Un’occasione persa

Giorni fa, presso la sede del Circolo Della Stampa di Milano, si è tenuto

il corso di formazione per giornalisti:

“Professione inviato speciale: com’era il giornalismo della carta stampata e come è cambiata l’informazione nell’era digitale”, utile a conseguire alcuni dei crediti necessari per la Formazione Professionale Continua.

Organizzato dall’ordine dei Giornalisti della Lombardia in collaborazione con l’Associazione Lombarda dei Giornalisti e il Circolo della Stampa, l’incontro,

si è rivelato un’occasione persa;

a mio dire – e ho trovato diversi colleghi in sala concordi –

i relatori in più passaggi, sono usciti fuori tema.

Sarebbe stato più opportuno definire il convegno così:

“Memorie degli inviati di grande testate”.

L’unico aspetto legato al mondo digitale, un collegamento via Skype con un giornalista all’estero, è miseramente fallito, per una connessione non abbastanza potente (…) .

Peccato!

L’incontro era iniziato in modo appropriato ed interessante:

“Esistono due categorie di inviati.

Quelli che sono stati cronisti e quelli che non lo sono stati.

Due tipologie ben distinte nella modalità di approccio verso i fatti.

Quelli che lo sono stati si vedono subito.

Hanno curiosità per i dettagli, per la ricerca e la verifica delle fonti, per ciò che non si vede ma va capito, analizzato, visto con occhi esterni al coinvolgimento personale, oggettivamente e motivatamente.

I migliori inviati sono i cronisti.

Quelli che non sono mai stati cronisti hanno un approccio ideologico alla notizia, e non c’è nulla di più negativo e deviante”.

Ancora:

“Per un inviato di guerra, è importante tenere un basso profilo

(alle donne si consiglia di coprire il capo, agli uomini di farsi crescere la barba).

Il bagaglio?
Uno zaino essenziale, per muoversi in modo rapido.

Un fotografo: questo sì, è indispensabile.

Un traduttore. Un autista.

Un sacco/lenzuolo, per avere una propria isola, e la zanzariera.

I locali sono diffidenti, ostili, fino ad arrivare alle volte alla persecuzione.

Oggi ci sono dei gruppi, in alcune zone di guerra, che vedono nel reporter occidentale un bersaglio.

Lo perseguitano in quanto infedele.

A Gaza, per esempio, c’è una caccia al giornalista occidentale che una volta non c’era.

Da 15 anni in poi i giornali hanno dovuto sottoscrivere un’assicurazione antisequestro per gli inviati.

Un inviato deve rischiare ma non essere folle, avere mille occhi e molto coraggio”.

Ho imparato a trasformare le occasioni perse in opportunità, così, ho approfittato della pausa, per far conoscenza con un giornalista, cronista e inviato speciale da ben 25 anni, che mi ha raccontato a grandi linee la sua emozionante esperienza in giro per il mondo;

ho avuto anche il piacere di scambiare qualche battuta con un professionale e sempre elegante Ferruccio De Bortoli, che ha scelto di esserci perchè:

“Non si smette mai di essere studenti, c’è sempre da imparare”.

Ringrazio il Dr.De Bortoli, per l’interesse mostrato nei confronti del mio terzo libro

– Il sole di notte –

ringrazio il giornalista Lucio Rizzica per gli aneddoti, i suggerimenti e per l’ottimo caffè.

C’è del buono, persino nelle occasioni mancate.

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