosa, sono abituata a ricevere apprezzamenti quando vado in giro, non è edificante, ma c’è una differenza tra apprezzamenti e molestie.

Dopo un paio d’ore dall’inizio di quella mattinata, ho iniziato a temere.

Lo smartphone era tra le mie mani, pronta a schiacciare il tasto d’allarme, non avevo lo spray al peperoncino, fedele compagno delle serate nelle quali rientro a tarda sera, pensavo non servisse portarlo, era mattina… sono stata tratta in salvo dal direttore di un supermercato al quale ho chiesto aiuto, non c’era tempo di aspettare intervenissero le forze dell’ordine, ero pallida come un lenzuolo e tremavo, lui ha visto solo una parte di quello che ora narro, e gli è  bastato, ha fotografato la targa dell’auto, lo ha affrontato, dopo avermi messo in salvo, e quel brutto ceffo finalmente si è dileguato.

Altra scena, parco Motta, stesso teatro: Milano, un paio di settimane fa, un ragazzino di 16 anni passeggia con una compagna, i componenti di una baby gang (si muovono in gruppi di 10/15)

gli scippano la catenina, prova a reagire, lo accoltellano. Risultato: il ragazzo ha un polmone perforato.

Ancora, nelle prime ore del pomeriggio, una decina di giorni or sono, viene rubato il telefono ad un senzatetto che staziona a Piazza Cinque Giornate, di nuovo Milano, di nuovo zone centrali, di nuovo giovanissimi gli artefici del colpo; altri ragazzi vedono la scena, provano ad inseguire i coetanei allo sbando (quelli che si sentono warriors, guerrieri metropolitani) per recuperare il device del clochard, finiscono per essere minacciati con colli di bottiglie.

Potrei andare avanti.

Purtroppo.

Credo però il punto della questione sia chiaro.

A Milano, nel frattempo, si continua a fatturare.

Sarà che io, le fatture non le ho mai sapute fare ma a questa storia dei criminali, più o meno baby, davvero, non ci posso pensare.

Sindaco, ci pensa lei allora?

Certo i fondi non bastano per potenziare i controlli, ribatterà, ma la situazione è al limite.

T’hee capi?

La vita si restringe o si espande in proporzione al nostro coraggio.

Un ultimo appunto, per quel Signore russo, per quello arabo e per le baby gang: il cuore è quell’organo che batte a sinistra.

Umberto Saba docet.

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