Il genio ribelle

Diego… Diego… Diegooooooo nooooo.

Sei arrivato al S.Paolo di Napoli un 5 luglio qualsiasi, e niente, di lì in avanti, è stato più come prima.

Oggi il mondo ti ha perso. Noi, tifosi napoletani ti abbiamo perso.

Il calcio ti ha perso.

Ha perso il suo scugnizzo, la sua anima.

Diego. Non trovo le parole. Pure questo sei riuscito a fare. A silenziarmi, singhiozzi a parte.

Quando abbiamo girato un film insieme, TU ed io (Gesù, io con TE), ero felice come lo sono stata solo quando ho amato davvero,

ma allora, allora non sapevo. Allora eri tu, la misura della felicità.

Diego Armando Maradona, Alessia Luongo Di Giacomo

Questa fotografia, ci fu scattata da qualcuno dopo le riprese, poco prima che andassimo a cena: una volta uscita sui giornali, creò scompiglio in famiglia, una mia zia chiamò mia madre, per chiederle se fossi fidanzata con Maradona. Apriti cielo. “Maradona è Maradona, ma chell’è na creatura”, tuonò la zietta. In realtà, c’era la tua compagna con noi, non in foto, ma a poca distanza, tanta, quanto bastò, affinché qualche giornalista ci ricamasse su, e in casa si vivesse un quarto d’ora di terremoto, prima del chiarimento, del fact checking e delle risate;

e ricordo altre risate, quelle che provocai in produzione, quando, ingenua e incosciente, come lo si può essere solo attraversando l’acerba gioventù, chiesi a chi di dovere, come mai, avendo girato lo stesso numero di scene per lo stesso film, tu fossi stato pagato con una cifra a molti zeri ed io no. La risposta, la rivivo ora: “Alessia, impara a calciare come lui, e sarai pagata altrettanto”. Ridemmo tutti di gusto (mica come stasera: stasera non si ride), tenni a mente la lezione. Mi sarebbe tornata utile poi.

Diego, non può essere vero… eppure è così, la morte ci sorprende, come la vita.

Maledetto 2020.

Ma come ti sei permesso?

Tanti esseri umani sono deceduti per la pandemia, non ti bastava?

Quanti ‘numeri 10’ ti sei portato via.

Scostumato, 2020.

Diego grazie. Grazie per quello che hai saputo regalarci, la tua tecnica, la follia, hai palleggiato perfino con un limone.

Ci lasciavi increduli, mai a bocca asciutta, sempre a bocca aperta. Lo hai fatto anche oggi.

Eri il calciatore che ogni bambino ha sognato di essere. Non solo durante i tuoi anni d’oro.

I miei nipoti non ti hanno vissuto direttamente, eppure ti stimano e conoscono a memoria i passaggi magici di ogni partita dove esplodevi, furia incontenibile, e noi, con te.

Diego, hai dimostrato che bastava 1,68 mt di altezza, per fare un uomo immenso.

PIBE DE ORO, ci lasci, orfani della tua classe, della tua velocità, della forza della competizione. Autore di uno dei gol più belli della storia dei mondiali, uomo di due scudetti del Napoli: per festeggiarli la piedigrotta partenopea si tinse di bianco e di celeste, i colori del cielo, del mare.

Diego nun fa accussi’, non te ne andare, nostro figlio prediletto, capitano di una città. Ci rimangono i riflettori che hai acceso su Napoli, i murales a te dedicati, gli altarini nei vicoli, le emozioni, la memoria.

“SE ANCHE FOSSI A UN MATRIMONIO VESTITO DI BIANCO E VEDESSI UN PALLONE INFANGATO, LO PRENDEREI DI PETTO SENZA PENSARCI”
(Diego Armando Maradona)

I detrattori insistono sulla cocaina, loro, giudici senza vizi…

– Napoli che significa per te – ti chiesero in un’intervista, “Mia casa” rispondesti, e, ancora, in una canzone: “Già ti conoscevo Napoli, seconda mamma mia”. Ferlaino ti strappò al Barcellona e tu:

“Con la maglia del Napoli non tralasceró nulla per raggiungere ogni traguardo”.

Il tuo: “Buonasera napolitani” conquistò un popolo intero. Diego avevi il nostro sangue. La nostra fantasia.

Lo sapevi Diego, lo sapevi, che Napoli ti amava, di più, ti voleva bene e tu, ricambiavi quel bene.

Hai vinto tutto. Hai guadagnato pure il rispetto del Vesuvio, esagero, come piaceva fare a te.

Hai risalito la china, dopo lo schiaffo che la droga ti aveva dato. C’eri. E poi tornavi all’inferno. Ti perdevi e ti ritrovavi, icona al pari di S. Gennaro, ecco che ci stupivi e ti mostravi mutato, per via del dolore.

Solo una certa sofferenza può regalare la saggezza. Sei caduto rovinosamente, rialzato, hai inseguito nuovi traguardi, vivendo mille vite, impudente, istintivo, leale, argentino, napoletano, genio sregolato, cannoniere felino. Tuo padre, quando ti vide appena venuto al mondo disse: “È puro muscolo”. Ci aveva visto giusto.

Dribbling con la palla incollata al piede, colpi di testa, riscaldamento con gli scarpini slacciati, cucchiai, palombelle, parabole incredibili, estro e spettacolo, trasformavi ogni pallone toccato in oro, e quel pallone, faceva tutto ciò che gli chiedevi, mai avrebbe osato ribellarsi.

Diego, bevo bollicine alzando in alto il calice per te, per quello che sei stato e sempre sarai. Dieghito, ci hai fatto grandi, hai realizzato i nostri sogni.

Diego, come te, nessuno mai.

💙🤍

Il S.Paolo stasera, illuminato in onore di D10s, ‘Re Puma’
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